Sgombero elettorale, ma l'Asilo 31 già per la sua sola esistenza ha fatto più della Giunta Mastella

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Clemente Mastella
Clemente Mastella

Il primo momento elettorale del sindaco Mastella, per interposto candidato (la moglie Sandra Lonatdo), è stato un esercizio muscolare, il tentativo di sgombero (clicca e leggi l'articolo del Vaglio.it) del L@p Asilo 31 in via Firenze, al rione Libertà. dettato da una ordinanza che, peraltro, non è stato possibile leggere – perché non pubblicata – sul sito ufficiale del Comune di Benevento. Tentativo rientrato, in un soprassalto di responsabilità da parte delle forze dell'ordine (“...mancanza delle condizioni di ordine pubblico...”: il che rende appieno il senso estemporaneo dell'iniziativa, a dir poco) e in virtù della resistenza passiva degli 'okkupanti'.

In sostanza, il sindaco ceppalonese di Benevento – forte o meno della cosiddetta “ragione” delle carte - ha direttamente portato un attacco a una realtà innovativa che predica aggregazione, un elemento connettivo del tessuto sociale del rione che – a dirla con chiarezza -, per il solo fatto di esistere ha già decisamente fatto di più della stessa amministrazione Mastella.
Un'Amminsitrazione comunale della quale è divenuta proverbiale l'attenzione non certo per le istanze sociali e civili del territorio quanto quella per feste e fescennini di vario genere spacciate addirittura per politica culturale coniugata con l'attenzione ai flussi turistici paninari verso la città.

Esaurito tale campionario propagandistico, resta alle spalle il nulla, cioè solo l'occasione colta magari grazie a qualche gioco di prestigio sui fondi da destinare al divertimentificio cittadino, e, per il futuro, l'assenza di qualsivoglia manovra strutturale per avvicinare le periferie al centro.

Il messaggio diretto all'opinione pubblica dell'ordinanza di sgombero è: far rispettare le regole. Siamo dalle parti della filosofia politica del centrodestra, della tutela contro una qualsiasi increspatura dell'ordine pubblico che si esprima in maniera antagonista, ancorché socialmente efficace. Un bisogno di normalizzazione, un messaggio di tranquillità da trasmettere non solo ai cittadini, quanto – soprattutto – agli elettori.

Nella navigazione a vista dell'Esecutivo mastelliano, che si caratterizza per l'assoluta acquiescenza delle sue parti talmente forte è il collante del potere, quest'opinabile azione adottata senza un minimo di concertazione e soprattutto consapevolezza del ruolo dei protagonisti sul territorio (o forse proprio in virtù di questo...), si configura come un atto protervo e autoritario piuttosto che come il frutto di una riflessione.

Pur con tutti i limiti che l'esperienza autogestita vanta (e chi non ne ha?) resistere – nelle forme culturali della non violenza - diviene un obbligo morale di fronte ad un dilagante conformismo e alla piega repressiva di eventi che paiono anticipare la deriva autoritaria del Paese.