La vita è tragica, è aggressione. Invece con Totò si ride, per non avere paura

- Opinioni di Alessio Zarro Ievolella
Antonio De Curtis in arte Totò
Antonio De Curtis in arte Totò

“A parte il fatto che, visto da un’angolatura diversa da quella dei defunti, anche un funerale può essere esilarante, per la legge di compensazione è giusto che un comico nella vita reale sia malinconico. A lui deve bastare la finta felicità e la falsa allegria che si celebrano in palcoscenico”. Così si espresse Antonio De Curtis, in arte Totò, sulla sofferenza che ha accompagnato la sua vita e sulla duplicità che l’ha contraddistinta. Entrambe sono state oggetto del convegno tenuto oggi nel Teatro Massimo di Benevento, dal titolo “Totò, la vita e l’invece comico”.

Orgaanizzato dall’associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”, l’evento è stato il primo del 4° Festival di Filosofia del Sannio che quest’anno propone come tema “la vita”. Insieme a Carmela D’Aronzo, presidente del sodalizio, sono intervenuti gli ospiti Roberto Escobar, filosofo e critico cinematografico, Elena De Curtis, nipote di Totò e Lina Sastri, attrice e cantante. Ha coordinato Titta Fiore, caporedattore del “Mattino” di Napoli. Ottima la risposta delle scuole che hanno riempito il teatro.

L’incontro si è articolato ripercorrendo la vita e la carriera artistica del comico napoletano attraverso aneddoti, letture, considerazioni e confronti fra le diverse esperienze degli ospiti: filosofica, artistica e familiare. “Totò ha vissuto su se stesso le crisi e le grandi trasformazioni della prima metà del ‘900 - ha detto D’Aronzo. Ha saputo osservare la realtà e reinterpretare i sentimenti degli uomini di quel periodo. Attraverso un linguaggio nuovo: fatto di motti e battute, sarcastico, ricco di arguzia. In grado di tirar fuori ciò che è nascosto nell’essere umano”. Ciò farebbe del ‘Principe della risata’ allo stesso tempo un modello di filosofia sociale.

Ma per comprenderne meglio lo spessore è necessario addentrarsi nel rapporto contraddittorio che intercorreva tra Antonio De Curtis e “quel villano” di Totò, come lui stesso lo definì. Secondo Elena De Curtis: “Sono due figure. Totò vive di giorno e Antonio vive di notte. Antonio ha usato Totò anche per far passare determinati messaggi. Tramite lui ha deriso la guerra e il regime di allora. In ‘Siamo uomini e caporali’ è Antonio che parla. Mio nonno amava Totò solo perché gli dava da vivere. Non aveva nulla in comune con lui”.

Anche Escobar ha offerto un primo confronto tra i due, che hanno una genesi differente: “Per me Totò è un racconto continuo. Assimilabile a una saga mitica. Come tutti gli eroi del mito è un personaggio che nasce già nato. Chiedere il perché della bombetta di Totò sarebbe come chiedere il perché della barba di Pan. Antonio De Curtis invece nasce a Napoli. In una città dov’è possibile osservare attentamente la vita e i tipi umani. Osservare e imitare”

Ciò che sembra costituire il fulcro dell’analisi, tra l’umanità, l’estro e la sofferenza, è dunque la duplicità tra uomo e maschera. Anche Lina Sastri, nel ricordare il suo Totò preferito, ne ha fornito un’immagine polarizzata: “Io non sono tra quelli che sanno tutto di Totò, che hanno visto tutto di Totò. Il mio Totò è quello che nel film di Pasolini recita ‘La lettera dell’artista’. Con la malinconia e la verità di un animo non felice, ma che ha avuto dalla sorte una faccia che poteva usare in un certo modo, e che credo abbia inseguito tutta la vita quell’altra faccia che non poteva avere”.

Escobar, tirando un po’ le fila del discorso, è riuscito a delineare un concetto di comicità a partire dalle considerazioni fatte, offrendo allo stesso tempo una sua personale interpretazione filosofica della nascita della celebre maschera.

Ha quindi raccontato un aneddoto su Antonio De Curtis a 7 anni, nel 1902, a Napoli, Rione Sanità. La madre gli aveva rivoltato una gonna con grandi rose rosse per fargli un paio di calzoncini, come si usava all’epoca a causa delle ristrettezze economiche: “Quando Totò scese a giocare, i delinquenti cominciarono a farglisi contro. Lo insultarono, lo spinsero. La situazione era quella di chi sta per essere divorato. A quel punto cosa poteva fare? Invece di farsi divorare, invece di scappare, si levò i pantaloncini e cominciò a muoverli. A quel punto quei delinquenti, invece di aggredirlo, risero. E lui ne approfittò per allontanarsi. Questo è il comico secondo me. Il comico è l’invece del tragico. La vita è tragica, la vita è aggressione: invece si ride. Per questo Totò è indispensabile ad Antonio. Sono opposti ma rimandano l’uno all’altro. Senza Totò, Antonio torna ad avere paura”. Al di là della filosofia, è stata però indubbiamente Lina Sastri ad avere l’ultima parola su Totò. Dopo aver già letto magistralmente alcuni pensieri del comico, infatti, l’artista si è esibita cantando “Malafemmena” e ha stregato la platea.

L’evento ha registrato una massiccia partecipazione dei licei di Benevento e provincia. Per accoglierli tutti è stato necessario attivare una seconda sala all’Hotel President, dove l’incontro è stato trasmesso in diretta streaming. D’Aronzo ha parlato di consenso diffuso, ha ringraziato i dirigenti scolastici per l’adesione e i giornalisti locali e nazionali. Sul tema scelto per l’edizione di quest’anno ha detto: “L’intenzione è quella di rivolgersi ai problemi dell’uomo attuale. Abbiamo notato come il valore della vita non è più tutelato. C’è un disinteresse totale. I mass media ci presentano delle vite virtuali, parallele, dove tutto è possibile. Vite che molti imitano, conducendo un’esistenza inautentica e chiudendosi in se stessi. Il nostro obbiettivo quest’anno è evidenziare che ci sono tante persone che dedicano la propria vita per difendere e tutelare quella degli altri”.

In apertura i saluti istituzionali del sindaco di Benevento Clemente Mastella e di Antonella Tartaglia Polcini, dell’Università degli Studi del Sannio. E’ intervenuta anche Maria Zarro, docente di storia e filosofia presso il Liceo scientifico “Gaetano Rummo”, che ha realizzato assieme agli studenti una mostra fotografica dal titolo ”La filosofia di vita di Totò”, inaugurata dopo il convegno alla Biblioteca Provinciale di Benevento.
Domani il 2° appuntamento del Festival, dal titolo “Medicina, ricerca scientifica, vita”.

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Roberto Escobar insegna Filosofia politica e Analisi del linguaggio politico all'Università statale di Milano e scrive per «il Sole 24 Ore». Tra le sue pubblicazioni: “Totò. Avventure di una marionetta” (il Mulino, 1998), “La libertà negli occhi” (il Mulino, 2006), “La paura del laico” (il Mulino, 2010), “Eroi della politica” (il Mulino, 2012), “La fedeltà di don Giovanni” (il Mulino, 2014).

Elena Alessandra Anticoli De Curtis, terzogenita di Liliana De Curtis (unica figlia di Totò), è Presidente dell’Associazione “Antonio de Curtis, in arte Totò”, che promuove e patrocina attività ispirate al genio creativo e all’humanitas di Antonio De Curtis.

Lina Sastri è attrice e cantante. Ha vinto due David di Donatello per la migliore attrice protagonista, per “Mi manda Picone” (1984) e per “Segreti segreti” (1985) e un David di Donatello per la migliore attrice non protagonista, per “L’inchiesta" (1987). Nel 1992 ha partecipato al Festival di Sanremo con il brano “Femmene 'e mare”. Nel giugno 2011 è stata insignita del titolo di commendatore al merito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.