Ci sono tanti seri motivi per non andare a votare, ma la compagnia degli ignavi rimane la peggiore

- Opinioni di Carlo Panella
Edvard Munch - Sera sul Viale Karl Johan, 1892
Edvard Munch - Sera sul Viale Karl Johan, 1892

Del tutto dimenticabili a Benevento e nel Sannio sono stati questi primi giorni di campagna elettorale per le Politiche che si terranno tra meno di tre settimane. Più che altro, noiose e stucchevoli presentazioni di candidati a uso di giornalisti, telecamere, galoppini e dirigenti di questa morta gora che è diventata la vicenda politica italiana. Vari sono i simboli sulla scheda in competizione per i circa mille posti da parlamentare in palio. Indicano sedicenti partiti, movimenti, coalizioni, alcuni noti, altri sorti da poco, folgorati dall'esigenza di esserci, sulla via del voto...

A cinque anni dalla precedente tornata, le elezioni politiche sono innanzitutto un giudizio su quanto fatto o non fatto nel periodo, da chi ha governato o ha fatto opposizione. Una valutazione a compendio che, a esser severi, già è bastevole per non andare a votare, ma...

Non sembrava possibile, tanto era squallida e incostituzionale la precedente legge elettorale, ma stavolta gli italiani dovranno votare con una peggiore, perché non solo non si avrà un sicuro vincitore, il 5 marzo, chiamato a governare ma, stando ai sondaggi, si potrà creare una situazione di ingovernabilità. Follia pura del parlamento con l'apporto della Corte Costituzionale: hanno legiferato in una maniera così avulsa dal contesto che già da ora i partiti annunciano un possibile ritorno al voto dopo l'apertura delle urne (se la prevista impasse dovesse tramutarsi in realtà). E' un ulteriore motivo, questo fosco scenario, per tenersi lontano il giorno delle elezioni da dove si vota, ma...

Data la qualità media dei candidati nell'intero Stivale, l'ipotesi di uno "scioglimento flash" delle Camere potrà però essere evitata dal 'combinato disposto' di due vizi della italica democrazia parlamentare:
1) il trasformismo per cui, pur di fare un governo, si metteranno in pratica domani alleanze che, si giura oggi, mai si faranno; si verificherà quindi un tradimento della volontà degli elettori, ma la chiameranno "responsabilità;
2) l'utile particulare dell'eletto che avendo avuto la fortuna di andare a occupare uno scranno a Roma, cioè una posizione molto ben remunerata e di potere (non di rado dopo aver sostenuto una notevole spesa di danaro per la campagna elettorale), avrà come principale interesse quello di rimanerci seduto il più a lungo possibile. Due vizi antichi e incessanti che, a loro volta, forniscono altre solide motivazioni per non rendersi complici di questi orditi, non andando a votare ma...

Ma bisogna andare al seggio elettorale e votare, pur a fronte di tutte queste solide controindicazioni. Perché non è la democrazia il problema, il nemico da cui tenersi lontano, pur coi suoi limiti. Non è la forma, ma la sostanza; è come abbiano svuotato e come svuotino di senso e valore la politica non solo gli eletti, ma soprattutto i partiti, movimenti... che li candidano.

La Costituzione però nel suo primo articolo attribuisce la sovranità al popolo che la esercita innanzitutto eleggendo il parlamento. Un popolo, complessivamente inteso, che, si badi, non è senza colpe per lo stato infimo in cui la politica è precipitata in Italia. Lo scrivo serenamente perché non ho da blandirlo, per captarne benevolenza o voti oppure 'like', nello sfogatoio virtuale dell'antipolitica .

Il popolo italiano non è innocente perché ha lasciato campo libero a questi professionisti (così poco professionali) della politica. Non solo ma, constatatene i disastri e i fallimenti, nelle urne poi non li ha puniti adeguatamente. E così si è andati di male in peggio, nulla spostando in termini reali le incessanti sferzate e i giudizi postati sui social e su internet: una 'postata' non li seppellirà, i potenti e i prepotenti!

Per ciò non si può continuare in questo andazzo. La mera critica serve quasi a nulla e astenersi - da menefreghisti o da snob o per presunta purezza - significa solo indirettamente poter contribuire all'esito peggiore per la collettività.

Andare a votare poi è il minimo per un cittadino che deve onorare la memoria di chi è morto per consentire il suffragio universale in Italia, nazione dove per vent'anni non si è votato e le cose sono andate molto peggio, di prima e di dopo...

Concordo, e l'ho appena scritto, con chi dice che il quadro d'assieme dell'offerta politica non è allettante, ma benché tutti brutti, non sono tutti uguali. C'è chi è peggiore tra loro.

Il coraggio, quello vero, di una persona si misura nel non fuggire la scelta difficile (non in quella, spesso solo teorica, tra bene e male). Quella cioè, per dirla con Don Milani, nella quale bisogna sporcarsi le mani. Poi ovviamente si può (si deve) far politica anche in altri modi, ma ignorare la competizione per scegliere chi ci governerà, tutti, contraddice tantissimo, se non vanifica, la meritoria cittadinanza attiva o il lodevole impegno sociale.

Del resto, fin dalla 'Commedia' non si ebbero dubbi: muovendosi tra diavoli e angeli, Virgilio indicò i peggiori negli ignavi "l'anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo...
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa".
Più chiaro di così...