13 Febbraio, elezioni politiche: note odierne delle liste e dei candidati sanniti

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Scrive Angela Ianaro, candidata del Movimento 5 Stelle: Leggo con interesse la preoccupazione del Dott. Errico «circa l’eventuale accorpamento dell’Asl di Benevento con quella di Avellino» finalizzata alla creazione di una macroarea che rispetti gli standard prefissati dal dm 70/15. Il tema mi è caro, e prendo spunto da questa accalorata e quanto mai tempestiva denuncia del Dott. Errico che, come sottolineato, avrà come effetto finale un indebolimento della Asl Benevento. In particolare, riporto parte integrante del nuovo piano sanitario della Regione Campania relativamente alla riduzione del numero di posti letto solo per la suddetta macroarea: «Ridistribuzione per macroaree - variazioni: Avellino/Benevento: meno 187 posti letto (era sovradimensionata) - da 2961 a 2790. Mentre Caserta, Salerno e Napoli registrano un incremento dei posti letto pari a più 604, più 254 e più 966 rispettivamente».

Siamo come sempre la “Cenerentola” della Campania. Voglio solo fare una considerazione di carattere personale, visto che non sono un medico né un tecnico ma un semplice cittadino, docente di Farmacologia e prestato temporaneamente alla politica. La riorganizzazione avviata con il Dm 70/15 sulla rete ospedaliera aveva come scopo principale una razionalizzazione della spesa sanitaria finalizzata all’ottimizzazione delle riscorse, ma era insita nel progetto la promessa di un'assistenza H24 sul territorio. Tale promessa nella nostra provincia è una chimera, e il risultato evidente è che, una volta dimesso dall’ospedale, il paziente è abbandonato a se stesso senza alcuna continuità di cura, con cure domiciliari difficili da attivare. Tutto ciò ha come unico risultato tangibile che l’assistenza del malato dimesso è esclusivamente a carico dei familiari che pagano di tasca propria, spendendo migliaia di euro tra infermieri specializzati, farmaci e assistenza domiciliare. La punta massima dell’inadeguatezza si raggiunge quando il malato ha bisogno di cure e il proprio medico di base non c'è, suscitando la necessità di rivolgersi al Pronto Soccorso. Ed eccoci al punto dolente dell’intera questione: il Pronto Soccorso. Riporto solo alcuni dati relativi al Pronto Soccorso (PS) dell’ospedale Rummo. In questi primi due mesi dell’anno si sono registrati meno accessi rispetto allo scorso anno, mentre le barelle sono aumentate con picchi di 40-45 pazienti in sosta presso i locali del PS per 24-48-72 ore. C’è una totale mancanza di organizzazione tra PS e unità operative a causa di una direzione sanitaria aziendale inesistente. Da anni si parla di aprire una osservazione breve intensiva (OBI) presso il PS per dare al paziente un posto letto e fornire un’assistenza adeguata. A tutt’oggi non c’è traccia di questo servizio nonostante in data 16.01.2017, più di un anno fa, la Direzione sanitaria aziendale dichiarava: «Sono stati organizzati interventi di ampio respiro organizzativi e strutturali i cui effetti saranno visibili progressivamente nei prossimi mesi; tali azioni prevedono nel breve termine, verosimilmente entro la fine della corrente settimana, l’attivazione di 4 posti letto tecnici OBI, con un primo ampliamento dei locali del Pronto Soccorso e di 7 posti letto in medicina interna sempre al servizio del PS sempre per incrementare la capacità».

A questo punto cosa altro dovrei aggiungere allo sconfortante quadro che si delinea davanti ai nostri occhi? Chiusura di reparti, affollamento del PS, TAC rotte da tempo e obsolete con personale medico andato in pensione o trasferito e mai sostituito. È intollerabile che in un paese civile i pazienti ricoverati possono fare una TAC solo dopo circa 3-4 settimane dal ricovero oppure che vadano tutti in urgenza, anche quelli ordinari, con conseguente congestionamento del PS. È questa dunque la «gestione oculata delle risorse che l'Azienda Ospedaliera "Gaetano Rummo" di Benevento porta avanti, cui corrisponde un'eccellenza sul piano terapeutico», come si legge nel comunicato? Apparterrò anche alla schiera degli «incapaci» come ci hanno definito i nostri avversari politici in diverse occasioni, ma sono capace di leggere i comunicati stampa e le promesse pre-elettorali che ci hanno propinato in questi anni di “mala gestio” delle risorse. Nel Programma del Movimento 5 Stelle in materia di Salute, al primo punto vi è riportata in grassetto una frase che vi cito testualmente: «Rescindere il rapporto dannoso e arcaico fra politica e sanità, eliminando il criterio della fiduciarietà degli incarichi dei direttori generali da parte del presidente di regione e ridistribuire il potere decisionale dei direttori generali prevedendo nuovi e diversi criteri di nomina sia dei medesimi direttori generali e sia dei direttori sanitari e amministrativi basati su procedure ad evidenza pubblica, sulla base di competenze ed esperienze certificate, previa verifica di assenza di qualsiasi conflitto d’interesse…».

L'Elenco nazionale degli idonei alla carica di Direttore generale delle Aziende sanitarie locali, pubblicato in queste ore dal ministro Lorenzin nel pieno della campagna elettorale dopo un parto durato mesi, non incide realmente sul problema: se i cittadini vogliono che qualcosa finalmente cambi e che le fasce più deboli della popolazione abbiano finalmente una voce, ora sanno cosa fare.
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Scrive Pasquale Maglione, candidato per il Movimento 5 Stelle: Quanto accaduto ieri a Benevento in occasione della protesta dei cittadini del Fortore del comitato “Viabilità negata” ha dell'incredibile. L'iniziativa era stata annunciata da giorni e il signor Claudio Ricci, presidente della Provincia, ne era perfettamente a conoscenza. Ma non se ne è curato minimamente, dando priorità ad altri, non meglio precisati, “incontri istituzionali”. Siamo proprio curiosi di sapere quali “incontri istituzionali” potessero essere più importanti che ascoltare le ragioni di centinaia di cittadini allo stremo della sopportazione per decenni di negazione dei più elementari diritti, come il diritto a una dignitosa viabilità. Ricci non solo non si è fatto trovare alla Rocca dei Rettori, ma ha persino negato ai manifestanti un incontro in quella che è la sede naturale del presidente della Provincia. I cittadini avrebbero dovuto invece raggiungerlo, secondo le sue pretese, presso gli uffici dell'Ente che notoriamente sono ubicati all'altro capo della città. Altrimenti, peggio per loro.

Non bisognerebbe aggiungere altro. Un rappresentante delle istituzioni che si comporta in tal modo non fa altro che darsi la zappa sui piedi e confermare quanto di peggio già pensano moltissimi cittadini di certa politica. Con questo atteggiamento altezzoso e sprezzante Ricci si è palesato per quello che è: un rappresentante di quella casta politica che tradisce da sempre lo spirito della Costituzione e attua alla lettera il celebre motto del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un...”

Ma l'aspetto più grave del comportamento di Ricci è la totale irresponsabilità dimostrata nei confronti della comunità fortorina che pure, malgrado avesse tutte le ragioni per inscenare una protesta più accesa, ha tenuto una condotta civilissima per l'intera manifestazione e non chiedeva altro che un incontro al referente istituzionale preposto. Un “onore” che il presidente della Provincia non ha inteso concedere, ponendo condizioni come se si trattasse di una elargizione regale e non un preciso obbligo morale prima ancora che un dovere d'ufficio. Ricci dovrebbe scusarsi ogni momento per le condizioni in cui sono costretti a vivere quotidianamente le popolazioni del comprensorio fortorino, e invece si permette addirittura di tacciare la loro sacrosanta protesta come “uno show”. E se a tale “show” ha preso parte anche un sacerdote, figura notoriamente non avvezza a manifestazioni eclatanti, è perché la misura è stata abbondantemente superata.

Non ci sono giustificazioni per quanto accaduto ieri. Ricci farebbe bene a scusarsi e chiedere, lui sì, un incontro ai cittadini, rimediando almeno in parte al clamoroso autogoal di cui si è reso protagonista. E nell'occasione sarebbe doveroso da parte sua non accampare le solite, abusate giustificazioni relative alla mancanza di fondi per la manutenzione delle arterie stradali. Il Fortore è vittima da sempre di disservizi gravissimi, mentre i tagli ai fondi destinati dallo Stato alle Province sono cosa recente. E comunque Ricci non può certo nascondersi dietro la riduzione dei trasferimenti imposti dalla legge Delrio. Se l'Ente che presiede non è in grado di garantire i servizi minimi, non è obbligato a restare sulla poltrona dalla quale non è sceso nemmeno quando i cittadini del suo paese gli hanno dato il benservito. Ma ci rendiamo conto che chiedere coerenza a Ricci, rappresentante di un partito che avrebbe voluto cancellare l'Ente che lo stesso Ricci presiede, è un'utopia.
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Scrive Alessandra Limata, candidata per Liberi e Uguali: "Dall’esperienza quotidiana di assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torrecuso ho potuto toccare con mano la disgregazione del tessuto sociale che ha generato situazioni di povertà non solo economica ma soprattutto morale.
C’è bisogno di un progetto di welfare diffuso e universale attraverso l’estensione del REI (reddito di inclusione) perché la dignità inizia dal soddisfacimento dei bisogni primari della persona; attraverso l’adozione di un piano sociosanitario nazionale per la disabilità incentrato sulla domiciliarità, perché le famiglie non vanno lasciate sole; attraverso la ricostruzione di spazi di socialità e partecipazione non solo fisici perché una società cresce se crescono le singole comunità.
Come assessore alla Pubblica Istruzione non posso non condannare l’aberrazione del sistema di alternanza scuola lavoro introdotta con la Legge 107/2015, una riforma che snatura il ruolo formativo della scuola e che abitua gli studenti ad accettare un mondo del lavoro fatto di ricatti e senza diritti. E’ la logica stessa della cosiddetta “Buona Scuola” che va cancellata e sostituita con una scuola il cui obiettivo fondamentale sia la formazione in un ambito che garantisca condizioni di uguaglianza sostanziale attraverso la gratuità e la laicità della scuola stessa.
In quanto funzionario giudiziario, ho capito che il problema principale della giustizia è la certezza del diritto non tanto, come affermato dalle teorie del liberismo economico, per aumentare gli investimenti delle imprese estere ma soprattutto per garantire gli interessi delle parti più deboli e indifese della società. Diventa così indispensabile procedere alla completa informatizzazione dei processi, allo snellimento dell’immensa mole di leggi e all’adeguamento del personale in termini di svecchiamento e valorizzazione".