Il patrimonio artistico di Benevento umiliato e offeso, al tempo dei cattivi discepoli e dei cattivi maestri amministratori

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L'Arco di Traiano di Benevento dopo il danneggiamento patito
L'Arco di Traiano di Benevento dopo il danneggiamento patito

La cosa più pregnante della politica a Benevento in questi ultimi giorni, con la tranquillità quotidiana infastidita dalla campagna elettorale in atto, è stata la santificazione della Festa degli Innamorati, dilatata sulla settimana (8/14 febbraio) della prima edizione di un altro evento memorabile - “Un amore di città” -, costato 8.600 euro, compartecipato dalla Camera di Commercio per 3.600 euro, ideato da Renato Giordano e affidato all'associazione culturale 'Dietro le Quinte', in una sorta di richiamo reciproco già sottolineato al tempo (dicembre 2016, leggi) da una nota di Vittoria Principe.

Sarà stato per l'effetto stroboscopico delle luminarie pendenti sul corso Garibaldi, sarà stato per una delusione patita proprio nel giorno meno indicato, sarà stato per l'inconfessabile desiderio di leggere della sue gesta nelle due colonne di cronaca, che un automobilista ha tentato per la notte di San Valentino in addizione etilica di aggredire l'Arco di Traiano, in parte riuscendoci. E già il giorno dopo l'obelisco di piazza Papiniano non è stato ignorato, pur se in questo caso si parla di vandalizzazione più 'pura' per gratuità e per un aspetto meno significativo, la targa illustrativa del monumento, ma non meno simbolico. Simbolico di una città che ancora oggi continua a vivere un tempo sospeso, dove tutte le energie sono, stavolta, concentrate sul prossimo appuntamento con le urne (e prima magari rivolte solo a ingrassare rendite personali di credibilità), e di una comunità disamorata e orgogliosa della sua subalternità all'ignoranza.

Serve quindi a ben poco argomentare con lucidità sulla genesi di certi accadimenti, come ha fatto brillantemente Nico De Vincentiis sul Mattino del 15 febbraio centrando il fascio di luce del suo intervento sulle ombre di un centro storico abbandonato innanzitutto dalle istituzioni, sia nella fase progettuale della città vivibile che nell'esercizio del controllo del territorio. Servono a poco anche gli appelli istituzionali, come quelli fatti dal sidaco Clemente Mastella, alla “civiltà” pubblica da trovare o ritrovare perché si rispetti quel patrimonio storico, artistico, culturale che - sacrificato alla mitologica icona del turismo - è stato nel corso del tempo (soprattutto nell'ultimo anno e mezzo) utilizzato come mortificato sfondo dell'ambizione nazionalpopolare coltivata fra sagre e festicciole varie.

C'è un rimedio all'accidia politica e all'inefficacia istituzionale in tema di sicurezza, che De Vincentiis nel suo reportage non ha (forse per pudore) indicato. Perché ultraterreno: servirebbero la professionalità e l'intelligenza di Enzo Tortora, il proscenio di un 'Portobello' dei tempi moderni, l'inventiva di qualche folle sognatore che intende spianare le montagne: per spostare in qualche modo l'Arco, i monumenti, il cuore antico della città in una realtà parallela, senza i cattivi discepoli beneventani e i cattivi maestri amministratori.
Foto di Pasquale Orlando