L'indennità per i parlamentari prevista dalla Costituzione e i patti sui rimborsi dei puri non rispettati

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Una foto, una storia: quella dei candidati locali del MoVimento Cinque Stelle che sottoscrivono un favore dei cittadini ed orgogliosi mostrano il patto siglato perché sia norma il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari nonché la rendicontazione dei rimborsi spesa (http://ilvaglio.it/article/6866/19-febbraio-elezioni-politiche-note-odierne-delle-liste-e-dei-candidati-sanniti.html). Mancava la vetusta scrivania del programma di Vespa, ciononostante il novello patto con gli Italiani del Sannio e dell'Irpinia ricalca in sedicesimo l'originale berlusconiano, peraltro replicato molte rughe dopo durante l'attuale campagna elettorale. Nell'affiancare populismo a populismo in tema d'immagine da trasmettere all'elettorato, in codesta cerimonia della 'firma in calce' c'è anche la ratifica di un limite, quello del controllo malaccorto sui rimborsi. Non altrui, ma propri.

Uno stillicidio d'esempi che fa emergere quel banale fondo di umanità - cioè di fallacia - che l'esser puri per contratto aveva escluso. Fondando su una specificità artificiosa. L'altrettanto banale ritorno coi piedi ben piantati nella terra della normalità, che accomuna i 'grillini' o ex o tali o presunti tali a tutti gli altri partiti, restituisce carne e sangue all'eterea pretesa di diversità.

Se anche un solo esempio negativo è più che sufficiente per annerire il candore di cui si è ammantato il MoVimento in virtù dell'asserito rigore comportamentale, la banalità del presunto bene collettivo ricavabile dalla riduzione della indennità parlamentare (fissata certo per un motivo dall'articolo 69 della Carta Costituzionale, quella 'vera' venuta fuori dalla devastante esperienza nazifascista e bellica che gli smemorati di oggi relegano in secondo piano) pecca di quella presunzione figlia soltanto della rabbia, il sentimento di 'pancia' che fa del ribellismo il suo reale programma sottotraccia.

C'è, di questi tempi, una lunga fila di novelli padri (ri)costituenti, animati da un'insana voglia di cambiare per il gusto di compiacere.