Uno scandaloso arbitraggio consente a una pessima Inter di battere il Benevento

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Roberto De Zerbi
Roberto De Zerbi

Ha vinto la legge del più forte fuori dal campo. Benevento sconfitto ma a testa alta: l'Inter e il sistema calcio italiano possono solo arrossire. Perché per 65 minuti, in quella che fu la Scala del calcio italiano, quella giallorossa è stata la squadra che - senza ombra di dubbio - meritava di essere in vantaggio per quanto mostrato sul prato di San Siro. I sanniti di De Zerbi hanno avuto le uniche occasioni per passare in vantaggio, con Coda, e hanno sprecato varie ripartenze, aparte un rigore abbastanza netto negato su Sandro. L'Inter mai ha tirato in porta nel primo tempo ed è stata tenuta in undici in campo solo perché l'arbitro Pairetto le ha consentito un sistematico ricorso al fallo, alcuni palesemente da ammonizione, due dei quali commessi di Gagliardini.

La svolta si è avuta al 62° quando Cataldi lanciato a rete in area è stato atterrato da Ranocchia, già ammonito, completamente disinteressatosi del pallone. C'erano indubbiamente il calcio di rigore e l'espulsione di Ranocchia. Ma sia il signor Pairetto che i colleghi al Var sono riusciti, e non si sa come, a non vederli: partita a quel punto chiaramente falsata.

Dopo qualche minuto è successo che si è infortunato Sandro, tra i pochi sanniti bravi nel gioco aereo e il Benevento ha incassato due gol, il primo su corner di Skriniar e il secondo su calcio di punizione (analogamente a quelli patiti a Bologna e Roma) da Ranocchia, rimasto incredibilmente ancora in campo e non negli spogliatoi: 2-0 che è anche il risultato finale.

Sprezzante del ridicolo, l'ineffabile Pairetto è riuscito a espellere anche Viola per dei falli nemmeno paragonabili a quelli del graziato Gagliardini. Finanche i telecronisti di Sky (obiettivi e precisi nei commenti alla stessa maniera dell'arbitro in campo...), si sono stupiti di come mai non fosse stato ammonito. Già come mai...

Il Benevento ha surclassato i lombardi sul piano del palleggio e della costruzione del gioco, mettendo in evidenza un ottimo Brignola (sicuramente il migliore di tutti quelli scesi in campo) e una eccellente Guilherme. Buone anche le prove di Coda e Letizia.
Ci sono da segnalare le permanenti lacune in difesa sui calci da fermo, ma davvero, con degli arbitri all'altezza della serie A, la gara avrebbe meritato un esito diverso. C.P.
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Il commento
Certo, era tutto scritto. La quota assurda della vittoria esterna (110). Il commento dei compiti ed azzimati commentatori di Sky. Quello in cronaca. Il resoconto della seduta di psicanalisi preventiva in chiave nerazzurra. I numeri, tutti orientati. La classifica, riflesso dei numeri. La sudditanza, che esiste: una grande ed una piccola, anzi piccolissima, anzi retrocessa... volete mettere: Ranocchia ancora sulla parità atterra Cataldi in area di rigore, è colpa di Cataldi che impatta la gambetta di Ranocchia - per il Var, per i telecronisti.

Eppure ci sono voluti 65 minuti di una gara spinosa in cui i giallorossi non hanno recitato da comprimari, sfiorando addirittura il meritato vantaggio, perché l'Inter andasse in porta, ovviamente su azione da fermo (un corner) che punisce meccanismi difensivi non perfettamente oliati. Poi è una discesa, perché bastano tre minuti per una replica con ciak identico (calcio da fermo, stavolta una punizione, ed identica incornata), per la gioia di San Siro e dei giornalisti dietro le telecamere che non avrebbero trovato le parole per descrivere scenari diversi rispetto a quelli appuntati sui taccuini prima del fischio d'inizio.

Segnano i due difensori centrali dell'Inter protagonisti all'incontrario la settimana prima (Skriniar e Ranocchia), che impietosamente e paradossalmente si infilano tra le maglie degli omologhi a protezione relativa di un incolpevole Puggioni. Alla fine sarà andato tutto come la norma sportiva prevedeva, tutto incasellato alla perfezione nella partitura della vigilia: la vittima sacrificale rimasta al rango di vittima, la squadra in crisi ora un po' meno in crisi per la boccata d'ossigeno tirata più per demerito altrui che per capacità proprie di risollevarsi da un anonimato di settimane.

Ma la lettura, al di là del punteggio, è in fondo superficiale: conferma la banalità del prevedibile disequilibrio qualitativo (innegabile), nasconde il sottotesto di un Benevento volitivo, condannato – con colpe variamente distribuite - da un girone di andata fallimentare e da (ripetuti e colpevoli anch'essi) episodi di deconcetrazione che fanno della 'nuova' squadra invernale una squadra discreta, anche competitiva ma non del tutto ancora consapevole delle sue ritrovate potenzialità. G.F.

Il tabellino
Inter: Handanovic; Cancelo, Skriniar, Ranocchia, D’Ambrosio; Gagliardini, Vecino; Candreva, Rafinha (20′ st Karamoh), Perisic (37′ st Brozovic); Eder. A disposizione: Padelli, Pissardo, Lopez, Icardi, Borja Valero, Santon, Miranda, Dalbert, Pinamonti. Allenatore: Luciano Spalletti

Benevento: Puggioni; Sagna, Djimsiti, Tosca, Letizia; Viola, Sandro (20′ st Del Pinto), Djuricic (1′ st Cataldi); Guilherme, Coda (40′ st Diabate), Brignola. A disposizione: Brignoli, Gyamfi, Memushai, Costa, Venuti, Parigini, Billong, Iemmello, Lombardi. Allenatore: Roberto De Zerbi

Reti: Skriniar (20' st), Ranocchia (23' st)

Arbitro: Luca Pairetto di Nichelino

Note: ammonizioni per Candreva, Ranocchia, Del Pinto; espulso Viola per doppia ammonizione