Inter-Benevento: considerare tutte le squadre uguali è il requisito minimo di regolarità per la Serie A

- Opinioni IlVaglio.it
Ranocchia sgambetta Cataldi in area
Ranocchia sgambetta Cataldi in area

Per una questione di signorilità ed educazione sportiva, non è il caso di aggiungere al coro dei lamenti anche quelli del Benevento calcio, fatta la tara alle dovute eccezioni elettorali che, col consueto fiuto, e in verità con un pizzico di cattivo gusto e di provincialismo, si sostanziano nell'intervento a gamba tesa del sindaco Mastella .

In un campo di gioco accade che un arbitro, Pairetto, sbagli, e che sbagli anche il supervisore (dell'arbitro) aiutato, a differenza di Pairetto, addirittura dallo stupefacente mezzo meccanico noto come VAR. Meno plausibile che sbagli il cronista (è accaduto su Sky), la cui astrazione dal coinvolgimento agonistico ed emotivo è presupposto essenziale per svolgere bene il lavoro assegnatogli.

Nella gara dell'Inter contro i giallorossi tutte le componenti appena citate, con una gradazione di responsabilità comprensibile a tutti, hanno commesso un errore confermato dall'evidenza delle immagini (il fallo da rigore di Ranocchia su Cataldi: uno sgambetto in piena regola). E hanno offerto un boccone alla dietrologia tipica di circostanze del genere.

Sappiamo bene, invece, che la logica del fumettistico “what if...” (cosa sarebbe successo se...?) è e deve essere estranea ad un incontro di calcio: l'assegnazione o meno di un calcio di rigore non detta alcuna conseguenze logica in termini di risultato finale. Poteva servire solo a sparigliare in quel preciso momento e offrire indirizzi tattici da mutare: la gara era ancorata a un pareggio senza reti, impietoso per la pochezza dei nerazzurri di Spalletti e giusto - sia pure addirittura con rammarico (per qualche occasione da gol sprecata) - per la quadrata formazione disposta sul terreno dal mister De Zerbi.

Poi, certo con lo scoramento e la delusione in corpo ad aggiungere benzina, sono venuti fuori limiti mai corretti, in particolare sulle palle da fermo: d'altra parte, la statistica più volte scodellata dell'assoluta vulnerabilità della difesa giallorossa contro i colpitori di testa non mente, causa il 'gap' contro formazioni dotate di elementi fisicamente sovrastanti. Chissà se in certe occasioni non torni utile 'appiccicarsi' (con annessi e connessi di mestiere...) al diretto avversario piuttosto che comporre una ordinata linea bucata dalla liberta di penetrazione ed elevazione.

Quel che, infine, preme più rilevare, però, è la difficoltà dell'ambiente sportivo nel suo complesso (in particolare giornalistico, quel giornalismo alto che guarda alla provincia con un misto di riprovazione e curiosità) a comprendere un qual certo nuovo corso del Benevento (“sbraca” di meno, per capirci), spogliatosi della presunzione dell'azzardo mostrata in avvio di campionato e – anzi - prima ancora, nella fase di preparazione del torneo (fallita su tutta la linea o quasi), e ora più competitivo nonostante differenze tecniche e qualitative che nessuno nega o rinnega, società compresa.

Proprio questo rispetto maturato verso se stesso e, soprattutto, verso la regolarità del campionato di serie A – fermo restando il diritto alla critica anche più feroce o addirittura all'antipatia – dovrebbe indurre al rispetto dell'elementare assunto di una pari considerazione da parte di tutti i settori impegnati nel racconto del calcio.