Non solo grandi partiti: boom della Lega del Sannio ed estrema destra in crescita

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Un ventricolo nero batte nel petto di Benevento e del Sannio. Tra gli effetti collaterali della tempesta (im)perfetta del 4 marzo c’è pure questo singolare rilievo statistico, che vede anche una città e una provincia del Sud spendersi in voti per la ex Lega Nord. Cinque anni fa, alla Camera, pur inserita nella coalizione di centrodestra, era mera rappresentanza nel Sannio: 0,45%la percentuale riportata, 728 i voti complessivi. Meglio il dato del Senato, ma sempre nell’ordine del prefisso telefonico: 944 voti, 0,66% la percentuale.

Un lustro dopo, e un passaggio di consegne da Maroni a Salvini dopo, la Lega dà lustro al suo risultato: oltre 7.000 voti e una percentuale vicina al 6% nel portare acqua al mulino di Fernando Errico nel collegio uninominale di Benevento; oltre 17.000 voti ed una percentuale del 6,77% nell'uninominale Benevento 01 del Senato (dove comunque insistevano altri comuni extraprovincia), in appoggio al tentativo fallito di Sandra Mastella.
Il confronto è facile, l’incremento è palpabile, la logica incomprensibile. Se non alla luce di una dimensione nazionale che è riuscita a darsi la Lega su contenuti ritenuti condivisibili anche al di sotto della linea gotica, fondati essenzialmente sulla paura del diverso, certo attrattiva più forte del racconto sulla supremazia del Nord operoso e del Sud dissipatore e criminogeno. Pur su numeri non proprio esaltanti, ma sempre con un sottotesto razzista e xenofobo, Benevento e il Sannio hanno premiato non solo il volto istituzionale dell’estrema destra (la Lega, appunto), ma anche quello proprio ai margini e lo stesso sdoganato.

Cinque anni fa, perché il confronto va fatto su dati omogenei preferibilmente della Camera, il cui collegio ospita solo comuni sanniti, Casapound ottenne 256 voti per lo 0,16%; invece 'più radicata’ appariva Forza Nuova, che riportò 560 voti (per lo 0,35%). Questi numeri nel 2018 si sono evoluti: sempre alla Camera (uninominale) Casapound nel Sannio è a quota 655 voti (0,55%) e ha raddoppiato i voti, invece Forza Nuova al Senato si è attestata a 679 voti (0,57%), crescendo di un terzo. Non cifre iperboliche, ma che, per quanto impropriamente sommate, superano di gran lunga il contorno della coalizione del centrosinistra, escludendo da essa l’apporto del Pd. E sono una spia di come una fetta di società sannita alla volontà di cambiamento accoppia pure una dose di insofferenza.