FI - Venti di guerra, ascese e cadute: Nunzia sgambettata, la Mastella in carrozza in Senato

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Nunzia De Girolamo
Nunzia De Girolamo

Si è compiuto il 4 marzo l'ordito di una trama degna di un feulleton d'antan. Un mese fa, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, dopo aver rifondato, per qualche giorno, l'Udeur e trattato candidature coi centristi del centrodestra, ha deciso di mollare Campanile ed ex dc e di sbarcare in Forza Italia. Ha ottenuto per la moglie Alessandrina Lonardo una sicura elezione al Senato, con doppia blindatura, addirittura a capo di due listini proporzionali, uno sannita e l'altro partenopeo, nonché la candidatura per lei nel collegio uninominale Benevento - S. Maria Capua Vetere.

Contemporaneamente o quasi, Nunzia De Girolamo, deputata beneventana berlsuconiana, eletta sia nel 2008 che nel 2013, nottetempo è stata cancellata dal primo posto nel listino proporzionale sannita alla Camera, a sua insaputa! E' venuta a conoscenza dello sgambetto la mattina dopo e, in extremis, ha solo potuto rimediare una candidatura analoga in un collegio emiliano, a dir poco traballante e infatti il 4 marzo puntualmente crollato.

Così Nunzia, la passionaria berlusconiana beneventana della prima ora, ha dovuto lasciare il Parlamento e Alessandrina, l'ultima arrivata nel partito, vi è entrata in carrozza. De Girolamo ha fatto ferro e fuoco, a caldo (clicca e leggi) ma, con la campagna elettorale incombente, ha dovuto fare di necessità virtù e rimandare il redde rationem al dopo voto. Ora ci siamo.

E' noto il carattere della sgambettata, non proprio incline alla mitezza, diciamo così... Più che prevedibile il dissotterramento dell'ascia di guerra e la reazione veemente, senza mezzi termini, alla sua maniera. Anche perché, il combinato disposto di cui sopra, a fronte di una sua passiva accettazione dell'accaduto, significherebbe anche la totale mastellizzazione di Forza Italia nel Sannio, con la definitiva uscita di scena dell'ex deputata.

L'imboscata notturna tesale a Napoli un mese fa ha avuto successo, per ora. Ma Nunzia ha già dimostrato di aver un rapporto molto forte con il Capo del partito, Silvio Berlusconi. Non ci fosse stato, non le sarebbe stato semplice rientrare in Forza Italia, lasciata per rimanere a fare il ministro dell'Agricoltura nel Governo Letta a guida PD, coi forzisti all'opposizione. Ebbene, Berlusconi non solo 'l'ha perdonata', ma le ha ridato subito nel partito un ruolo di assoluta preminenza. E' stata scelta lei, spessissimo, a rappresentare Forza Italia a livello nazionale, in tante circostanze, a partire dalle interviste e dichiarazioni sui maggiori media, televisioni in primis. Un visibilissimo perdono... E probabilmente, ciò ha suscitato invidie e gelosie, tra quelli che da Forza Italia non s'erano mai mossi.

Ipotesi a parte, i vertici regionali le hanno teso una trappola e l'hanno mandata fuori dal parlamento, complici involontarie anche le precarie condizioni di salute del Cavaliere che non gli hanno consentito una gestione diretta delle candidature.

Immaginare adesso una coabitazione pacifica tra lei e la famiglia Mastella istallatasi in Forza Italia, marito sindaco del capoluogo e moglie senatrice, è a dir poco arduo. E non solo per il sapido background nel rapprto col Mastella marito, con insulti feroci, querele minacciate e sporte, poi rientrate in occasione delle Comunali del 2016, quando fu stipulata la pace (l'armistizio...).

De Girolamo, non può essere taciuto, ha anche da fare i conti con l'inchiesta sull'Asl di Benevento che la vede imputata di gravi reati per i quali ovviamente va considerata innocente fino a sentenza definitiva contraria (e comunque parliamo di uno dei consueti processi-lumaca con prevedibile finale: intervenuta prescrizione). Ma anche in tal caso ha reagito con forza, sia sul piano giudiziario, sia su quello politico dopo essersi dimessa da ministra.

La cocente sconfitta nelle urne per i berlusconiani nel Sannio, sia della Lonardo Mastella che di Fernando Errico nei collegi uninominali, insomma, pare solo l'amaro inizio di una ben più aspra resa dei conti. L'esilio emiliano è finito e nel peggiore dei modi, per cui "Cantami o diva, della caduta Nunzia, l'ira funesta che infiniti addusse...". (C.P.)