Piccoli partiti non crescono; la baruffa locale tra Civica Popolare e Centristi per l'Europa

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Luigi Barone
Luigi Barone


Affiora, oggi, un sorriso, non potrebbe essere altrimenti, a rileggere le parole spese durante nell'immediata vigilia del voto: “Questa è stata una campagna elettorale difficile, stancante e strana ma noi possiamo, con il movimento di De Mita, far vincere il Pd”. La regia è di Luigi Barone, per 48 ore almeno sparito dai radar dopo la chiusura delle urne, se si escludono i soliti abboccamenti via social, che riassumono talvolta (spesso, sempre) posizioni più ancorate all'umore della persona che al rigore dell'analisi. E poi riapparso, magicamente, con la 'classica' nota stampa di 'vittoria' (leggi: http://ilvaglio.it/comunicato-stampa/20938/barone-nel-sannio-civica-popolare-sopra-la-media-nazionale.html).

Civica Popolare, quindi, compagine politica della quale sempre oggi a stento si ricorda chi fosse il politico di punta, a livello nazionale e locale, 'sbanca' il botteghino elettorale sannita portando alla causa dei Dem una dote dell'1,77% nel collegio uninominale della Camera e dello 0,98% al Senato. Inutile approfondire, scovare curiosità e scavare deficit nelle pieghe dei vari comuni, addirittura anche proporre un riferimento statistico con l'appuntamento del 2013: la galassia 'centrista' nel corso del tempo si è composta, scomposta e ricomposta tante, troppe volte, che risulta ancora adesso difficile individuarne la reale fisionomia.

Ebbene oggi, con siffatto valore numerico, Civica Popolare - come il Pd che intendeva aiutare - non ha tradito anche la particolare vocazione per le suddivisioni interne: “La classe dirigente sarà quella che si è impegnata in queste elezioni, per chi si è defilato oggi non ci sarà spazio neanche domani”, ha tuonato Barone in chiusura di campagna elettorale, con evidente riferimento ai Centristi per l'Europa e alla loro figura di riferimento sul territorio, Gennaro Santamaria.

Più che una minaccia, una constatazione: tanto l'uno quanto l'altro partitino avrebbero infatti accusato una overdose di dirigenti, probabilmente non lontana dal numero dei loro elettori: qualcuno che, dal basso, tiri la carretta (infili una scheda nell'urna) pure ci vuole.

Parlare dunque di un concreto fallimento dell'ennesimo tentativo di resuscitare il “centro” duro e puro è riduttivo, anch'esso è stato spazzato via e l'obiettivo di Barone (“...essere il primo partito tra i piccoli o il più piccolo tra i grandi...”) è stato raggiunto confermando solo la pienezza dell'aggettivazione: “piccolo”. Dal sorriso iniziale affiora quindi il dubbio finale: Barone, e lo stesso Santamaria, dove si accaseranno adesso?