Le ragioni del popolo e le elezioni senza vincitore: M5S e centrodestra governino o si torni a votare

- Opinioni di Carlo Panella

Dopo il primo commento sul voto a Benevento, ora che il quadro generale è definito, dico la mia sulle elezioni politiche. Fedele alla missione di un quotidiano locale, quasi mai scrivo di questioni politiche generali: l'ultima volta fu per l'insediamento del Governo Renzi nel 2013; la penultima, appunto, per le elezioni politiche del 2011 che ebbero un esito simile all'attuale.
Ma è un dovere commentare il voto politico; cercherò almeno d'esser breve e chiedo venia per le inevitabili omissioni.

Precedere non vuol dire aver vinto
Il voto ha rispecchiato le previsioni, accentuandone le dimensioni. I sondaggi avevano annunciato in crescita e in lotta per il primato Movimento 5 Stelle e centrodestra e infatti hanno ottenuto il maggior numero di voti. Notevoli comunque sono state la marcata differenziazione geografica del dato e la prevalenza della Lega su Forza Italia nel centrodestra. Contrariamente a quanto si attribuiscono, però, né il M5S, né il centrodestra hanno "vinto le elezioni'. E' elementare: le elezioni si vincono se si ottiene una maggioranza in Parlamento capace di dar vita a un Governo. E non se si arriva prima degli altri (come accade col maggioritario), e nulla cambia nell'essere coalizione o da soli.

Gli elettori non hanno decretato il vincitore, vedremo se in Parlamento una maggioranza si formerà ugualmente. Altrimenti, si tornerà a votare. Logica vorrebbe che prima d farlo si approvasse una diversa legge elettorale, ma quello tra logica e politica è al più un rapporto occasionale...

Al popolo appartiene la sovranità, non la ragione
Torna utile però chiarire un concetto, avendo letto in queste ore giudizi e commenti tanto improbabili quanto superficiali. Come recita la Costituzione, la sovranità in Italia appartiene al popolo che la esercita in varie forme, a cominciare dall'elezione del Parlamento. Ed ecco perché il voto del 4 marzo va rispettato, sia sul piano formale che sostanziale: le motivazioni alla sua base sono tante, troppe, anche solo da elencare, per un articolo di giornale. L'importante è ribadire che la democrazia resta il migliore dei modi di esercizio del potere (o, volendo, quello meno orribile) finora sperimentato.

Ma detto questo rimane sciocco sostenere che il popolo ha sempre ragione. Gli esempi dei torti fatti dal popolo che si esprime sono tantissimi: dal Barabba salvato a danno di Gesù, al pollice verso per il gladiatore sconfitto, a quello prima votante e poi acclamante Mussolini e Hitler...

Per le elezioni del 4 marzo, quindi, si può seriamente parlare solo di maggior numero di voti raccolti, di diverse e parziali "ragioni del popolo", di "maggioranze". Del definirsi maggioranza le due fazioni in esame possono solo compiacersi (mentre la terza fazione, quella sconfitta, se ne duole per non poterlo più fare). Fortunatamente, "al loro posto non ci so stare" e si perdoni l'espressione, qui, della personale inclinazione. Per me è sempre valso l'opposto, mirabilmente sintetizzato da Mark Twain: "Ogni volta che vi trovate dalla parte della maggioranza, è il momento di fermarsi a riflettere"...

Chi perde le elezioni deve andare all'opposizione
Sonoramente sono stati sconfitti il centrosinistra e l'esperienza di governo uscente, avendo ottenuto poco meno del 25%; il PD in particolare che ha guidato tre governi nel quinquennio scorso ed è giunto stavolta al suo minimo storico, tale anche al netto della scissione patita a fine legislatura che ha dato vita al concorrente e avversario 'Liberi e Uguali' (lista finita molto peggio nelle urne).

Il segretario democratico Renzi in seguito a ciò si è opportunamente dimesso e il partito, benché diviso, allo stato sembra aver imboccato la migliore strada: quella seria di collocarsi all'opposizione. Dopo tanti anni al potere potrà rigenerarsi; anche se non sfugge lo smarrimento, di fronte a tale prospettiva, della sua parte di provenienza democristiana per la quale è valso l'opposto adagio andreottiano: "il potere logora chi non ce l'ha"...

Il governo? Se possibile, questione tra M5S e destre
Ubi commoda, ibi incommoda dice l'antico brocardo latino: dove sono i vantaggi, sono pure gli svantaggi. Sono il centrodestra e il Movimento 5 stelle che hanno ottenuto (sommati) quasi l'80% dei voti a dover provare a dare un governo all'Italia, per quanto l'accordarsi possa essere per loro urticante.

Di più: sarebbe davvero come infliggere un ceffone al numero così alto di loro elettori, se l'uno o l'altro portasse il centrosinistra in maggioranza (ipotizzando una volontà in tal senso, chiaramente suicida, di quest'ultimo: al momento però non c'è). Ci sono tra i due schieramenti più votati delle differenze forti, è vero, ma anche punti in comune. Ci possono almeno provare, ma alla luce del sole!

Andare, invece, una di loro a raccattare nelle camere transfughi dagli altri schieramenti, cioè individui sostanzialmente motivati a rimanere a Roma solo per il sostanzioso stipendio e gli altri privilegi, sarebbe solo il peggiore degli esiti di questo voto. Che non potrà essere mascherato dagli opportunistici slogan tipo dobbiamo tutti insieme salvare l'Italia... accettiamo il contributo di tutti sul nostro programma: solo ciarpame, carabattole del più vieto armamentario trasformista.

La distinzione netta tra maggioranza e opposizione è la prioritaria, igienica e salutare regola per la democrazia. "I due vincitori", allora, trovino un accordo, se se la sentono e se ci riescono. In mancanza, si torni a votare.