Conviene rispettare le regole nel settore dei servizi pubblici, ma anche a Benevento !

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Perché rispettare le regole conviene, in particolare nel settore dei servizi pubblici? A questa domanda cercherò di dare non solo ribadendo che le regole vanno rispettate... Parto dai seguenti principi : a) l’affidamento diretto di un servizio pubblico può essere attuato solo nei confronti di società in house, assoggettate al controllo analogo; b) negli altri casi la concessione del servizio può essere affidata solo attraverso una procedura di evidenza pubblica.

I due principi indicati, voluti dal legislatore,confermati da una giurisprudenza costante, mirano a realizzare obbiettivi di trasparenza, concorrenza, efficienza ed economicità dei servizi, in sintesi servono a migliorare la competitività del sistema.

Per sostenere procedure diverse bisognerebbe dimostrare, in particolar modo per il servizio idrico integrato, che come minimo le stesse possano ottenere risultati migliori per il bene comune.
Ebbene, sia l’autorità per la concorrenza che quella dell’anticorruzione possono svolgere attività di consulenza, esprimendo pareri preventivi sulle procedure che si vogliono attivare per l’affidamento di sevizi ai fini, la prima, di la tutela della concorrenza, la seconda di prevenzione della corruzione. Anche la Corte dei Conti può esprimere pareri sui procedimenti. Tutti gli enti citati si esprimono al fine di evitare il danno erariale e proteggere quindi l’ente pubblico.

Il comune di Benevento socio di minoranza della Gesesa nel corso degli ultimi anni è stato partecipe di procedimenti riguardanti particolari aumenti di capitale, attraverso i quali, come già ho descritto su questo quotidiano del 19 dicembre 2017, 14 gennaio e 15 febbraio 2018 , ha consentito al Cabib, ente consortile strumentale degli enti locali, di trasferire alla Gesesa, sottoscrivendo una quota di capitale con contestuale cessione del ramo d’azienda, più di una decina di servizi idrici dei comuni soci.

Immaginiamo un albero con più rami ognuno dei quali produce frutti. Il contadino decide di vendere un ramo dell’albero a un altro coltivatore per cui lo taglia e glielo consegna. Avendo venduto un ramo, immaginiamo già con delle autonome radici (stiamo per l'appunto immaginando...) , continua a curare il suo albero privo di un ramo e a raccogliere i frutti dei rimanenti rami. Il Cabib ha venduto il ramo d’azienda dei servizi idrici integrati che aveva, ha conservato la proprietà delle reti, come ha confermato in una sua intervista l’amministratore delegato di Gesesa, ha chiuso il suo sito web che, come ente pubblico avrebbe dovuto continuare ad avere aperto e, come risulta alla Camera di commercio, è inattivo come ente consorzio pubblico, azienda speciale, ente pubblico economico strumentale dei comuni.

L’albero che è rimasto non è stato più coltivato. Perché? La proprietà delle reti è passata ai comuni o è sempre stata dei comuni soci? Se così fosse, perché non è stato sciolto detto consorzio? Perché, insomma, il contadino che ha venduto un ramo di quell'albero, continua a coltivare l’albero per raccoglierne i frutti?

La risposta è semplice: perché gli è rimasto l’albero. Meno semplice appare la seconda risposta, perché il consorzio alla camera di commercio risulta inattivo e quindi non attivo nella coltivazione dell’albero. Infatti, non ha presentato i bilanci dell’anno 2015 ad oggi, non ha in carica i revisori, ha dismesso il sito web e non risulta i scritto nel registro degli operatori del settore presso l’autorità dell’acqua, questo al 2018. Tutto ciò lascia pensare che l’ente non avrebbe nulla da gestire e che comunque non ha proceduto alla sua liquidazione.

Tutto questo però, ai fini del nostro discorso, non ha principale importanza perché l’obiettivo della riflessione riguarda la valutazione delle opportunità dell’affidamento con gara rispetto a quelle offerte da una procedura senza gara.

Nella seduta di Consiglio comunale di Benevento del 10 settembre 2015, l’amministratore delegato della Gesesa disse: ”Il consorzio a questo punto si integra con Gesesa, quindi c’è Mario che va a Cautano e Pippo che scusate io non posso dire che cede, perché altrimenti diventa un disastro. Io devo trovare una formula magica che mi permetta, però tutto il personale transita…”. L’amministratore, correttamente, informa che non si seguirà una procedura ordinaria ma una procedura che, portando agli stessi effetti di una cessione del ramo d’azienda, non la configuri come tale.

Analizzare la procedura messa in atto non interessa ai fini di questa riflessione, anche se la sua costruzione certamente aveva uno scopo. Funzione e forma, come nell’architettura organica, sono interconnesse fra loro. Non si costruisce un procedimento diverso da quello previsto per l’evidenza pubblica, né si relaziona un problema importante con le parole espresse dall’amministratore della società, se il procedimento proposto fosse ordinario.

L’affidamento senza gara è consentito solo per le società in house soggette al controllo analogo. Del caso di cui si discute esistono giurisprudenza e dottrina (cito solo il parere della Regione Veneta prot. 2642 del 24/02/2009, rinviando per la giurisprudenza agli articoli precedenti).
Veniamo ai vantaggi che il legislatore si è posto di raggiungere attraverso l’istituto della gara.
Competitività: Gara: sì; Affidamento senza gara: assenza di competizione.
La cessione del ramo d’azienda senza gara, competitività: nessuna; con gara: si, maggiore o minore rispetto alla quantità dei partecipanti.
Affidamento con gara: è la stazione appaltante che definisce le proprie esigenze su cui chiede il confronto a diversi operatori.
Affidamento senza gara: trattativa fra le parti condotta sulla base di conoscenze diverse, il cui risultato privo di ogni confronto, rende poco trasparente l’affidamento.
La gara serve per determinare il prezzo di mercato. Cessione (parola non gradita al privato) di concessioni.

Con l’ evidenza pubblica: competizione sui contenuti del contratto di servizio predefinito dalla stazione appaltante.
Per la vendita di acqua all’ingrosso servizio compreso nel ramo conferito, non sembra esserci l’autorizzazione regionale preventiva al sub ingresso. Sicuramente c’è la voltura del nominativo del debitore.
Conferimento ramo d’azienda senza gara.
Necessità di tenere in vita il consorzio per esercitare il ramo non ceduto ed avere il possesso delle azioni, nel caso non siano state girate ai comuni in sede di eventuale liquidazione. Per la consegna è necessario inviare la delibera alla Corte dei conti e all’autorità della concorrenza. Al Cabib, a seguito del conferimento del ramo d’azienda, sembra essere rimasto l’acquedotto ex Casmez.
A ogni buon fine, emerge dagli atti che i rami erano due. Chi gestisce quello che è rimasto?

Conferimento di beni demaniali senza condizioni e termini.
La politica ha perso l’occasione di poter partecipare al governo del liberismo, di dare una svolta rispetto alla cultura dell’aiutino che ha fatto sì che la questione meridionale non finisse mai e, infine, sembra abbia perso anche il senso del significato delle parole.