I fantasmi eduardiani portati in scena a Benevento ottengono il meritato successo

- Cultura Spettacolo di Lorenzo Preziosa

“Speriamo!”. Si chiude con questa battuta, pronunziata dall’ineffabile protagonista Pasquale Lojacono la versione di “Questi Fantasmi!”, capolavoro eduardiano del 1946, andata in scena al Teatro Massimo di Benevento, domenica 11 marzo 2018 nell’ambito del cartellone “Palcoscenico 2000”. La commedia, portata sul palco dalla Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, ora diretta da Carolina Rosi, ha pienamente convinto il non folto pubblico presente, riscuotendo una nutrita messe di applausi, sia a scena aperta che a fine spettacolo.

Sotto la sapiente regia di Marco Tullio Giordana, mattatore della scena è Gianfelice Imparato, nei panni appunto di Lojacono, un uomo mediocre che fatto di tutto ma cui non è riuscito nulla e che pensa di potere dare una svolta alla sua esistenza accettando in fitto gratuito un’enorme casa di diciotto stanze da trasformare in pensione. La gratuità del fitto si spiega con la mala fama che grava sull’abitazione: la diceria popolare la vuole abitata da fantasmi. E’ lo stesso portiere dello stabile, Rafele (interpretato da Nicola Di Pinto), a rivelare a Lojacono i particolari di quelle oscure presenze e i comportamenti che dovrà per contratto tenere per attestare l’inesistenza dei fantasmi stessi.

Compagna di Pasquale è Maria (Carolina Rosi) che intrattiene, però, una relazione clandestina con Alfredo (Massimo De Matteo): una relazione di cui Pasquale potrebbe facilmente accorgersi visto che sorprende l’uomo a colloquio con la moglie. Ma al poveruomo fa più comodo pensare che non di un amante si tratti, bensì di un fantasma: un fantasma piuttosto benevolo, visto che è aduso lasciare a ogni apparizione delle somme di danaro di cui Pasquale si serve, oltre che per il proprio sostentamento, anche per arredare la pensione, indebitandosi sino al collo. Pasquale non se ne cura, tanta è la fiducia che ripone nel suo protettore ultraterreno. Anzi gode dei piccoli piaceri della vita: come il caffè, preso sul balconcino di casa, facendo quattro chiacchiere col suo dirimpettaio invisibile, il professore Santanna.

Ma il giuoco non può durare. Dopo sei mesi di convivenza, le pretese di Pasquale si fanno esose e l’insofferenza di Alfredo cresce: egli vorrebbe convincere Maria a fuggire con lui. Ma anche Alfredo è sposato e ha figli, per cui una denuncia potrebbe esporli allo scandalo e alla prigione.

E sarà proprio il pirandelliano arrivo in scena della famiglia di Alfredo a rompere l’incantesimo: Pasquale scambia anche queste nuove presenze con dei fantasmi, ma Alfredo, anche sotto la pressione del cognato, capisce che non può abbandonare la sua famiglia e rompe la relazione con Maria. Per due mesi più nessuno si fa vedere in casa e la fonte finanziaria di Pasquale si inaridisce. Lojacono è disperato: sommerso dai debiti finge di dovere partire, sperando in tal modo di fare nuovamente materializzare il suo protettore. E la cosa avviene, perché proprio quella sera Alfredo ha scelto di rivedere Maria per convincerla a fuggire. In un serrato monologo Pasquale, confessando al suo rivale tutte le proprie miserie di uomo e di marito, lo convince ad abbandonare definitivamente la scena, non senza lasciargli il danaro che aveva portato con sé per fuggire con Maria. La donna, vistasi delusa anche dall’amante, va via da sola. E a Pasquale, oltre ogni orgoglio e dignità, non resta che sperare che il fantasma possa tornare a manifestarsi sotto altre sembianze, ma sempre prodigo nei suoi confronti.

La pièce è decisamente riuscita: la recitazione è fusa e ben dosata dalla regia di Giordana. Tutti bravi gli interpreti, accattivanti le musiche e suggestiva la scenografia.

Il cartellone Palcoscenico 2000 prosegue il 20 marzo con un altro lavoro eduardiano: “Il Sindaco del Rione Sanità”.