Il declino del Benevento: si può anche retrocedere in Serie B, ma c'è modo e modo

- Sport di Giovanni Festa
Roberto De Zerbi
Roberto De Zerbi

L'intera stampa nazionale ha centrato le sue attenzioni sull'atmosfera respiratasi allo stadio “Franchi” di Firenze, nella 'prima' sportiva dei viola senza il loro capitano, dei tifosi senza il loro idolo, del mondo del calcio senza un atleta esemplare: Davide Astori L'intensa commozione percepita sul campo, vissuta sugli spalti, mediata senza infingimenti dagli schermi televisivi, ha favorito il racconto di un pomeriggio nel quale l'aspetto agonistico in qualche modo è stato superato in favore di un lato 'umano' dell'evento difficile da tenere sotto il controllo emotivo.

Eppure, si è anche giocato al calcio. A Firenze come altrove. Certo in Toscana è stata più dura, ma in conclusione del turno, oltre a ricordare qualche episodio che ha screziato del rosso della vergogna una domenica così particolare, si è discusso di tre punti, due, un punto guadagnato o perso. E la classifica si è mossa lo stesso.

In chiave Benevento addirittura allargando il fossato fra l'ultima piazza e quelle immediatamente precedenti (un'ammucchiata comunque di infelici), ovvero avvicinando ancor di più alla conferma matematica il salto di categoria all'indietro. Come dire... quello che il tecnico De Zerbi prefigurava all'ambiente dei sostenitori giallorossi e chissà se anche a sé stesso e alla squadra in sede di presentazione dell'incontro: “Non ci andava di giocare in questo momento perché qualora dovessimo vincere contro gente che non sta bene moralmente, ne vorremmo fare anche a meno. Siamo pronti a retrocedere anche domattina piuttosto che vincere sfruttando un momento così tragico”.

Pare quasi sia stato accontentato e si sia accontentato di come è andata nei 90' sul terreno di gioco, certo complessi però da giocare, a Firenze come altrove. I viola hanno incamerato tre punti conservando il loro magone intatto, il Benevento non ha demeritato nella ripresa. Ma, oltre i soliti vizi (prende gol immancabilmente in certe occasioni) mai almeno limati, c'è stato un primo tempo da dimenticare. Forse non solo per l'emozione, pure per la disposizione tacnico-tattica.

Il profilo sportivo della domenica (che c'era, eccome) ricorda allora che è comprensibile che si possa retrocedere, ma non che ci si dichiari “pronti a retrocedere” così.