Il Tar dà torto alla Giunta Mastella: gli scolari del tempo pieno potranno mangiare il cibo portato da casa

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Clemente Mastella e Rossella Del Prete
Clemente Mastella e Rossella Del Prete

Si scuoce nuovamente la pasta nei refettori scolastici della città di Benevento, e diventa colla buona per affiggere il manifesto del “panino libero”. Infatti il Tribunale amministrativo regionale, sezione sesta (Paolo Passoni, Presidente; Carlo Buonauro, Consigliere; Anna Corrado, Consigliere, Estensore), dopo l'udienza pubblica del 7 marzo scorso, ha reso nota la sentenza (n. 1566/2018) sul ricorso numero di registro generale 3651 del 2017 avanzato da un gruppo di genitori di alunni frequentanti le scuole cittadine e teso all'annullamento “della deliberazione del Consiglio Comunale n. 21 del 10 luglio 2017 nonchè degli artt. 1, 2, 3 e 4 dell'approvato 'regolamento servizio di ristorazione scolastica', nonché per l'annullamento della deliberazione della Giunta comunale n. 121 del 16 giugno 2017, nonché di ogni altro atto presupposto, preparatorio, consequenziale”.

Ricorso accolto: il Tar, “avuto riguardo alla delicatezza degli interessi pubblici e privati coinvolti”, ha ritenuta “preferibile la sollecita pubblicazione della decisione nel merito, restando così assorbita la decisione cautelare”.

Conviene citare più nello specifico contro cosa questo manipolo di genitori si è battuto, per ora vincendo nelle aule di giustizia. Dunque, essi hanno impugnato “il Regolamento di servizio di ristorazione scolastica con cui si rende tale servizio 'obbligatorio per tutti gli alunni delle scuole materne ed elementari a tempo pieno del territorio comunale' (art.1), imponendo che la mancata iscrizione al servizio di ristorazione scolastica comporta 'l’obbligo da parte del genitore o di chi esercita la potestà genitoriale di prelevare il minore per il tempo necessario alla refezione e riaccompagnarlo all’inizio dell’orario delle attività pomeridiane secondo le indicazioni impartite dal dirigente scolastico' (art. 3) e ciò in ragione del fatto che 'nei locali in cui si svolge il servizio di refezione scolastica non è consentito consumare cibi diversi da quelli forniti dalla ditta appaltatrice del servizio nell’ambito del contratto in vigore.

Infatti,il consumo di pasti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico-sanitario. E’ fatto obbligo ai Dirigenti scolastici la vigilanza in merito al rispetto delle predette disposizioni'
(art. 2).

La memorialistica locale è piuttosto vasta e non vale la pena rivangarla in questa sede: chi vuole, può farsi un giretto e trovare i tanti articoli, nell'apposito spazio 'Cerca' del Vaglio.it . Più in breve, la sentenza ci ricorda che la mensa è un servizio a domanda individuale, facoltativo per il Comune, e pertanto è erronea la qualificazione regolamentare che lo configura come “obbligatorio”: l'Amministrazione comunale in tal modo entrerebbe a gamba tesa sia nella sfera di autonomia dei dirigenti scolastici che in quella decisionale delle famiglie.

Non serve aggiungere altro, se non che la linea difensiva del Comune di Benevento viene fatta saltare non proprio con delicatezza. Citiamo velocemente qualche stralcio della sentenza: ...immotivata disattenzione delle ... indicazioni ministeriali, finanche nelle difese giudiziarie del Comune...; ...il Regolamento finisce illegittimamente per accentrare decisioni, da demandare, invece, caso per caso ai competenti organi scolastici...; ...la sicurezza igienica degli alimenti esterni non può essere esclusa a priori attraverso un regolamento comunale...; ...occorre inoltre tener conto del disagio logistico che comporta la contestata disciplina comunale per le famiglie coinvolte...; ...ritenuto che restano non pertinenti, rispetto al presente giudizio, le affermazioni difensive del Comune sulle presunte ricadute che l’annullamento della clausola impugnata determinerebbe sulle condizioni contrattuali dell’appalto in corso con la ditta aggiudicataria del servizio mensa... Eccetera.

La vede, ovviamente, in maniera diversa l'assessore comunale al ramo Rossella Del Prete, che ha licenziato una nota da palazzo Mosti nella quale preferisce sottolineare altro (tale nota si legge nella sua interezza in calce a quest'articolo) dopo comunque la classica formula della presa d'atto della sentenza (e ci mancherebbe). In controluce, però, si vede il masticare amaro.

Comunque sia, avrebbe detto l'assessore Del Prete, anche in caso di accoglimento della sospensione degli atti, per noi non cambierebbe nulla perché il servizio della mensa scolastica continuerà e sarà compito del dirigente dirimere la vicenda della promiscuità del pasto tra quello fornito dalla dittà incaricata dal Comune e quello giunto da casa per altri studenti”: questo ha scrittto, non smentita, Gazzetta di Benevento proprio il 7 marzo, giorno dell'udienza dinanzi al Tar.

E poi, appena il 10 marzo, non proprio facendo sfoggio di delicatezza istituzionale, la stessa Del Prete sempre in una nota diffusa alla stampa ricordava: “...resta da affrontare il chiacchiericcio di alcuni genitori, che ancora sperano nell’abolizione del Regolamento che obbliga al servizio di ristorazione comunale o a prelevare temporaneamente i propri figli durante il tempo mensa.

A queste persone va ricordato che, seppure il TAR Campania dovesse accettare il ricorso di una minoranza di genitori e invalidare il Regolamento Comunale sulla Mensa, i problemi da affrontare ricadrebbero tutti sulle spalle dei Dirigenti Scolastici, i quali sarebbero costretti a creare due spazi separati da adibire a mensa: uno per la consumazione del pasto 'domestico', l’altro per il servizio di ristorazione comunale, che, dato il numero degli iscritti e le condizioni economiche sostenibili per l’Ente Comunale, non avrebbe motivo di essere sospeso. Ragion per cui, questa Amministrazione, qualora il ricorso dovesse essere accettato, continuerebbe la sua 'battaglia' e ricorrerebbe ancora contro l’eventuale provvedimento di sospensiva o di invalidazione del Regolamento Comunale
” (leggi: http://ilvaglio.it/comunicato-stampa/21001/mensa-riunione-fra-ente-azienda-e-dirigenti-scolastici.html.).

Dunque, si profila ancora un capitolo giudiziario, stando a queste parole. Dunque la vicenda continuerà a essere tormentata e caratterizzata da frenate ed accelerazioni. L'ultima delle quali avvenuta lo scorso 21 febbraio, appunto con la partenza (a 5 mesi dall'avvio dell'anno scolastico) della refezione – fra mille fasti e professioni di ottimismo in favore dell'opinione pubblica - pur in costanza di una possibile rimodulazione del servizio in virtù del ricorso da discutere non anni dopo, ma giorni dopo, il 7 marzo.

A parte l'indelicatezza di scaricare ora tutto sulle spalle dei dirigenti scolastici e il tentativo di inculcare un senso di colpa nella “minoranza dei genitori” al tempo stesso esponendola al giudizio sommario della maggioranza dei genitori, l'agire della Giunta Mastella è stato messo pesantemente in crisi non dalla stampa e dalla politica avversa, ma dalla pronuncia di un giudice. Che ha ratificato la scarsa duttilità, la mancata concertazione, l'insofferenza al dialogo dimostrata da chi governa palazzo Mosti nel non ammettere, e conseguentemente modificare, pochi, piccoli passi del regolamento sulla mensa. La testardaggine è costata ancora una volta una brutta figura, ed ha aggiunto carne al fuoco della polemica. E costi per le spese legali.

Ha scritto Gianrico Carofiglio nel suo ultimo saggio breve “Con i piedi nel fango”, vergato con Jacopo Rosatelli: “Gli errori rendono amabili, diceva Goethe. La capacità di sbagliare con eleganza – e di ammetterlo quando è necessario o semplicemente è giusto – è una parte fondamentale del successo in politica come in qualsiasi altra attività”.

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Di seguito il testo della nota odierna dell'assessore Del Prete: “Questa Amministrazione prende atto della sentenza emessa dal TAR Campania che accoglie il ricorso contro l’obbligatorietà di usufruire del servizio di ristorazione scolastica comunale. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania si è definitivamente pronunciato in merito alla questione e, pur ritenendo apprezzabile l’obiettivo “di educazione alimentare” che si prefigge il regolamento, contesta l’aggravio logistico imposto alle famiglie degli alunni non aderenti nella disposizione di “prelevare il minore per il tempo necessario alla refezione e riaccompagnarlo all’inizio dell’orario delle attività pomeridiane secondo le indicazioni impartite dal dirigente scolastico”.

La lettura della sentenza ci spinge ad alcune doverose considerazioni: se è vero che il servizio di ristorazione scolastica è un servizio pubblico a domanda individuale, attivabile - nell’ottica del TAR Campania - solo a seguito di richiesta degli interessati; è altresì vero che, ai fini della corretta erogazione del servizio stesso, il Comune possa attivare delle forme di garanzia del godimento collettivo del servizio, idonee ad un miglior rendimento dello stesso. Risulta difficile ipotizzare che vengano servite e gestite refezioni individuali e refezioni collettive all’interno dei medesimi locali (non sussistendo una pluralità di locali, per ciascun edificio scolastico, tale da garantire il mantenimento dell’autonomia e qualità del servizio comunale).

Il TAR non nega le peculiarità della materia e le legittime preoccupazioni del Comune, ma effettua, nei fatti, un giudizio di prevalenza di libertà individuale.

Come avevo già comunicato nella nota a margine dell’ultima riunione organizzativa tenuta con i Dirigenti Scolastici, la possibilità che il TAR annullasse gli effetti del Regolamento Comunale non era mai stata disattesa e la possibilità di gestire una mensa “promiscua” era già stata analizzata.

Spetterà ora ai Dirigenti Scolastici, proprio in virtù della loro sfera di autonomia, mai messa in discussione da questa Amministrazione, anzi, più volte ribadita, nel corso dei lavori svolti, soprattutto dalla sottoscritta, gestire la doppia somministrazione: quella del pasto domestico e quella della mensa comunale.

Per quanto riguarda il servizio di ristorazione comunale, data la qualità dei pasti, considerato il numero degli iscritti e valutata la sostenibilità economica per l’Ente Comunale, si ritiene possa soddisfare pienamente la domanda degli utenti cui è rivolto. E se, come lo stesso TAR Campania dice, gli utenti dovranno aderire con convinzione, in virtù di un proficuo passaparola (condizione che si è già verificata dal giorno in cui è partito il servizio di ristorazione offerto dalla Ristora Food & Service, lo scorso 21 febbraio), questa Amministrazione sarà ben lieta di poter offrire al totale degli iscritti al tempo pieno un servizio di ristorazione pubblica di qualità, nel rispetto delle sue funzioni socio-economiche e sanitarie e di servizio ai cittadini”.