Le parole che non ti ho detto: il rumoroso silenzio di De Girolamo e le dannose conseguenze

- Opinioni di Carlo Panella

"Le parole che non ti ho detto" è il titolo italiano di un bel film americano, uscito una ventina d'anni fa. Tratta di amore, destino, altruismo, rispetto della memoria, di nobili sentimenti, cioè, di quanto più distante dalla prosaica politica. Eppure, il titolo torna utile per rimarcare come possa essere gravido di conseguenze negative il silenzio, finanche per i politici beneventani. Mi riferisco al tacere di Nunzia De Girolamo che, dopo dieci anni alla Camera dei Deputati, nei quali è stata anche ministra, dal 4 marzo non è più deputata.

Non è stata rieletta infatti nel listino proporzionale in quel di Bologna, nel quale era stata paracadutata in extremis, essendo stata - nottetempo e a sua insaputa per mano, a suo dire, dei vertici regionali di Forza Italia - estromessa dal primo posto nel listino di questa provincia. Fosse rimasta qui, sarebbe ancora parlamentare. Vicenda nota e per la quale, a caldo, lei ha ruggito (leggi l'articolo del Vaglio). A defenestrazione dalla Camera patita, però, si è limitata a una noticina in cui solo ha annunciato che avrebbe parlato in seguito (leggi l'articolo del Vaglio).

Ebbene, non solo per il detto 'Chi ha tempo non aspetti tempo', ma soprattutto per quanto, intanto, si è compiuto e si sta compiendo anche negli assetti di potere nel suo partito, il protrarsi del suo tacere sancisce un costante, ulteriore ridimensionamento di De Girolamo.

Sappiamo come funzionano i partiti oggi e quello berlusconiano più degli altri: sono strutture verticistiche. E appare chiaro come la beneventana stia zitta perché prioritario è il suo confronto col capo, Silvio Berlusconi. Evidentemente o questo non c'è potuto ancora essere o non ha avuto l'esito sperato. E non v'è dubbio che lei meglio e più di tutti sappia quanto il non reagire le sia dannoso.

Infatti, proprio nel delicato momento della presentazione delle liste, Mastella, con le sue truppe fedeli, è stato fatto entrare in Forza Italia con tutti gli onori, ottenendo subito, virtualmente, l'elezione al Senato della moglie Alessandrina Lonardo, date le pluricandidature super blindate. Ebbene, sarebbe stata già non semplice la coesistenza tra i Mastella, abituati a comandare in sede locale, e la deputata De Girolamo che di Forza Italia nel Sannio è la storica leader. Figurarsi ora con le due cariche istituzionali locali più importanti appannaggio dei Mastella e De Girolamo che la carica l'ha persa.

E infatti mentre dal 5 marzo Nunzia ha cominciato a tacere, Clemente ha immediatamente assunto atteggiamenti da leader. Ha commentato lui - che nel partito formalmente titoli non aveva - il dato elettorale sannita, con a latere la moglie e l'altro candidato sannita forzista bocciato nelle urne, Fernando Errico, fino a febbraio coordinatore provinciale e primo collaboratore di De Girolamo.

E mentre l'ex ministra continua a non dire, sui giornali ha cominciato a circolare la voce che Berlusconi voglia nominare responsabile di Forza Italia per tutto il Sud proprio Mara Carfagna, indicata da De Girolamo come una dei congiurati autori a Napoli della sua estromissione dal listino di Benevento, per l'esilio letale in Emilia. Il significato di questi movimenti, anche solo il loro annuncio sui media, per i dirigenti forzisti sanniti ancora vicini a lei può essere determinante in vista di un possibile passaggio sotto l'ombrello mastelliano.

Un ultimo esempio: a Benevento in queste ore i consiglieri comunali di Forza Italia stanno ottenendo la testa dell'assessora Patrizia Maio, reclamata da mesi è vero, ma ora diventata vicenda che Mastella risolverà non più solo come sindaco, ma anche come capo partito, in mancanza d'altri...

Insomma, se la reazione a caldo dell'irata e amareggiata De Girolamo avrebbe potuto significare un ulteriore danno per lei, il continuare a tacere certamente ne sta procurando di peggiori. Non solo sul piano del potere interno al partito, ma anche su quello personale. Perché, se in questi giorni l'ex deputata avesse già dovuto riscontrare che il suo rapporto con Berlusconi è cambiato (in passato l'appoggio del Cavaliere l'ha fatta sempre prevalere negli scontri interni) e che quindi da martello è diventata incudine, almeno dovrebbe dirlo e agire di conseguenza, come meglio crede.

Perché ammettere una sconfitta, come minimo, conferma l'essere stati in campo. Nulla sarebbe peggio per la storica leader che uscire di scena, a bocca chiusa, come se non ci fosse mai stata. Insomma, risalendo alle stelle, a ben vedere è come nel citato film: le parole non dette a tempo provocano i danni peggiori.