Mensa. Anche a Benevento i diritti sono sempre tali, goduti da pochi o da molti. La predica e il pulpito

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Risponde dapprima a una logica di ordinaria contrapposizione politica, la nota diramata dall'assessora comunale di Benevento con competenza sullo spinoso tema della mensa scolastica, Rossella Del Prete, poi ad una pacata valutazione tecnico/amministrativa. Che non convince fino in fondo perché magari, pur abbeverandosi a principi giusti in linea teorica o norme (ancora) non esistenti ma auspicabili, edulcora e valica la realtà dei fatti.

Siccome l'aspetto della contrapposizione politica è il meno interessante, resta l'altro (le successive evidenziazioni in grassetto delle parole sono nostre).

Scrive, in avvio, Del Prete: “Comincio dalla tanto invocata e sacrosanta libertà di scelta, apparentemente ostacolata dal Regolamento Comunale”.

Scrive, tra le sue finalità, il Regolamento Comunale: “Il Comune di Benevento organizza il servizio a domanda individuale di ristorazione scolastica in favore degli alunni delle scuole materne ed elementari a tempo pieno” (articolo 1, comma 1).

Scrive il Ministero dell'Interno nel Decreto del 31/12/1983: “Per servizi pubblici a domanda individuale devono intendersi tutte quelle attività gestite direttamente dall'ente, che siano poste in essere non per obbligo istituzionale, che vengono utilizzate a richiesta dell'utente e che non siano state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale”.

Scrive, ancora, il Regolamento Comunale (articolo 1, comma 3): “Il servizio di ristorazione scolastico è obbligatorio per tutti gli alunni delle scuole materne ed elementari a tempo pieno”.

La contraddizione è irrisolta e non apparente.


Scrive ancora Del Prete: “Se è vero che il servizio di ristorazione scolastica è un servizio pubblico a domanda individuale, attivabile - nell’ottica del TAR Campania (no, assessora, nell'ottica di un Decreto ministeriale, Ndr) - solo a seguito di richiesta degli interessati, è altresì vero che, ai fini della corretta erogazione del servizio stesso, il Comune possa attivare delle forme di garanzia del godimento collettivo del servizio, idonee a garantire qualità del cibo a costi contenuti per le famiglie”.

Il nodo è tutto qui, e precede qualità e costi del pasto: la sostenibilità economica per il Comune (anche invero alla luce delle gare d'appalto messe in cantiere, assegnate, annullate, riprese, riassegnate, eccetera e comunque oggetto di varie dispute in tribunale e infine di una concreta esposizione), che detta la 'trasformazione' del servizio a domanda individuale in servizio obbligatorio con il fine – dichiarato – di ottenere il maggior numero di adesioni possibile per tenere in equilibrio la bilancia della spesa.

La 'liberalizzazione' del panino è vista, quindi, come una potenziale minaccia alla fiducia che è obbligatorio nutrire nei confronti del servizio.

“E’ chiaro che, se ci fosse stata una domanda numericamente bassa, il servizio sarebbe saltato”, aggiunge Del Prete. Come nella logica di un servizio a domanda individuale: nulla più, nulla meno.

Scrive sempre Del Prete: “45 sono i firmatari del ricorso al TAR, 1.120 coloro che hanno scelto la mensa comunale, indipendentemente dal Regolamento”.

Affida, l'assessore, alla logica dei numeri l'iter per il riconoscimento di un diritto: se una minoranza aspira a una ragione, questa (pur riconosciuta) soccombe in ragione del diritto (?) della maggioranza.

Estranei, qui, a ogni livore o astio, oggi non può che far piacere quanto sta accadendo: il decollo del progetto-mensa a distanza di anni, la ritrovata 'popolarità', l'armonia ditta-lavoratori-ente locale-scuole-genitori. E poi, ricorda Del Prete: “I Dirigenti Scolastici si sono già organizzati per gestire la doppia somministrazione”, che pertanto è situazione affrontabile, limitata come è nel numero. Anche se, è di nuovo Del Prete, “immagino che, insieme a tutto il personale della scuola, avranno un bel da fare”. Esattamente quanto hanno concretamente fatto quando, in passato, l'applicazione del Regolamento Comunale era già stata sospesa. Né mai può essere dimenticato nel valutare ogni predica il pulpito dalla quale è scandita: l'attuale amministrazione di cui l'assessora fa parte ha fatto cominciare a funzionare il sevizio mensa solo da alcuni giorni, mentre l'anno scolastico è cominciato a settembre!