I costi aumentati per lo smaltimento dei rifiuti a Benevento e il modo e i tempi di ricaduta sul bilancio del Comune

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

I piani finanziari per la Tari (tassa sui rifiuti, ndr) dei Comuni dovranno comprendere il saldo da versare alla Samte (la società deputata al compito della Provincia, ndr), dopo la battaglia giudiziaria. A Benevento bisogna recuperare oltre 2 milioni di euro. Questo è il sommario che si legge in un articolo di Anteprima24.it, datato 13 marzo. Il comunicato, molto articolato, presenta gli aumenti come una necessità ineludibile, conseguenza di un succedersi di fatti e di sentenze giudiziarie. È proprio così?

Il contribuente, infatti, potrebbe chiedersi:
1 - Può il Comune di Benevento inserire nel piano finanziario del 2018, che è un atto propedeutico alla determinazione delle tariffe del 2018, una somma non pagata nel 2017 alla Samte?
2 - C’è la possibilità di rideterminare le tariffe nel corso dell’esercizio per costi sopravvenuti?
3- C’è un limite temporale all’esercizio del potere precedentemente indicato?

A queste domande, in verità, l’ente impositore avrebbe già dovuto dare le opportune risposte poiché la vicenda della tariffa provinciale ha una lunga storia ed è stata oggetto di varie sentenze del giudice amministrativo le quali hanno dato ragione alla Provincia di Benevento. E la sentenza che poneva fine al contenzioso porta la data del 30.6 2017.
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Sotto il profilo procedurale la Provincia, con proprio atto, determina i suoi costi, che invia al Comune per l’inserimento nel conteggio dell’importo che i contribuenti devono pagare agli enti che svolgono il servizio dei rifiuti. La delibera della Provincia sulla determinazione dei costi è del 24 febbraio 2017, per cui al Comune compete raccogliere i dati di tutti gli operatori che intervengono nel ciclo dei rifiuti, elaborare il piano finanziario, comprensivo di tutti i costi, e redigere il ruolo per la riscossione della Tari.

Il Comune di Benevento ha approvato il piano finanziario il 10 febbraio del 2017 (delibera n. 5) in una data, quindi, anteriore alla delibera della Provincia per cui è presumibile pensare che i costi dovuti alla Samte e al termovalorizzatore siano stati riferiti a quelli del 2016.

La Provincia, da parte sua, con la delibera n. 58 del 24/2/2017 ha fissato i costi della Samte e li ha comunicati al Comune affinché fossero inseriti nel piano finanziario.

Sono seguite riunioni in prefettura, accordi di pagamento, rilievi orali dei rappresentanti del Comune e, infine, il 22 giugno (su canale 58) il Sindaco Mastella ha lanciato il grido di allarme sull’emergenza rifiuti e sui costi di euro 175 + iva a tonnellata per la Samte e stimati in 70 euro a tonnellata per quanto dovuto al termovalorizzatore.

Il grido di dolore è stato partecipato alla città di Benevento, ma, probabilmente, non al piano finanziario che è rimasto inalterato. Si può ragionevolmente pensare che il piano fosse stato ritenuto sufficiente e che non avesse bisogno di alcun correttivo.

Tuttavia, con nota del 20 marzo 2017 (prot. n. 24092), il Sindaco di Benevento si impegnava a inserire nella programmazione, relativa al bilancio di esercizio in corso, la previsione della tariffa come rideterminata dalla Provincia su proposta della Samte. Peraltro, anche il dato provvisorio del costo del termovalorizzatore era noto.

Il Comune, però, su consiglio dei legali e dei propri esperti, ha deciso di impugnare davanti al Tar Napoli la delibera della Provincia. Ma, sempre su suggerimento degli esperti, si è deciso di pagare secondo la vecchia tariffa e non se ne è compresa la giustificazione, tant’è che non sembra essere stata richiesta la sospensiva (Vedi per tutte, la determina n. 510/17).

I pagamenti, peraltro, come si evince dai dati estratti dal prospetto pubblicato dal Comune di Benevento nella sezione “Pagamenti dell’Amministrazione” dell’«Amministrazione trasparente» (Indicatore dei tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture 2017), risultano non completi e inferiori al dovuto.
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Venendo al presente, in data 13 marzo 2018, come si legge su Anteprima24.it (articolo citato), viene annunziato che nel 2018 bisognerà recuperare oltre due milioni di euro sulla tassa del 2017. La sentenza del Tar di Napoli dell’8 gennaio scorso, però, ha sancito con il termine di approvazione del bilancio la scadenza dell’esercizio del potere impositivo, dimenticando che, essendo il Comune di Benevento dissestato, la scadenza dell’esercizio del potere impositivo era, per scelta del Comune stesso, stata fissata al 15 gennaio del 2018, giorno in cui ha approvato definitivamente il proprio bilancio di previsione.

In tutto questo procedere del tempo nessuno ha rilevato le carenze del piano finanziario. Forse non ce n’erano o, forse, si pensava che la cifra stanziata fosse più che sufficiente per fronteggiare la spesa del servizio rifiuti?

Per il giudice amministrativo il tempo è spirato e il Comune avrebbe dovuto rettificare il piano. Le aliquote e le tariffe della Tari, infatti, potevano essere variate, con effetto retroattivo al 1° gennaio, entro il termine previsto per la salvaguardia degli equilibri di bilancio al 31 luglio, mentre, per i comuni dissestati, entro il 15 gennaio, nell’ipotesi di accertato squilibrio (art 193, c. 3 D.Lgs. 267/2000) del bilancio a causa della Tari.

In pratica si sarebbe dovuto dimostrare che il rendiconto presentava un dato negativo (disequilibrio), causato dal piano finanziario della Tari.

Se si volessero comunque recuperare i due milioni sopra descritti, per inserirli nella tariffa 2018, per rispetto verso i contribuenti, i quali potrebbero ricorrere al giudice amministrativo e tributario, si dovrebbe dimostrare il disavanzo del bilancio e, preventivamente, per provare che il disequilibrio sia nato dalla Tari, dimostrare che la tassa di scopo è stata spesa esclusivamente per il servizio rifiuti (vedi Il Vaglio del 6 luglio 2017).