Asia e Soget, la Giunta Mastella incalzata non risponde e si barrica a Palazzo Mosti

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Clemente Mastella
Clemente Mastella

Un paio di recenti episodi contribuiscono ad abbassare l'asticella dell'etica in politica e a ridurre gli spazi di democrazia a Benevento. In entrambi i casi, attraverso parole e note (stampa) di protagonisti della vita pubblica cittadina, viene tirata in ballo l'attuale amministrazione di palazzo Mosti a guida Clemente Mastella. Chiamata in causa da un banale protocollo d'intesa e da un'ovvia e conseguente critica dell'opposizione, attraverso la consigliera comunale del Pd Marialetizia Varricchio , la vicesindaca a tempo del Comune di Benevento e anche assessora alle Finanze, Maria Carmela Serluca, non ha trovato di meglio che risalire per li rami fino a giungere alle colpe altrui del dissennato dissesto: un classico rinfaccio con rinforzo.

Ma la domanda, diretta, dall'estensore di siffatte argomentazioni, è stata elusa: dunque, è corretto, opportuno, “etico” o no che l'Asia, una società per azioni con socio unico il Comune di Benevento, sottoscriva un protocollo d'intesa (qualunque esso sia e qualunque scopo abbia sotteso, anche alto e non oneroso per chiunque), con “una spin off dell’Università degli Studi del Sannio costituita da un team altamente qualificato di docenti e studiosi con competenze diversificate nel settore economico-aziendale e con sede presso il DEMM” della quale spin off però fa parte, nella qualità di socio, anche Maria Carmela Serluca, vicesindaca e assessora alle finanze di Benevento per quanto pro-tempore?
Si resta in attesa di risposta.
Piuttosto: prima di sottoscrivere protocolli d'intesa di così elevata valenza tecnica, culturale, formativa, scientifica, intellettuale, non è ugualmente valido volare ad altezza d'uomo “provando” a rendere la città più vivibile e meno sporca?
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Passiamo oltre, ai tributi locali e alla società di riscossione degli stessi, la Soget; è questo l'ultimo cavallo di battaglia di un'associazione, Altrabenevento. Proprio il Comune , quale ircocervo commissione consiliare-presidente Consiglio comunale (De Minico), stando all'associazione ha negato l'audizione (la Commissione) e l'uso (il presidente) dell'aula consiliare del palazzo Mosti. Quasi un desiderio, fin troppo palese di tenere lontano dalle mura del potere un argomento che potrebbe rivelarsi “scottante”.

Questi dinieghi potranno avere una qualche motivazione, mai tale fino in fondo per sostenere la compressione di uno spazio fisico di discussione democratica. Siamo di fronte probabilmente più che a una deriva autoritaria - perché ci vuole comunque tempra (per quanto esecrabile) per assumere su di sé la responsabilità di negare il diritto alla libera espressione del pensiero - a un'infantile paura del diverso. Per cui ogni parola di segno contrario al proprio pensiero, espressa dentro le mura di casa, viene vista come una sorta di attentato all'autorità “paterna”: la lontananza, quindi, come soluzione (temporanea e chissà quanto decisiva) e come attestazione di pavidità politica.