Il Pd elude l'autocritica di fondo e il M5S si conforma in fretta anche nelle parole: una firma per il potere

- Opinioni IlVaglio.it

Il caso si mette a giocare con i destini della politica locale e accade così che, nel medesimo giorno di un morettiano aprile, perdenti e vincitori allestiscano appuntamenti pubblici dal retrogusto privato: dell'autocommiserazione o del riconoscimento di sé. Una sapiente regia propone, per esempio, l'ennesima puntata dell'assemblea provinciale del Pd: sul palco, fra gli altri, giovani leoni come Carmine Nardone o Giovanni Zarro e novità assolute come Fausto Pepe o Nino Del Vecchio. La sconfitta elettorale, quindi, continua ad essere uno psicodramma in più atti, ciascuno dei quali si fa apprezzare per la ripetitività degli assunti che, quasi in maniera volontaria, non intende mai approdare alla madre di tutti i problemi. E' questo il motivo per cui i contenuti hanno meno rilievo della cornice: la bruciante battuta d'arresto nelle urne, il 4 marzo, sembra al Pd del territorio, ancora oggi, il frutto di una contingenza, lo scoppio imprevisto di un malessere che ha inteso canalizzare l'insofferenza verso chi ha meglio saputo interpretare la protesta. All'appello, pertanto, manca qualsiasi responsabilità, e assunzione di responsabilità.

Gli sconfitti, insomma, continuano a esercitare un ruolo e un potere da vincitori all'interno del partito. Fin tanto che non sarà risolta questa enorme contraddizione (la madre di tutti i problemi), nel tentativo – almeno il tentativo – di modellare un profilo più attento e accattivante non solo sotto l'aspetto elettorale ma, soprattutto, sotto quello delle idee, il Pd sannita è destinato a essere quello che attualmente è: una cornice di rappresentanza per le ambizioni politiche di pochi.

E quanto abbia sterzato nel raccordo con l'opinione pubblica e la sua domanda di legalità, uguaglianza sociale, difesa del lavoro, affermazione dei diritti, eccetera, lo dimostrano le parole (tratte da Gazzetta di Benevento) di uno degli interventi in assemblea: “Noi abbiamo parlato con la Confindustria, che in genere è sempre filogovernativa, ma ci siamo chiesti se i suoi rappresentanti continueranno a essere vicini al Pd se il partito, come è avvenuto, perde?”. C'è una luce, dunque, in fondo al tunnel, e chissà se è il caso di farlo sapere a questo Pd: tornare a parlare, sì, ma con i cittadini.
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Sul versante opposto (MoVimento Cinque Stelle), invece, si è celebrato un comprensibile momento di autocelebrazione.

Anche in questa conferenza stampa, però, gli (eventuali) contenuti sono passati in secondo piano, non essendo stato risolto al primo piano il rebus governativo, quello da cui discende e che poi condizionerà l'agire sui territori. Ci sono – chiamiamole così - alcune linee guida comunque espresse, come l'interlocuzione con le forze politiche locali (secondo le condizioni dettate), che riecheggia quel desiderio propagandato - sempre in alto - di risolvere i problemi delle persone dialogando con forze distanti, tra loro e con gli stessi Cinque Stelle, purché la trazione sia grillina. Mentre alcune parole spese hanno inteso rimandare il senso del rigore e della responsabilità che incutono i palazzi delle istituzioni, quegli stessi verso i quali qualche anno fa ci si avviò brandendo un apriscatole.

Insomma, l'esito del primo appuntamento del gruppo parlamentare più corposo che rappresenti il Sannio in Parlamento è stato quello di confermare la lenta trasformazione di un movimento in partito, anche da queste parti, e nessun impegno a suo carico se non generico e di mera rappresentanza: il pragmatismo (quello in precedenza osteggiato con ferocia anche in dirette streaming) e, addirittura, alcuni richiami anche nel lessico (si sono detti “certi di poter rafforzare la filiera istituzionale con i rappresentanti del Movimento in Regione e nelle amministrazioni comunali” - Ntr 24) alla fine suonano come un deja vu e muovono a un sorriso.

D'altra parte il M5S oggi parla di un 'contratto' da far sottoscrivere alle forze politiche, così come ieri Berlusconi pure parlava di un 'contratto', con gli italiani secondo lui, in un talk show di Vespa: insomma, una firma per il potere.