Breve storia delle stranezze e oscurità nel determinare da anni la salata tassa per i rifiuti a Benevento

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Il debito verso la società per i rifiuti della Provincia denominata Samte, inserito nel piano finanziario del Comune di Benevento per la determinazione della Tari per l’anno 2018, non è un semplice debito ma un’immagine confusa, come se fosse vista in uno specchio e non in un faccia a faccia per quello che è: un debito. Fuori bilancio? Se pagato come risulterà per quanto si dirà senza passare per il Consiglio Comunale direi di no. Esso, peraltro, è stato costruito per dare un minimo di giustificazione non solo agli aumenti ma, oserei dire, alle mancate diminuzioni della tariffa Tari 2019. E un po’ di storia aiuta a comprendere.

L’Ente Provincia di Benevento, essendo socio unico della Samte, società che gestisce i conferimenti della raccolta indifferenziata dei rifiuti, deliberò in data 24 febbraio 2017 la tariffa da pagare da chi versa alla medesima Samte, come previsto dalla legge.

Il Comune di Benevento, titolare del procedimento per il calcolo della tariffa, è tenuto ad inserire tutti i costi inerenti il ciclo dei rifiuti, compresi quelli dell'ente Provincia, ovvero quelli della Samte, oltre al 5% dell’intero piano per i costi che la Provincia deve destinare per la tutela dell’ambiente e del territorio.

Il Comune di Benevento, in data 10 febbraio del 2017 (delibera n. 5), ha confermato il piano finanziario dell’anno precedente. Ma tale conferma riguarda le proprie somme perché la volontà espressa dal Comune non può valere come conferma della volontà della Provincia il cui organo deliberante è diverso dal Consiglio comunale. Credo che nessuno possa immaginare che il costo di un altro Ente possa essere determinato da un soggetto diverso da quello che è titolare del detto costo.

Sono seguiti riunioni in prefettura, verbalizzate e firmate, accordi di pagament; infine, il 22 giugno 2017 (su canale 58) il Sindaco Mastella ha lanciato il grido di allarme sull’emergenza rifiuti e, in particolare, sui costi, cioè di euro 175 + iva a tonnellata da pagare alla Samte e stimati in 70 euro a tonnellata per quanto dovuto al termovalorizzatore.

Il grido di dolore è stato partecipato alla città di Benevento, ma, probabilmente, non al piano finanziario che è rimasto inalterato. Tuttavia, con nota del 20 marzo 2017 (prot. n. 24092), il Sindaco di Benevento si era pure impegnato a inserire nella programmazione, relativa al bilancio di esercizio in corso, la previsione della tariffa come rideterminata dalla Provincia, su proposta della Samte e notificata dal medesimo Ente. È da aggiungere che anche il dato provvisorio del costo del termovalorizzatore era noto.

Il Comune, comunque, su consiglio dei legali e dei propri esperti, decise di impugnare davanti al Tar-Napoli la delibera della Provincia. Ma, sempre su suggerimento degli esperti, si decise anche di pagare secondo la vecchia tariffa, pur non avendo chiesto la sospensiva sulla delibera provinciale impugnata.

La sentenza del Tar Napoli, però, nel respingere il ricorso del Comune, ha poi affermato che il Comune avrebbe dovuto modificare il piano entro e non oltre il termine stabilito per la verifica degli equilibri di bilancio. Il Comune, quindi, avendo perso il potere di modificare il piano, ha ritenuto di dover far pagare ai cittadini gli aumenti dei costi non pagati alla Samte. Tali costi così sono stati caricati sull’esercizio successivo senza dimostrare, peraltro, come il medesimo Comune abbia speso le risorse derivanti dalla tassa e la minore previsione che aveva sottoscritto persino in Prefettura

Questa vicenda presenta qualche analogia con il famigerato caso “accollo” il cui impegno fu sottoscritto presso la Prefettura e fatto pagare dai contribuenti beneventani incolpevoli ed ignari.

Oggi cosa succede?
Con delibera n. 55, la Giunta Comunale ha approvato lo schema di contratto di servizio nel quale è stabilito in euro 13.849.467,80, comprensivo di IVA, il corrispettivo del servizio reso dall’Asia, con l’espressa indicazione che nell’importo indicato è compreso il costo di conferimento del rifiuto secco. È inoltre precisato che i corrispettivi potrebbero essere depurati da eventuali interventi sostenuti dal Comune in danno ad Asia o altri tipi di danni prodotti ai beni del Comune.

Nella delibera è scritto “… di dare atto che la spesa quantificata dal Consiglio comunale nel Bilancio 2017/2019, attualmente in esercizio provvisorio per l’annualità 2018, prevede per il corrispettivo del servizio smaltimenti rifiuti, un importo pari ad € 11.769.632,85, oltre alla spesa per lo smaltimento della frazione secca da corrispondere alla Samte; …”. C’è una contraddizione, nel contratto il corrispettivo prevede 13.849.467,80 euro, comprese IVA e spese per l'impianto Stir; mentre, nella delibera 11.769.632,85 di euro, senza specificare con o senza IVA, ma con le spese dello Stir (cioè della Samte) a carico del Comune.

Le stranezze non finiscono qui.
Al punto 24 dell’art 2 si prevede: “Liquidazione e pagamento alla Samte per il conferimento della frazione secca solo a seguito di eventuale deliberazione, in tal senso, da parte dell’organo comunale. In tal caso si procederà alla rimodulazione delle parti del presente contratto, sia nell’aspetto tecnico-amministrativo che economico, che saranno di conseguenza interessate da tale deliberazione. Nelle more, l’onere resta a carico dell’amministrazione”.

L’obbligazione, dunque, è a carico dell’Asia ma che non potrà pagare se non in presenza di una delibera presa dall’organo comunale: quale? Nelle more l’onere del pagamento resta a carico del Comune, mentre l’obbligazione va a carico dell’Asia perché titolare della fattura.

Cosa significa? Se non c’è la delibera non paga nessuno (una delibera è necessaria anche se paga il Comune) e quindi i soldi inseriti nel piano per pagare la Samte restano all’azienda. Il Comune, nelle more, essendo onerato dal pagamento, sembra che possa pagare anche sul proprio bilancio.

In definitiva, il finanziamento per il conferimento è dato all’Asia ma può pagare anche il Comune. D’altronde, nel parere sulla proposta di contratto il dirigente comunale ha evidenziato “… la necessità che il settore Finanze curi l’inserimento, nel bilancio 2018/2020, dei maggiori costi di conferimento dei rifiuti alla Samte comunicati da Asia spa, ...”. Il parere, insomma, ci comunica che deve essere inserita in bilancio la somma relativa ad eventuali e futuri costi. In pratica, si prevede fin da oggi che ci saranno futuri costi.

Tuttavia, perché, sia pure per prudenza e secondo quanto previsto dall’art. 6 del contratto, il Comune dovrebbe costituire un fondo per fronteggiare costi derivanti da eventuali variazioni dei costi del conferimento alla Samte dell’indifferenziato, quando la stessa legge prevede che, a tutela degli equilibri di bilancio, si possa variare la tariffa nel corso dell’esercizio per aumenti imprevedibili?

E ancora: il fondo preventivo, poi, sarà portato in economia o in detrazione ai costi del piano finanziario dell’esercizio successivo nel caso non ci fossero variazioni nei rapporti con la Samte?

Ci sono altre due informazioni da dare.
L’ex presidente del CdA dell'Asia, dott. Lucio Lonardo, in suo intervento sulla stampa del 4 aprile, ha scritto: “Al consigliere Farese vorrei ricordare che il 15 marzo 2006, prima della mia gestione quindi, fu stilato un verbale tra ASIA e Comune di Benevento con cui esso Comune, all'atto della trasformazione dell'Azienda in società per azioni, si accollava non solo tutta l'esposizione debitoria, tra cui anche quella verso la Fibe, ma si impegnava anche a sostenere il pagamento del costo per lo Stir di Casalduni a decorrere dal 16 dicembre 2005, tanto è vero che la transazione con Fibe è stata conclusa con assessore e dirigente alle Finanze che hanno sottoscritto l'accollo dell'esposizione debitoria. Il consigliere Farese, a modesto parere dello scrivente, dovrebbe occuparsi invece della restituzione di tale somma ai contribuenti visto che l'hanno versata al Comune come servizio, duplicandola in più esercizi, mentre esso Comune addirittura cancellò in bilancio l'appostamento della somma debitoria”. L’amministratore unico attuale della Samte, dott Fabio Solano, ha anche lui partecipato al dibattito dicendo: “Essendo una persona di grande responsabilità e trasparenza desidero evidenziare, per il volume rilevante delle somme, che il Comune di Benevento, dopo un confronto trasparente e sereno, ha erogato un sostanzioso versamento a favore della Samte srl a saldo per l’annualità 2017”.

C’è forse qualche filo rosso che lega le affermazioni sopra riportate alle contraddizioni esposte o, come nella scena finale del romanzo di Andrea Camilleri “Il gioco degli specchi”, ci troviamo disorientati nella sala degli specchi di un padiglione del Luna Park?