E l'errore arbitrale finì in tribunale, come se i magistrati non avessero altro cui badare

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Un classico quarto d'ora di pubblicità, un altro inutile precedente, un cerino acceso gettato su un covone. La notizia data da alcune testate giornalistiche locali sulla denuncia proposta contro gli “errori dolosi” dell'arbitro Pasqua in Benevento – Juventus da un tifoso giallorosso (secondo Ottopagine) o un legale del foro di S. Maria Capua Vetere (ha scritto Ntr 24) – o tutti e due individuati come il medesimo autore, viste le identiche parole della nota diffusa – è stata ovviamente rilanciata sul piano nazionale raccogliendo una certa eco, nel solco di quanto accaduto con un omologo caso sollevato da supporter laziali. E così, il primo aspetto (la pubblicità) è bello e confezionato.

Il secondo (la creazione di una fattispecie 'giudiziaria') è avviato, e andrà inesorabilmente a ingrossare la mole di lavoro dei tribunali nostrani, certo alle prese con problemi più seri che non un calcio di rigore assegnato correttamente o meno. E chissà che, data l'urgenza di sciogliere il dubbio ai tifosi, la... pratica non segua addirittura un iter accelerato.

Il terzo, infine (la benzina sul fuoco), non aiuta a stemperare le ingiustificate tensioni e le vittimistiche elucubrazioni sul campionato di serie A (ma potrebbe essere qualsiasi altro sport).

Insomma, il fenomeno calcistico perde il suo connotato letterale di fatto naturale (dunque, anche con tutti i limiti tecnici del caso) per acquistare in via definitiva il senso della bizzarria e di conseguenza del grottesco.

Non a caso, sempre per restare al lessico, il tifo da entusiastica passione degrada a patologia infettiva. E la guarigione, a mettere insieme eventi del genere, appare lontana.