Atto aziendale ospedale S. Pio, anche dalla FP Cgil giungono perplessità

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Giannaserena Franzè
Giannaserena Franzè

A seguito dell'adozione dell'Atto Aziendale dell'Azienda Ospedaliera S. Pio di Benevento, avvenuta il 30 marzo scorso con delibera n. 212, la rappresentanza RSU della Fp Cgil di Benevento ed il segretario provinciale Giannaserena Franzè hanno diffuso la seguente nota: "La nostra prima considerazione e' sul metodo, in quanto l'accorpamento tra l'Ospedale Sant' Alfonso Maria dei Liguori e l'Azienda Ospedaliera cittadina per fare del primo un Polo Oncologico, accorpato al Rummo, in ossequio a quanto previsto dal Piano Sanitario Regionale ci appare una scelta obbligata, più che una scelta strategica. A questa valutazione conduce la carenza di risorse: tecnologiche, strumentali e soprattutto umane in cui versa il presidio santagatese, da sempre, con la conseguente ricaduta sulla qualità del livello prestazionale ed assistenziale decisamente “condizionato”; che permanendo tale avrebbe inesorabilmente condotto alla chiusura del presidio, da parte della Regione.

Lo stesso accorpamento rappresenta, al momento, un'ancora di salvezza, per l'ex Rummo, affinché rimanga qualificato come DEA di II livello, conseguentemente evitando di subire tagli di posti letto e reparti di degenza. Quindi la previsione del Polo Oncologico, da rivedere nella sua organizzazione, che appare ancora fumosa e decisamente poco chiara nelle sue modalità realizzative, rappresenta un'opportunità di rilancio delle due strutture ma potrebbe anche costituire una deriva per entrambe se non sostenuta adeguatamente. Pare ovvio, ma non abbiamo contezza che stia avvenendo, che bisogna stabilire tempi e risorse certe, di attuazione e riconversione, garantire contemporaneità tra dismissione di funzioni ed attivazione di servizi, evitando la politica dei due tempi che molto spesso ha penalizzato il nostro territorio, negandogli una efficace rete assistenziale.

Questo per quel che concerne la programmazione sanitaria che necessita di tempi medio lunghi e di un’ attenta analisi, mentre la situazione attuale presso è sconcertante per le seguenti valutazioni. Il Presidio di S. Agata, nelle more della riconversione, deve continuare a garantire i livelli assistenziali, prevedendo tra l'altro una adeguata dotazione organica, in particolare di medici radiologi e anestesisti rianimatori, necessari anche per la futura destinazione, ad oggi si risolve il fabbisogno di tali professionalità, mediante il ricorso alle prestazioni aggiuntive, in convenzione, degli operatori del Rummo, già sottodimensionati, con conseguente aggravio di costi ed eccessivi carichi di lavoro. In tal modo si potrà continuare a garantire l'assistenza in emergenza attraverso il Pronto Soccorso, con il supporto delle attuali risorse ortopediche e chirurgiche, quindi rivalutare nuove strategie solo dopo l'attivazione del Dipartimento Integrato dell'Emergenza, che garantirebbe la rete terrritorio-ospedali; anche per non gravare ulteriormente il Pronto Soccorso del Rummo ormai al collasso.

In città, il servizio tra i più delicati dell' assistenza alla persona e' garantito solo grazie alla professionalità e disponibilità umana del personale, sottoposto a turni massacranti, che rinuncia alle ferie e riposi dovuti, per garantire il servizio. Inoltre, per quanto riguarda l'Ospedale Rummo, ha suscitato grande sconcerto la notizia che diversi autorevoli primari lasceranno la struttura, con inevitabili ricadute in termini di assistenza, con conseguente riduzione di ricoveri, relativa diminuzione di introiti, e conseguente contrazione dei finanziamenti regionali. La preoccupazione è che non si conoscono e non si comprendono le strategie che intenda adottare l'attuale Management, per controbilanciare queste perdite. Ad esempio, ad oggi, non ci risulta che sia stato posto in essere alcun atto inerente l'avvicendamento del primario di ortopedia andato in pensione già da qualche mese.

Altro aspetto per noi cruciale, non più trascurabile, e non meno sconfortante, delle problematiche enunciate in precedenza, e' la persistente, cronica, carenza di personale, per niente arginata con l'assunzione di poche decine di infermieri, mediante lo scorrimento della graduatoria dell'avviso di mobilità. Da anni si ricorre al lavoro precario, strada non più tollerabile, alla stregua della mancata valorizzazione del personale ferma al 2009, a cui la contrattazione aziendale aveva dato un impulso con l'indizione nel 2017, di un bando per la progressione economica orizzontale, il cui esito e' ancora ignoto. Inoltre il personale è in attesa della erogazione, a seguito di valutazione annuale, della quota a saldo, della produttività 2017 e dell'assegnazione degli obiettivi per l'anno 2018. Il personale avente diritto è in attesa della indennità del rischio radiologico anno 2017, ed il personale afferente il presidio di S. Agata dei Goti non percepisce i buoni sostitutivi del servizio mensa, da Gennaio 2018, con immotivata e responsabile compromissione di un diritto contrattuale. Vanno determinati i fondi aziendali del comparto a consuntivo 2017, e costituiti quelli per il 2018, ovviamente alla luce dell' incremento di personale incardinato presso di S. Agata, e concordarne l'utilizzo in delegazione trattante. Inoltre l'Azienda, non potrà non tenere conto, delle modifiche sostanziali previste dal nuovo contratto nazionale, che a breve diventerà vigente; il quale oltre a prevedere aumenti stipendiali, sancisce dei passi in avanti sul fronte dei diritti esigibili dai lavoratori. Ci attendiamo dunque un necessario impulso del management, per dare finalmente le dovute gratificazioni al personale che attende ormai da mesi.

La FP CGIL nel 2017 ha elaborato e presentato alla Regione Campania un' articolata Piattaforma di proposte concrete, per dar luogo ad un confronto su di un nuovo modello assistenziale che riorganizzi, riqualifichi, e migliori il Sistema Salute regionale, al fine di rispondere in maniera efficace ed efficiente, ai bisogni sanitari dei cittadini e valorizzare le giuste aspettative professionali dei lavoratori. Non è più tollerabile che si assumano provvedimenti senza un costruttivo confronto con le parti sociali ed i cittadini, perché si tratta di decisioni che determinano scelte, che investono le attese ed i diritti costituzionali di tutti noi".