Gli arruffapopolo, l'acqua bene comune e l'humus clericale e di destra di Benevento

- Opinioni di Giovanni Festa

L’attrazione e l’ossessione fatale verso i comunismi e quelle loro malattie infantili che sono i populismi, naturalmente di sinistra, sono un riferimento obbligato del mondo culturale beneventano che vira all'analisi dei fenomeni politici. Fa fede, nel senso anche letterale della parola, l’orientamento nelle urne che la città registra elezione dopo elezione. L’humus clericale e di destra del quale la città di Benevento ha impregnato la sua storia anche quando essa è sembrata percorrere vie alternative oggi saluta l’orazione di Mario Pedicini su Realtà Sannita (www.realtasannita.it) dall’esemplare titolo: “Arruffapopolo di beni comuni”.

Il riferimento è a un comboniano che risponde al nome di Alex Zanotelli, che ha legato le sue fortune evidentemente a una “notorietà applaudita senza sconti” che “consacra facilmente come verità tutto ciò che esce dalla sua bocca”. In discussione, come è ovvio, c’è il diritto a considerare l’acqua (sì, proprio quella che sgorga pure dai nostri rubinetti) un “bene comune”, così definito per “derivazione linguistica” e non certo perché elemento che – tra ecosistemi oppure origine della vita – si possa considerare essenziale e primario.

Sostiene Pedicini, quindi, essere solo un artificio ideologico la ricerca del profitto: “Il privato non fa niente per il piacere di fare un piacere al bene comune. Anche dell'acqua... sarebbe capace di fare strumento diabolico per arricchimento personale. E questo è un peccato che griderebbe vendetta davanti a qualsiasi dio, anche e soprattutto se si potesse verificare che il diavolo gli fa riuscire il miracolo di far pagare meno al cliente-cittadino”. E, sostiene ancora Pedicini, essere sostanzialmente arnesi prestati a una (logora) politica coloro i quali ritengono che “ciò che interessa non è che l'utente possa ottenere un bene a un prezzo sostenibile. No. L'individuo deve sapere che ciò che gli arriva in tavola è frutto sapiente della dea politica”. Ecco gli “arruffapopolo” cui le “follie del Novecento nulla hanno insegnato”.

Non avendo mezzi e capacità per scomodare filosofie di vario genere, non resta che appellarsi, dinanzi a una sentenza così netta, alla semplicità, d’altra parte patrimonio del nostro elemento non a caso identificato come chiaro, fresco e dolce. E, pertanto, rivangare appena un paio di precedenti, le cui radici affondano nella storia e nel rispetto.

La... derivazione linguistica sul bene comune di Pedicini, per esempio, permette di ricordare che “sul piano della prassi, permane talvolta una concezione eccessivamente mercantile dell’acqua che rischia di cadere nell’errore di considerarla come una qualsiasi mercanzia, pianificando gli investimenti secondo il criterio del profitto per il profitto, senza tener conto della valenza pubblica dell’acqua” - che si legge nel contributo della Santa Sede al Sesto Forum Mondiale dell’Acqua (Marsiglia, marzo 2012). Quanto, invece, al primato che gli arruffapopolo vorrebbero far riconoscere alla politica dei partiti, ebbene è il caso di ricordare come tutti gli osservatori, anche oggi, proprio adesso, siano concordi nell'affermare quanto gravi siano state le colpe della politica e dei partiti nel rendere vana una chiara espressione della volontà popolare (27 milioni di italiani al voto sui due quesiti del referendum abrogativo del 2011).

Dunque, due precedenti tradottisi in (mancati) fatti, contro i quali tenere alta la guardia con un'opera di informazione è assimilato ad un atto populistico/eversivo.
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Oddio, si potrebbe leggere, in quanto sostiene Pedicini, anche una sorta di richiamo al primato lefevbriano della Chiesa, alla non richiesta ed ingiustificata ingerenza di sacerdoti nel campo di esorcismi non spirituali bensì materiali, una perdita di senso dell’individuo a scapito del tutt’uno indistinto che è la società. Il prossimo passo, quindi, potrebbe essere compiuto verso don Ciotti e l’assurda pretesa ‘laica’ di considerare la mafia un male assoluto, e terreno.