Il pessimo spettacolo dei politici contrapposti che si azzuffano sulla sanità nel Sannio che invece è questione decisamente seria

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Perché rispolverare un risaputo e abusato adagio? Proprio perché tale: risaputo, quindi ben conosciuto nel suo aspetto poco edificante; abusato, quindi mai 'risarcito' in concretezza di questa sua violenza. La versione a noi più vicina è la seguente: “Mentre 'o miedeco sturéa, 'o malato se ne more”; il senso è perfettamente comprensibile, l'argomento di fondo è la sanità, in via generale; il soggetto sottinteso è “la politica”.

I cui toni, in questi ultimi giorni, sono cresciuti e di molto, in un tutti contro tutti senza economie perfino d'insulti.

Due le 'scuole' di pensiero a confronto: quella attualmente maggioritaria (si parla di politica) per cui le mosse del governo regionale e le loro traduzioni sul territorio in atti aziendali fanno bene alla sanità sannita; quella che, invece, pur di estrazione differente, si oppone con forza ad uno scenario così tratteggiato, denunciandone i buchi nella tela. Alla prima fazione iscriviamo il solo Partito Democratico nelle sue varie articolazioni, con Vincenzo De Luca, Umberto Del Basso De Caro, Erasmo Mortaruolo, Carmine Valentino; della seconda fanno a pieno diritto parte il sindaco di Benevento Mastella, il centrodestra che rappresenta e, complementare nella protesta, il Movimento Cinque Stelle.

Sono, le due parti in causa, portatrici di elementi così in contrasto fra di loro che, in tutta franchezza, l'opinione pubblica arriva a comprendere poco, se non gli aspetti sintetizzabili nell'efficacia di un titolo o un servizio televisivo (c'è il pronto soccorso o no, c'è l'eccellenza di un polo oncologico o no; e così via): si parte dalla norma regionale per giungere ai tecnicismi delle adozioni degli strumenti di funzionamento aziendale, passando per carenze di personale, numero di posti letto, reparti aperti, chiusi, spacchettati, budget da rispettare, primo o secondo livello di emergenze, urgenza, accettazione e relativa qualificazione per finire al consueto discorso sugli sprechi emersi, denunciati da ogni parte politica quando è all'opposizione e poi si fa governo, e viceversa, nonché sui debiti cresciuti e crescenti in grado di azzoppare qualsiasi discorso sulla qualità.

Eppure sembra, al paziente in avvio ricordato, che la materia sia troppo seria (per il suo appartenere anche alla morte) per essere ridotta a oggetto di una disputa politica così aspra e inconcludente che (basta leggere le note stampa e le cronache) trascuri proprio la sorte, o la malasorte, del destinatario naturale - non a caso detto 'paziente', nell'uso verbale non del sostantivo ma dell'aggettivo, dotato cioè di rassegnata sopportazione - della prestazione sanitaria. Alla quale si richiede, dal buco più minuscolo alla struttura da telefilm, efficienza, professionalità, comprensione, pure nel marasma di primari che vanno o vengono (mai che vengano e restino dove c'è un bisogno), di collocazioni geografiche che fanno da impedimento, di uomini delle istituzioni che s'azzuffanno e magari vanno a curarsi le ferite altrove.