Il giustiziere del Benevento si chiama Faraoni. La gioia di Milano offuscata dal verdetto aritmetico della retrocessione in serie B... il giorno dopo

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La curva giallorossa nella gara promozione col Carpi, a giugno 2017
La curva giallorossa nella gara promozione col Carpi, a giugno 2017

Si chiama Faraoni il giustiziere del Benevento. E' il Davide che ha abbattuto il 'golia' della massima serie, quel gigante sulle cui spalle s'è issato il Benevento a giugno del 2017. Per poi appunto ruzzolarne giù solo qualche mese più tardi. La vittoria del Crotone a Udine, venuta a soli 4 minuti dal novantesimo appunto grazie a una rete del ventisettenne difensore di origine laziale, un anno fa militante proprio nella fila friulane, con esperienze all'estero (Watford) e un trascorso anche nelle giovanili azzurre, ha condannato anche dal punto di vista aritmetico il Benevento alla categoria cadetta, naturalmente rilanciando alla grande le prospettive salvezza dei calabresi.

Come è strano, il calcio. Proprio all'indomani della maggiore soddisfazione raggiunta dalla formazione giallorossa, con un ambiente in estasi per la prima vittoria lontano dal Vigorito per giunta sul palcoscenico prestigioso di San Siro, è lo 'spezzatino' del 34° turno – originato dalle solite esigenze televisive – a ricordare come, paradossalmente, possa maturare un esito così importante per una squadra senza che quest'ultima addirittura giochi. O meglio, nel caso della formazione di De Zerbi, abbia già giocato, assaporando quel gusto della 'resistenza' per meno di 24 ore. Il passo del gambero sannita almeno non è contestuale con la grande gioia milanese ed è venuto a sole quattro giornate dal termine. Tale elemento, però, è dovuto solo alla matematica stessa: venti squadre e la vittoria a tre punti sono in grado di diluire nel tempo l'ovvietà di un verdetto invece emesso molte settimane addietro.

Per quanto pronunciato solo il 22 aprile, però, per quanto del tutto chiaro nel definire la 'colpevolezza' del Benevento, non ha sottratto ugualmente ai giallorossi la voglia di commettere, nei limiti della propria qualità, comunque 'reati' tali da assicurare uno svolgimento regolare al campionato mai ammainando bandiera in modo disonorevole sotto il profilo dell'impegno.