Breve trattato per Francesco sulla squadra degli Agnelli e sul vittimismo

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

Quel che qui di seguito si può leggere non è un articolo propriamente detto, data la lunghezza, ma un (breve) trattato sui temi sintetizzati nel titolo e non relativi corollari.
Da qualche mese il momento più lieto della mia giornata è la videochiamata col piccolo Francesco. Quando Francesco nacque 21 mesi fa, suo padre (fratello di mia moglie) mi chiese di farlo diventare tifoso del Napoli, obiettivo non facile da raggiungere considerando che il bambino è nato e soprattutto vive a Milano! Gli ho comprato ogni sorta di abbigliamento e una bellissima moto elettrica della SSC Napoli, ovviamente azzurra, collocata in cantina in attesa di un’età del bambino più adatta. Quest’estate poi Francesco dovrebbe venire a Dimaro, località trentina dove si svolge il ritiro pre-campionato del Napoli. Noi ci siamo stati lo scorso anno divertendoci moltissimo, tanto che mia moglie disse, riferendosi me, “di sentirsi come la mamma che ha portato il figlio a Disneyland”.

In val di Sole era iniziato “il Sogno” di vedere nuovamente il Napoli campione, trent’anni dopo Maradona. Le premesse c’erano tutte. La progressiva crescita del Napoli di De Laurentiis, aveva condotto il Napoli dalla serie C a vittorie e piazzamenti sempre più prossimi alla vetta, riportando sul palcoscenico del San Paolo fuoriclasse assoluti. Il percorso si è completato con l’arrivo sulla panchina azzurra del “Comandante” Maurizio Sarri, sotto la cui guida il Napoli ha polverizzato ogni record di punti, vittorie e gol della sua storia, ottenuti attraverso un gioco talmente spettacolare da scomodare paragoni con squadre leggendarie come l’Ajax di Johan Cruijff.
Il gol realizzato a Cagliari da Marek Hamsik, al termine di un’azione fatta di 17 passaggi in 50 secondi, alla quale hanno partecipato tutti e 11 (!) i giocatori, portiere compreso, rappresenta un “inno alla bellezza” che dubito potrà essere riscritto da altri. Sarà il primo video di calcio che farò vedere a Francesco.
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Ma il “Sogno”, costruito in anni di lavoro e applicazione della squadra, di esemplare gestione della società, supportato dall’amore infinito di un intero popolo, si è dissolto in meno di 24 ore lo scorso fine settimana. La domenica precedente il Napoli si era riportato a un solo punto dalla Juventus dopo averla battuta nel suo stadio, con un gol di Koulibaly al 90°, al termine di una partita in cui aveva costretto i bianconeri ad asserragliarsi nella propria area di rigore.

La partita con l’Inter sembrava l’ultimo vero ostacolo per la Juventus verso lo scudetto, sia per l’acerrima rivalità, sia perché l’eventuale vittoria avrebbe estromesso i nerazzurri dalla corsa Champions a favore della Roma, rendendo poco più che una formalità la trasferta bianconera all’Olimpico alla penultima giornata. I fatti e i misfatti di Inter-Juventus hanno avuto eco internazionale e sono a tutti noti: l’espulsione dell’interista Vecino per un fallo su Mandzukic, comminata dall’arbitro successivamente all’intervento del VAR (dove operava l’arbitro Valeri di Roma), secondo alcuni esperti in maniera illegittima (è tra l’altro emerso che il mostrato, impressionante squarcio sulla gamba dello juventino fosse preesistente). L’Inter era riuscita comunque a ribaltare il risultato sfiorando anche il doppio vantaggio, dominando la Juventus, nonostante l’inferiorità numerica la costringesse a uno sforzo che alla lunga avrebbe pagato. La parità numerica avrebbe dovuto (cito in tal senso Tuttosport, “organo di stampa juventino”) essere ristabilita per l’espulsione dello juventino Pjanic (già ammonito) per due falli, di cui uno commesso sotto gli occhi di Orsato, identico a quello che gli aveva invece fatto espellere il torinista Baselli nel derby d’andata (per un fallo sullo stesso Pjanic)! A 3 minuti dalla fine un’Inter stremata veniva raggiunta da un rocambolesco gol di Cuadrado e un minuto dopo il numero 9 bianconero (interrompendo un digiuno di oltre 700 minuti) segnava il gol del definitivo sorpasso.
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Le vicende di Inter-Juventus hanno determinato uno shock tra i napoletani (tifosi e calciatori), con il Napoli ritrovatosi a 4 punti dalla Juventus, dopo aver accarezzato l’illusione di andare a giocare a Firenze per il sorpasso. Per la partita era stato designato il signor Mazzoleni, tristemente noto ai napoletani per i fatti della Supercoppa di Pechino, quando, dopo aver consentito alla Juventus di pareggiare grazie a un rigore dubbio, aveva espulso al 90° due calciatori del Napoli, costretto a giocare in 9 i tempi supplementari! Un caso clamoroso di “insensibilità arbitrale”, per dirla alla Buffon…

Fiorentina-Napoli è durata sostanzialmente 8 minuti, il tempo necessario a Mazzoleni per espellere col supporto del VAR Koulibaly, decisione anche legittima, tuttavia diametralmente opposta a quella che fu presa nel corso di Lazio-Juventus, quando non ricevette alcuna sanzione l’analogo fallo, da rigore, commesso dallo juventino Benatia sul laziale Leiva (si può facilmente verificare in rete dove c’è un video che mostra le due azioni affiancate). Ridotto in 10, impossibilitato pertanto a esercitare la sua principale forma di difesa che consiste nell’impedire all’avversario di avere il possesso della palla, e soprattutto in preda a uno stato di impotente frustrazione, il Napoli, come Cesare alla vista di Bruto tra i congiurati, non ha neppure provato a reagire offrendosi alle tre pugnalate del “Cholito” Simeone.

Il condizionamento subito dai calciatori del Napoli dopo la vittoria juventina dipende solo da un deficit caratteriale, come sentenziato dai soliti opinionisti? Eppure è noto che ad esempio nel tennis servire per primi nel set decisivo comporta un vantaggio che nessuno discute. Fatto sta che contro ogni regola di equilibrio da gennaio in poi il Napoli ha dovuto quasi sempre giocare dopo la Juventus, calendario che ha aggiunto un carico di stress ulteriore, costringendo gli azzurri a una rincorsa continua senza margini d’errore. È soprattutto vero, infine, che pur perdendo a Firenze, senza l’arbitraggio di Orsato il Napoli sarebbe rimasto comunque a 1 solo punto di distacco dai bianconeri. Come corollario di un triste pomeriggio, gli ignobili cori della curva fiorentina inneggianti al Vesuvio e alla puzza dei terroni, partiti già mentre i calciatori azzurri rendevano omaggio al compianto capitano viola Davide Astori (la cui compagna è tra l’altro napoletana). Che dire, accade in tutti gli stadi italiani da Roma in su, nel silenzio più assoluto degli opinionisti. E in un certo senso i fiorentini sono gli “arcitaliani”.
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A mio parere Napoli sta all’Italia come Algeri stava alla Francia: formalmente territorio metropolitano, di fatto capoluogo di una colonia! Questo rende quasi intollerabile in maniera più o meno conscia che in qualche settore la città possa aspirare a un primato.

Non a caso la caduta di Firenze ha riportato al primigenio candore la coscienza dei commentatori italiani, macchiata dallo scandalo di San Siro. “Vedete, il Napoli ha perso per suo demerito, non perché la Juventus ha rubato. Anzi, prendesse esempio dal suo furore agonistico, dal suo cinismo (il termine con il quale da decenni si celebrano le vittorie bianconere, con qualunque mezzo ottenute). Basta con questo vittimismo”.

Il Napoli ha senz’altro perso a Firenze per suoi demeriti. Non ci sorprende, visto che tutti i suoi risultati dipendono solo dalla qualità del suo gioco. Nei momenti di difficoltà, fisiologici per qualsiasi squadra, nessuno interviene a soccorrerlo. La Juventus, tra gennaio e febbraio e nuovamente nelle ultime settimane ha il fiato forse anche più corto di quello del Napoli, nonostante possa permettersi un parco giocatori quasi doppio di quello degli azzurri, privati anche di due calciatori fondamentali (Ghoulam e Milik) a causa di gravissimi infortuni. Tuttavia, le difficoltà bianconere non si sono tradotte in perdita di punti, che avrebbero consegnato al Napoli un vantaggio abissale, non grazie alle succitate doti spirituali, ma perché integrate (su altre integrazioni “prescritte” sorvoliamo per brevità ispirandoci a Tacito…) da una serie di discutibili arbitraggi: di Inter e Lazio abbiamo detto, aggiungiamo citando a memoria Cagliari, Fiorentina, Chievo Torino, Benevento. La foglia di fico è stato per settimane il tormentone “Mertens a Crotone”, riferito a un presunto fallo di mano del folletto belga, dimenticando di sottolineare come pochi minuti prima fosse stato commesso un clamoroso fallo da rigore su Koulibaly che avrebbe portato il Napoli sul 2 a 0 e ridotto il Crotone in 10 per l’inevitabile espulsione del difensore calabrese già ammonito.
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Il coro sul vittimismo napoletano (“piangina” per dirla in “padano”) si è levato da più parti. Forse nei giudizi avrà pesato il fatto che i commentatori della principale emittente televisiva che trasmette calcio siano tutti o quasi ex calciatori juventini (la conduttrice è addirittura la compagna del capitano della Juventus) o in misura minore di squadre milanesi, o che i giornalisti sportivi Rai siano più o meno dichiaratamente tifosi delle squadre della capitale. I principali organi di stampa sono distribuiti tra Roma e il Nord (come il potere economico e politico del resto) e il principale giornale napoletano, da anni è ridotto a una sorta di edizione locale del Messaggero di Roma.

Si fa fatica a comprendere come mai un tale concentrato di libero pensiero non abbia fatto analoghe considerazioni di vittimismo ascoltando le esternazioni del presidente juventino Andrea Agnelli subito dopo il presunto torto arbitrale subito a Madrid, il quale ha invocato l’introduzione del VAR in Europa dopo che per tutta la stagione la Juventus e i “commentatori amici” avevano detto peste e corna della sua introduzione in Italia! Ancor più difficile comprendere il silenzio se non addirittura il supporto alle affermazioni inaudite e finanche grottesche della “bandiera” bianconera Gianluigi Buffon contro l’arbitro Oliver, in fondo dettate dall’assoluta incapacità di accettare la sconfitta; una scena che avrebbero quasi potuto suscitare simpatia umana se la lamentazione e l’inedita accusa di insensibilità arbitrale non fosse partita da un portiere di straordinaria bravura, la cui parata più celebre tuttavia si verificò un metro oltre la linea di porta, defraudando il Milan dello scudetto.
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Eppure a sentire i commentatori è il Napoli che non sa perdere e cerca alibi ai suoi limiti attribuendo a fattori esterni la causa delle sue sconfitte. A mio parere la verità è esattamente opposta e l’isteria del dopo Madrid ne ha svelato i contorni.

Se c’è una squadra che non sa perdere perché la non vittoria è la negazione della sua stessa ragion d’essere è proprio la Juventus di Torino, città di Casa Savoia e di Casa Agnelli (che è proprietaria della squadra). Il motto della squadra “Vincere non è importante: è la sola cosa che conti”, coniato da Giampiero Boniperti e stampato nel colletto della maglia, è alla base di questa “religione della vittoria”, al di fuori della quale ci sono solo perdenti, falliti, invidiosi delle irresistibili glorie juventine (anche se queste hanno una dimensione solo “domestica”). Una religione, quella del successo ad ogni costo, fattasi quasi ossessione paradossalmente dopo la scelta della società di abbandonare la sua pur debole appartenenza territoriale, per abbracciare il tifo apolide di chi sposa la sua causa perché ha bisogno di vincere e nulla più. Questo è il retroterra ideologico alla base di “Calciopoli”.

Che da un siffatto pulpito si attacchi la tifoseria partenopea come incapace di accettare la sconfitta fa quasi sorridere. Il Napoli ha vinto molto poco nel corso della sua storia e ha conosciuto anni di tenebre successivi a brevi stagioni di luce accecante. Ma a Napoli si è riempito il San Paolo contro il Licata e la Sangiovannese, perché la squadra azzurra è il sentimento di una città. Se la Juventus cessasse di vincere si estinguerebbe, questa è la differenza.

Allora caro Francesco, se davvero un giorno ti innamorerai del Napoli sappi che sarà un amore difficile, spesso da “due cuori e una capanna”. E comunque lo zio ti ricomprerà la moto del Napoli. Forse avevo dimenticato di dirlo, ma è stata rubata da una banda di ladri specializzata in furti nei box! Chissà per chi tifano...