La via giusta tra l'Italia che c'era e quella di oggi: un film e il cortile politico beneventano

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Rotola nel petto e ingrossa la malinconia la visione di un film-documentario che abbia come 'pretesto' narrativo l'affermazione d'una verità storica in termini di Memoria e Resistenza nella regione Campania, e segnatamente nella vicina (al Sannio, al cuore degli uomini) provincia di Caserta: “Terra bruciata!”, di Luca Gianfrancesco, è passato anche per gli schermi cittadini, sia pure per una serata occasionale ma d'occasione, grazie ad Anpi ed Emergency.

Per fortuna, innanzitutto, perché il valore della testimonianza viene restituito, intatto, dopo tre quarti di secolo, dalla qualità artistica che sorregge la sostanza storica attraverso uno scambio paritario che muove a una naturale commozione.

E questa frattura interiore nasce solo dalla dissaldatura fra passato e presente.

Nella rappresentazione dei fatti, nelle eloquenti parole degli studiosi, soprattutto nella testardaggine e nel dialetto dei testimoni e dei sopravvissuti si fa carne (solo di celluloide) un Paese fantasma. Opposto, oggi, all'Italia dei Di Maio, Salvini, all'Italia dei Berlusconi, Renzi. L'uno è un Paese che pare mai esistito, perché disonorato, svillaneggiato, dimenticato; l'altro è il Paese reale che sdottoreggia sul superamento delle divisioni, delle ideologie, della stessa politica, il Paese che rinnega le radici della rinascita, che annacqua gli sforzi della risalita post-bellica, il Paese bigotto e democristiano di colpo mai stato fascista, il Paese opportunista e cinico dei grilli parlanti, degli imbonitori, dei razzisti, dei poltronisti, dei finti sinistri.

Il Paese che, grazie alla circolarità del tempo, anche nel suo cortile beneventano propone una corte dei miracoli che si perpetua eterna, cerchio infernale di voltagabbana, miracolati, convertiti, insipienti, incapaci.

Oggi più che mai, quindi, si teme sempre di essere in errore quando si afferma che una via 'giusta' esiste: eppure, quella che si vede nelle rughe che tracimano da uno schermo, nei volti semplici ed espressivi che hanno maturato una visione della vita spalando sofferenza dalle loro coscienze è una via giusta. Lastricata dei ricordi nitidi dell'individuo che diventano collettivi, patrimonio antifascista di tutti, esempio di rigore morale indefettibile che nella società capovolta del terzo millennio trasformano in una riserva indiana gli spettatori di un film-documentario. E per ora è così. Tocca resistere, come allora.