Benevento calcio: è finita come la sceneggiatura non scritta, ma immaginata alla vigilia, voleva finisse

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E' finita – tra le mura amiche, come si suole dire - come la sceneggiatura, non scritta ma così immaginata alla vigilia, voleva finisse, questo primo (e chissà...) campionato di serie A del Benevento calcio. Con una vittoria, venuta non dal decantato bel gioco, che avrà pure prodotto ammirazioni senza produrre punti, ma dal cinismo di un contropiede (Brignola ha finalmente trovato il modo di passare un pallone, dopo tante circonvoluzioni superflue sul campo) e, sulla carta, non meritata. Per tale motivo appunto cinica: l'ordinato Genoa disposto da Ballardini, approdato ad una meritata salvezza, sornione nel primo e cresciuto nel secondo tempo, ha visto infrangersi contro la 'derbystica' opposizione di Puggioni i suoi acuti da gol e, schiacciato in avanti, è stato punito in dirittura d'arrivo da una zampata di Diabatè appunto ben imbeccato dal giovane giallorosso sprinter per quasi un intero campo.

E' finita con la (prevedibile) conferma della maturità del pubblico beneventano, ormai portato a paradigmatico esempio del panorama nazionale delle tifoserie per la sua dose di passione in grado di tessere una tela compatta di gioia, orgoglio e comprensibile piacere. In questo... settore del campo, in questo non trascurabile segmento della stagione sportiva del Benevento, è individuabile innanzitutto una garanzia per il futuro della società, se essa avrà la concreta intenzione di non farsi considerare solo una meteora della categoria superiore.

Ricominciare dopo una bocciatura non è semplice proprio perché è stata messa alla corda sin dall'inizio dell'anno la capacità di programmazione: serviranno umiltà decisionale, oculatezza gestionale e un organigramma ben strutturato. In tale logica, ancora una volta si deve considerare come stia trasformandosi, sin da ora, in una stucchevole litania ai microfoni della nazione calcistica la vicenda del destino di un singolo, per quanto sia l'allenatore.

E' finita al tempo stesso anche la sofferenza per i diecimila ed oltre dediti – giocoforza... - al consumo consapevole dell'inferiorità giallorossa, sfociata in una retrocessione con merito pur sempre inserita nel racconto di un torneo dai due volti in grado di alimentare discussioni stuzzicando la dietrologia (cosa sarebbe accaduto se...?). Sarà il 'cibo' di cui si nutrirà l'estate giallorossa, la benzina nella macchina dei bei ricordi, prima di riprendere a sperare in autunno con rinnovata fiducia.