Si discute sul destinatario di una convenzione Gesesa, si dovrebbe farlo sull'applicazione del Codice dei contratti

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo
la sede della Gesesa a Benevento
la sede della Gesesa a Benevento

E' stata data notizia di una convenzione che la Gesesa sta per stringere con l’architetto Isidoro Fucci, già dirigente comunale con la Giunta Comunale di centrosinistra guidata da Fausto Pepe e attualmente responsabile dell’ufficio tecnico dei comuni di Castelpoto e Montecalvo Irpino (Il Sannio Quotidiano 10 maggio 2018). L’attività di consulenza dovrebbe essere svolta per le procedure di gare di appalto, alla luce delle novità normative introdotte dal D.Lgs. n. 50/2016. La notizia ha suscitato tensione fra i consiglieri comunali di maggioranza di Benevento e il malessere, come riporta l’articolo, ha indotto il sindaco Mastella “a negare ogni implicazione politica sulla vicenda”.

Tuttavia, sarebbe stato opportuno che l’attenzione dei consiglieri fosse stata rivolta alla tardiva applicazione delle disposizioni del Codice dei contratti piuttosto che alla scelta dell’esperto da convenzionare.

Sulla convenzione, peraltro, non conoscendo il tipo di rapporto che il tecnico ha con i due comuni (immagino basato sull’art 102 del TUEL 267/2000), né il contenuto delle convenzioni che disciplinano il rapporto di lavoro, c’è poco da commentare; ma sull’applicazione delle norme dettate dal Codice dei contratti la politica locale dovrebbe riflettere, in particolare, dell’articolo 177.

Tale articolo ha stabilito che, entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore, come chiarito da una recente sentenza del Consiglio di Stato (Sez. V, 27 luglio 2017, n. 3703), i contratti affidati mediante gara devono raggiungere una quota pari all’80% del totale.

Tale obbligo vale per i soggetti pubblici e privati (società in house e partecipate), titolari di concessioni di lavori o servizi pubblici di importo superiore a 150.000 euro. La conseguenza è che, man mano che i precedenti contratti vengono a scadenza, i nuovi contratti devono, da subito, essere affidati mediante gara.

La norma, ricalcando una disposizione simile ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, si pone l’obbiettivo di favorire lo sviluppo del territorio e di introdurre un meccanismo concorrenziale nel settore dei servizi pubblici, molti dei quali esercitati in regime di monopolio naturale, per indurre i concessionari dei servizi a migliorare la propria efficienza.

Definito lo scopo della norma, bisogna porsi alcune domande, sia per le società in house, sia per le partecipate sia, infine, per i concessionari dei servizi. Per le società in house la domanda è semplice: il controllo analogo per quale fine è stato esercitato?

Il legislatore ha fornito uno strumento di sviluppo ma sembra che la politica non lo abbia compreso, preferendo lasciare le praterie di inefficienze senza orizzonti in nome di una cultura clientelare che non vuole morire, vedi Alto Calore, Ato non operanti.
Per le partecipate, di maggioranza e minoranza, la riflessione dovrebbe riguardare sia la dirigenza interna della società, sia la partecipazione dei rappresentati dell’ente locale, là dove essa c’è, sia per il concedente la concessione che è l’ente locale.

Le tensioni dei consiglieri, ammesso che ci siano state, non sembra che vadano nella direzione dello sviluppo che, nella vicenda che si commenta, potrebbe essere attivato semplicemente pretendendo il rispetto delle regole.

Per il Comune di Castelpoto introduco un ulteriore elemento di riflessione e una domanda. L’Ente, conferendo il servizio contestualmente alla sottoscrizione dell’aumento di capitale, in quanto socio intitolare di qualche azione, può controllare i contenuti e gli obblighi a carico del gestore del servizio in una concessione che non c’è? L’ente locale che ha affidato con evidenza pubblica può controllare il gestore sugli adempimenti previsti nella concessione.