La preoccupazione dei pazienti dopo il rumoroso addio di Huscher all'ospedale Rummo di Benevento

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E’ da ritenersi che l’uno si senta ormai, e finalmente, al ‘sicuro’, mentre gli altri abbiano di che sbattersi, nel quotidiano, per venir fuori dalle (ritenute) secche – e sacche - di inefficienza e inefficacia descritte dall’uno. Le parole di fuoco con le quali Cristiano Huscher, attraverso un’intervista a Repubblica Napoli (17 maggio), ha fotografato la situazione dell’Azienda ospedaliera Rummo di Benevento suonano come un sonoro schiaffo alla politica e alla ragioneria sanitaria. Il titolo dell'articolo: “Vergogna Rummo: qui manca tutto, così ho detto basta”. Il già direttore della Chirurgia oncologica all'ospedale Rummo è oggi al Policlinico di Abano (Padova), ma coloro i quali a tale reparto cittadino dovranno riferirsi corrono il rischio di farlo con l’animo ingombro delle severe considerazioni del professore emigrato al Nord: linee guida non rispettate, tempi di attesa dilatati fra esami strumentali ed eventuali interventi, numero ridotto delle sedute operatorie rispetto alle liste d’attesa, distribuzione degli interventi senza un’accurata valutazione dell’esperienza degli operatori, attrezzature carenti o non all’altezza.

Diranno che il “J’accuse” di Huscher è magari di parte, ma certo non si può negare sia spietato e al tempo stesso destabilizzante. Postula un intervento non solo del (pesantemente chiamato in causa) management dell’Azienda ospedaliera di Benevento, fuori dal classico canone di celebrative note stampa, ma anche dell’Ordine dei Medici locale soprattutto per verificare – in modo obiettivo e nel rispetto del cittadino/utente- se rispondono o meno al vero certi passaggi pesanti (“…il disordine faceva sì che malati di cancro fossero operati anche da colleghi con scarso volume di lavoro e poca esperienza…”, ad esempio) e denunce almeno limpide nella formulazione: “Spesso siamo rimasti senza bisturi e più di una volta abbiamo elemosinato i fili di sutura da altri reparti. E, poi, i ritardi delle Tac non sono banali. Durante un incontro con l’amministrazione l’ho fatto presente, tutto inutile”.

Tutte valutazioni e circostanze in effetti qualche giorno dopo (20 maggio) confutate, non senza forte amarezza per “l’inspiegabile, immotivato e diffamatorio attacco”, dalla direzione dell’Azienda ospedaliera Rummo, “sorpresa e sconcertata”. Che ha rintuzzato punto per punto l’analisi negativa del medico, attraverso una varia e vasta gamma di aggettivazioni: dall’aver corrisposto in maniera “compiuta e tempestiva“ alle richieste del direttore dell’UOC Chirurgia oncologica, alla occasionalità di alcuni disservizi, dagli elementi “privi di riscontro” a qualche affermazione “falsa e tendenziosa”, da qualche dichiarazione “assolutamente non veritiera” ad asserzioni “risibili”, eccetera.

E fin qui siamo al dialogo, seppure spinto e comunque fra sordi.

C’è un aspetto, però, che emerge senza sforzo dallo sfogo di Huscher (e dalla risposta del management) e che investe il rapporto fra la sanità e la politica.

L’ex primario cittadino ora in Veneto ricorda come, dopo essersi espresso in modo freddo contro la “creazione di un reparto periferico come quello di Sant’Agata de’ Goti”, subito sia stato oggetto appunto delle attenzioni della politica (il presidente della Regione, De Luca) tradottesi nella richiesta di “punirmi” alla Direzione del nosocomio cittadino: “E il giorno dopo una lettera mi avvertì, ero stato sottoposto a provvedimento disciplinare”. Non a caso, ripulita la lista delle eventuali mancanze, l’ospedale a sua volta non ha difficoltà a spiegarsi che “tra le possibili spiegazioni (dell’esternazione di Huscher, Ndr), non resterebbe che la procedura disciplinare aperta nei suoi riguardi ai sensi del vigente codice di comportamento - ora archiviata a seguito delle sue dimissioni – in ragione della contestazione sopra le righe per l’istituzione di un polo Oncologico” a Sant’Agata dei Goti. E hai detto niente!

Ecco un episodio con uno stretto rapporto causa/effetto dal quale è facile trarre una morale che, dal particolare (“Voglio ricordare a De Luca che al centro del sistema sanitario ci deve essere il malato e non medici e direttori scelti da lui”, ha detto Huscher) e per quanto ci si voglia arrampicare sugli specchi di codici di comportamento che escludono l’esercizio del libero convincimento, si elevi al generale: fino a oggi nessuna parte politica, qualunque essa sia (chi strepita oggi ha messo del suo ieri, e viceversa), è davvero riuscita a pensare al comparto Sanità, nella sua accezione più completa, al di fuori della logica di orto elettorale ed efficace strumento di potere.

Quest’utopia rigorosamente impraticabile grava come una cappa sulla credibilità delle istituzioni, sottraendo vigore alle denunce politiche che provengano dalla politica. Oltre, purtroppo, a testimoniare quanto sia ferrea la logica della cinghia di trasmissione, quell’invocare provvedimenti poi subito adottati piuttosto che soppesare e magari discutere il senso di pareri non uniformati.