Quarant'anni fa fu approvata la 194 una grande conquista per l'autodeterminazione e la salute della donna e la civiltà. Benevento non ricorda...

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Quaranta anni fa, il 22 maggio, venne promulgata la Legge 194/1978, con un Parlamento di sicuro ben diverso - per spessore e qualità - dall'attuale, firmata da un democristianissimo Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, vera conquista delle donne e di una società civile con le antenne puntate sull'affermazione dei diritti, e di una movimentazione politica che alle tutele guardava come a un traguardo e non una vergogna. Le norme sulla maternità consapevole e sull'interruzione volontaria della gravidanza, per quanto ancora oggi perfettibili o oggetto di distorsioni (come non si può non pensare all'obbrobrio dell'obiezione di coscienza in strutture pubbliche?), hanno avuto il valore inestimabile di non far considerare più l'aborto un reato per il Codice Penale, com'era fino ad allora. Oltre a essere state un importante passo in tema di (auto)gestione del corpo da parte della donna, nonché un'affermazione di 'civiltà' della persona. Ovviamente, anche quando l'aborto era reato si abortiva, ma (per le ricche) all'estero e clandestinamente dalle mammane (per le altre), con seri rischi per la vita della donna.

Non c'è migliore unità di misura nel rapportarsi a questa Legge, che è parte essenziale della nostra democrazia dei diritti al punto d'aver addirittura resistito, tre anni dopo, al referendum oscurantista del Movimento per la Vita del 1981, che volgere proprio lo sguardo dall'altro lato. Guardare cioè allo strepito continuo, all'ostinazione e all'intolleranza sotto varie vesti degli anti-abortisti. A Benevento, per esempio, la ricorrenza l'hanno ricordata una nota stampa e anche la pubblicità attraverso un camion-vela da parte del Centro Aiuto alla Vita (CAV), quell'associazione che ha ottenuto dal sindaco di benevento, Clemente Mastella, uno spazio anche all'interno della Spina Verde al rione Libertà mentre altre associazione stanno ancora a guardare. Il messaggio martellante del CAV che fa della donna un'assassina seriale di feti e vede nel permissivismo dello Stato un inspiegabile cedimento ai valori non cristiani e un decadimento dalla morale è invece il più alto sostegno morale nel ritenere ben più che giusta l'adozione della Norma sull'interruzione volonaria della gravidanza.

Piuttosto, con la lodevole eccezione di un comunicato della Uil , anche questa data è caduta nel silenzio istituzionale, innanzitutto dei 'tradizionali' sostenitori della Legge. C'erano una volta la sinistra e le donne dei partiti di sinistra...

E pensare, inoltre, che all'attuale Parlamento sono state spedite ben quattro rappresentanti sannite, delle quali almeno tre (quelle del MoVimento 5 Stelle) potrebbero (probabilmente) essere attestate su posizioni più 'aperte' verso la problematica, per quanto essa non rientri fra i punti 'contrattuali' con la Lega. Eppure cinque anni fa (scriveva l'Espresso) “gli unici ad arrischiarsi su un tema comunque delicato... sono proprio i grillini. Il 4 luglio hanno infatti depositato una proposta di legge il cui contenuto è divenuto accessibile online, sul sito del Senato, solo in questi giorni. La proposta di legge consiste in un unico articolo, nel quale si stabilisce che nelle strutture ospedaliere nelle quali si può eseguire un aborto, deve essere garantito che almeno il 70 per cento del personale in servizio di cui al comma 1 non sia obiettore di coscienza”. Cinque anni fa, poi certo, si cambia...