Savona non vale una messa...in fuga! Ancor meno un attacco gravissimo al capo dello Stato Italiano

- Opinioni di Carlo Panella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Avremmo voluto che il governo gialloverde fosse entrato in azione, per giudicarlo sui fatti. E' la nostra regola di giornale indipendente. A ogni elezione la ricordiamo ai lettori. Da ultimo, l'abbiamo fatto lo scorso 10 maggio, quando Berlusconi ha dato, a denti stretti, il lasciapassare al tentativo di Salvini-Di Maio (clicca per leggere l'articolo sul Vaglio.it). In tale occasione, abbiamo anche scritto: "Sarebbe a questo punto pura follia, se i dioscuri, Di Maio e Salvini, non attuassero quel che hanno bramato...". E invece i due proprio ieri hanno deciso di non attuarlo. E' una grave loro responsabilità che perpetua la mancanza di governo in Italia almeno per 5 mesi. Di più: non avendo questi due partiti, pur con la maggioranza assoluta in Parlamento, nemmeno modificato la legge elettorale, altissimo è il rischio che in autunno ci ritroveremo a questo stesso punto.

Non bastasse il danno, M5S e Lega hanno anche provato a scaricare la loro scelta di non voler governare l'Italia sul Presidente della Repubblica, addirittura, promuovendo una richiesta di messa in stato di accusa di Sergio Mattarella che, ricordiamo, è prevista per i casi di alto tradimento e attentato alla Costituzione.

E quale sarebbe il vulnus inferto dal Capo dello Stato? L'aver rifiutato la nomina di uno solo dei 20 ministri del nascente Governo Conte, (Giuseppe), propostogli dalle due forze politiche. Nulla ha eccepito Mattarella su tale nome, né sul programma del governo giallo-verde, né sulla quasi totalità dei ministri presentatigli. Solo di uno (Paolo Savona) ha chiesto la sostituzione, senza fare proposte in alternativa, andandogli bene un altro esponente della maggioranza, suggerendo al più l'interim al presidente del Consiglio incaricato o il nome di Giorgetti, numero 2 nazionale della Lega (Salvini e Di Maio erano già nella lista dei ministri).

Mattarella, quindi, per un solo ministro ha agito, come in passato altri suoi tre predecessori (da ultimo Napolitano verso il Governo Renzi, prima Ciampi e Scalfaro verso i Governi Berlusconi). Sia Renzi (per Gratteri) che Berlusconi (per Maroni e Previti) operarono senza strepiti la sostituzione richiestagli e i loro governi nacquero.

Ovviamente nacquero, si può aggiungere perché volevano governare e il cambiamento patito di un solo ministro - per quanto importante (si pensi Previti alla Giustizia per Berlusconi...) - non poteva distogliere dal perseguire lo scopo fondamentale: governare. Far diventare il no di Mattarella a Savona ministro, il casus belli per far saltare tutto, perpetuando la crisi politica e aggiungedovi anche quella istituzionale, addirittura mettendo nel mirino il Capo dello Stato che rappresenta - lo dice la Costituzione - l'unità nazionale, davvero, è stata scelta gravissima.

Ed è questione assolutamente secondaria quella della validità o meno della ragioni addotte dal Capo dello Stato, per la sostituzione. Se ne poteva discutere tranquillamente, anche animatamente, ma con il governo in carica!

Senza alcun pregiudizio, infatti, attendevamo il nuovo governo all'opera, e invece dobbiamo dire che i suoi interpreti hanno dato pessima prova di sé ancor prima di cominciare: 1) fuggendo dall'agire; 2) per come si sono scagliati contro il Capo dello Stato Italiano. Un comportamento quest'ultimo evidentemente pretestuoso facilmente superabile nei fatti, oltre che inesistente sul piano formale. Due parole su quest'ultimo aspetto, prima di concludere sulla pretestuosità sostanziale.
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La Costituzione Italiana è stata scritta da politici di alto livello e di pari istruzione. Oltre che molto bella è chiarissima. E recita all'articolo 92 che "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Nominare nel nostro caso, fonte Treccani, significa "Assegnare qualcuno a un ufficio, a una carica, a un grado, a una funzione". Non c'è dubbio sul fatto che il Presidente, in tal caso, non faccia semplice presenza notarile. Anche perché, la medesima Costituzione, quando riduce il valore pregnante della volontà del Presidente usa un altro verbo, ratificare, e specifica il concomitante ruolo degli altri organi costituzionali. Dice ad esempio l'art 87 Cost: "Il Presidente della Repubblica accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere".

Nel caso dei ministri il suo potere di nomina è esplicito ed assoluto. Il Presidente del Consiglio dei ministri propone e il Presidente della Repubblica, nominando, dispone.

Non solo, il rapporto di fiducia strettissimo dei ministri (e del Presidente del Consiglio) con il Presidente della Repubblica è confermato anche dal successivo articolo 93 Cost. in cui con estrema chiarezza è aggiunto: "Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica". Se i padri costituenti avessero voluto collegare i ministri alla maggioranza parlamentare espressa dalle urne avrebbero potuto/dovuto giurare davanti al Parlamento.

Tutto ciò non a caso perché la Repubblica Italiana nata delle nere ceneri del fascismo ha esaltato al massimo la separazione dei poteri e il bilanciamento di questi, ponendo pesi e contrappesi. Il rischio da evitare era proprio quello che l'Esecutivo nato dalla maggioranza parlamentare avesse, da quel momento in poi, poteri estesissimi. Cari costati all'Italia dal 1924 al 1943 e non aggiungo altro...

Non serve avere studiato il diritto costituzionale per capire che Mattarella ha solo applicato la Costituzione, basta soltanto leggerla, con umiltà e rispetto.
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Concludo sulla assoluta strumentalità del caso-Savona fatto sorgere per non voler governare.
Ammettiamo che il Governo Conte - come hanno detto Salvini e Di Maio - non avesse potuto esistere senza una presenza, in qualche ruolo ufficiale di Paolo Savona. Ebbene, nessuno avrebbe potuto impedire, una volta entrato in carica il Governo, che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (per l'interim) o altro ministro leghista dell'Economia nominasse Savona, formalmente, come consulente. Ci si sarebbe così giovati ufficialmente della sua competenza, ritenuta indispensabile. Ed è solo un esempio. Conta il risultato della squadra, non l'essere un componente in campo o in panchina: è l'Abc.

E allora? Di che parliamo?
Ma come, ci si attribuisce una volontà salvifica, si dice che finalmente un governo gialloverde del popolo potrà cambiare i destini dell'Italia e riscattarla dagli evocati lacci europei e dei poteri forti e poi - sul più bello, quando quel che si vuole si può - si scappa via, perché senza quel ministro in carica nulla più era possibile?

No, di fronte a tanta viltà (o incapacità a essere buoni), non vorremmo essere nei panni degli elettori del M5S e della Lega. I loro capi hanno fatto un disastro. Savona non vale una messa...in fuga!