L'annunciata, improvvisa, sconcertante chiusura delle scuole del 'De La Salle' di Benevento. La Curia chiarisca, non può ridursi a ragioniere

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Mancano solo poche ore, stando a quanto comunicato dalla dirigenza scolastica, per porre la parola fine alla pur lunga storia dell’Istituto Paritario La Salle o, nella migliore delle ipotesi, a una sua messa in precario stato di rianimazione. Lunedì scorso, 28 maggio, c'è stata una riunione tra gli insegnanti e la preside (Raffaella Iacovelli) e i genitori allarmati, per conoscere meglio quanto stesse accadendo. Dalla metà di maggio, infatti, sono prima emerse indiscrezioni su una possibile chiusura dell’istituto scolastico, ma sono state tacciate come cattiva informazione. Sulla pagina facebook ufficiale, dell’istituto, infatti, il 20 maggio 2018, alle ore 17.45, è stato pubblicato questo messaggio : “ #diffondiamo le notizie vere! Il tam tam di questi giorni è segno di attenzione, interesse, solidarietà, preoccupazione per le sorti di una istituzione scolastica riconosciuta e apprezzata da tanti, a più livelli e latitudini. Moltissime le attestazioni di stima e le proposte di collaborazione, dentro e fuori la Chiesa locale, dentro e fuori la provincia! Come se si fosse acceso un faro per orientare i naviganti durante il mare mosso! Ben venga il fare squadra! Ma prima di dare conferma al 'sentito dire', ci si preoccupi di diffondere notizie fondate e non semplici deduzioni. Nessuno vuole chiudere il De La Salle! Fra l'altro, con circa 300 alunni non è neppure minimamente immaginabile! Abbiamo a cuore la crescita dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, costi quel che costi! ...e non c'è costo che non si possa sostenere quando si lavora mettendo loro al centro di tutto! #fiducia! #insiemesipuo' ”.

Venerdì 25 maggio, invece, ecco la notizia di una possibile chiusura totale di tutti gli ordini e gradi (Infanzia, primaria, medie e superiori) della scuola. Il lunedì 28, nella riunione succitata, la conferma dalla dirigenza scolastica: la scuola chiude a meno che con un patto economico tra genitori e insegnanti non si riesca a salvarla. La Curia non può più permettersi alcun sostentamento economico. O ci pensiamo noi o chiudiamo.

In cosa consisterebbe questa cordata? Essenzialmente nel denaro. Si è parlato di un aumento di 50 euro, mensile, per ogni singola retta e una fortissima contrazione dello stipendio degli insegnanti, che sarebbe portato al minimo sindacale dopo un loro passaggio per delle dimissioni volontarie. Stanno veramente così le cose?

E’ stato riportato anche che il vescovo, Felice Accrocca, si sarebbe detto impossibilitato a perseguire altre soluzioni. Il riferito non può bastare: si attende, come urgentissima, una parola chiara e ufficiale di Accrocca su tutto ciò.

Di fronte a quanto comunicatogli nella riunione del 28 maggio, alcuni genitori si sono detti sollevati, accondiscendendo all’aumento pur di non interrompere il corso di studi dei figli e il rapporto con gli insegnanti. Molti altri genitori, invece, si sono detti indignati. Hanno percepito la scorrettezza nel comportamento della Curia che, certamente, non ha scoperto a maggio 2018 lo stato finanziario, il deficit nei bilancio. Per cui, come minimo, avrebbe dovuto comunicare ai genitori, per tempo, a dicembre o gennaio scorsi, la possibile chiusura delle scuole, in maniera tale da permettere agli stessi la ricollocazione dei figli in altri istituti, quando le iscrizioni erano aperte.

Lecito per ciò il dubbio sorto di voler far esplodere il caso a fine maggio, a pochi giorni dalla chiusura di tutti gli istituti scolastici, per forzare la mano, per una messa con le spalle al muro delle famiglie, a dir poco sgradita. Tali molti genitori si sono anche detti indignati per quanto prospettato agli insegnanti che potrebbe influire sulla loro serenità e di conseguenza sugli alunni.

C'è da chiarire il ruolo dell’Università di Benevento nella vicenda. E stato anche detto infatti - e pure questo dovrà essere confermato e ufficialmente chiarito dal vescovo - come la Curia stia puntando alla chiusura delle sue scuole perché interessata a cedere gli spazi utilizzati finora dal 'De La Salle' in affitto o in vendita all’Università degli Studi del Sannio, per i conseguenti vantaggi economici.

E' vero? Se sì, va ufficializzato che l'interesse economico- finanziario per la Curia Arcivescovile di Benevento è a tal punto prevalente - 1) sul bene dei bambini e degli alunni ; 2) sull'affidamento fatto dalle famiglie che hanno scelto di pagare una scuola privata per la promessa di studi all’avanguardia e seri (e quindi innanzitutto durevoli, certi nello svolgimento del ciclo formativo); 3) sul futuro degli insegnanti e dei collaboratori scolastici - da passarci sopra senza alcuna mediazione, senza nessun temperamento per le altre esigenze e aspettative.

Così, improvvisamente, dalla mattina alla sera: una fredda operazione di ragioneria, per di più taciuta per un intero anno scolastico a chi ne dovrà patire le conseguenze.

La Curia rappresenta - è - la Chiesa beneventana e comportandosi in tal modo sconcerta. A dir poco, perché non si può vantare e difendere il valore paritario delle scuole cattoliche a seconda della convenienza, non si può voler esercitare un servizio pubblico, una funzione sociale, come quella scolastica, e poi lasciare per strada come se niente fosse gli utenti, coloro che vi si sono rivolti.

Come minimo, volendo non svolgere più una tale funzione, bisognava prioritariamente portare a conclusione i vari cicli scolastici: certi servizi richiedono anni per essere dismessi, responsabilmente, oltre che con umanità .

Gradualmente: si comincia dal non accettare le nuove iscrizioni. Non si abbassano le saracinesche del De La Salle come si trattasse di un mero negozio che non rende più.

La Curia di Benevento chiarisca ufficialmente e si assuma tutte le responsabilità. Lo chiediamo nella speranza che quanto riferito ai genitori non risponda alla realtà. E' duro, non solo per gli interessati e i fedeli, da accettare. Se però quanto riferito risponderà al vero, quanto distanti la Curia di Benevento e chi la compone saranno da un loro indimenticato collega ed educatore, Don Lorenzo Milani, che disse: “Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d'ogni religione e d'ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l'umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l'umanità ci salveremo almeno l'anima. (da Lettera ai giudici).