Vano tentativo dei mastelliani di rimediare alle parole della vicesindaca sulla mafia che a Benevento ha vinto

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Palazzo Mosti
Palazzo Mosti

Pezo el tacón del buso... Il veneziano è ormai dialetto 'politico' anche del Meridione d'Italia, grazie alla miscellanea del nobiliare Governo gialloverde. Pertanto, non deve essere affatto sfuggito il senso di siffatto proverbiale uso al di sopra della linea gotica: peggio il rimedio del buco, per farla breve. Anche centinaia di chilometri più su, quindi, hanno ben compreso il valore della nota stampa diffusa non da due esponenti qualsiasi della maggioranza mastelliana al comune di Benevento, ma dal capo della segreteria politica del sindaco e dal capogruppo consiliare della Lista Mastella, cioè Renato Parente e Giovanni Quarantiello.

E' un tentativo, invero goffo ma dettato dalla necessità e contingenza politica, di difendere la leggerezza nel dichiarare della vicesindaca e assessora alle Finanze Maria Carmela Serluca (leggi). I due vanno al nocciolo della questione e scaricano le colpe... sulla legge relativa ai beni confiscati, che – applicata ovviamente al caso disperato di un ente locale a Benevento privo di risorse - “non funziona”.

Da tale presupposto discende la solidarietà per una Serluca “che non ha detto cose offensive ma semplicemente espresso che laddove ci sono episodi di questo genere (vandalismi, Ndr) rischiano di vincere le mafie”.
In verità, il possibile 'rischio' si è tradotto in un passato prossimo ("ha vinto") nel pensiero di Serluca, per la quale (la video-intervista è su Facebook, minuto 2'33”) ha usato, testualmente, ben altra formula verbale: “...la mafia ha vinto in questo caso”, frase non espunta da un contesto ma chiara conclusione di un articolato ragionamento fondato sull'insostenibilità economica dell'acquisizione del bene confiscato in contrada Olivola da parte del Comune a seguito dell'anonima barbarie che avrebbe terremotato la struttura rendendola inservibile (ovvero meno appetibile come affare).

L'assemblaggio di concetti che s'aggrovigliano su se stessi senza trovare una via d'uscita è prerogativa dello scritto dei mastelliani. Che esprimono, per esempio, “piena disponibilità da parte dell’amministrazione comunale e della stessa Serluca, al confronto, ma con quanti sono in buonafede, e a rendere eventualmente operativo un tratto di strada che possa portare ad un esito diverso da quello che, in maniera sconfortante, si è verificato fino ad ora”, senza condurre a un significato ultimo di tale affermazione.

I due, insomma, pare quasi intendano assolvere alla funzione del suonatore di Hamelin trascinando la gente in un labirinto di specchi che nell'adolescenza stuzzicava, allora giocosamente, la capacità di orientarsi posti dinanzi alla più banale (e contraria) delle rappresentazioni della realtà: il suo riflesso.

Parente e Quarantiello, in fondo, non fanno altro che corroborare l'irresponsabilità politica delle parole di Serluca (della quale si registra pure tutto un giustificarsi, per tacere del sindaco Mastella...) e confermare l'assenza di tensioni anche ideali nella compagine di governo della città, esaltandone il solo valore della dipendenza dalle economie 'ristrette'. Che sono tali – cioè ristrette - quando dovrebbero legarsi ad aventi socialmente significativi, e molto meno vincolate a un regime ponderato quando servono a far risplendere l'immagine nazionalpopolare dell'Amministrazione Mastella: giusto il riflesso – si diceva - di una 'buona' amministrazione.