Mafia vincente a Benevento. Ottopagine attacca i professionisti dell'antimafia. Altrabenevento risponde per le rime

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Il Coordinalmento dell'associazione Altrabenevento in merito alla struttura confiscata di contrada Olivola ha diramato due note, la prima in mattinata, la seconda nel pomeriggio odierno. Nell'ordine:
La prima nota - Ieri sera, domenica 4 giugno, alle ore 23,06 la testata giornalista online Ottopagine ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: "Cementificio devastato, ecco le prove che la camorra ha vinto. Quanti ipocriti tra i professionisti dell’antimafia". Si riferisce alla polemica sorta per la dichiarazione "La mafia ha vinto ancora" pronunciata dal vicesindaco di Benevento, Maria Carmela Serluca per giustificare la rinuncia alla assegnazione dei beni confiscati ad un imprenditore affiliato alla camorra, che sarebbero stati completamente devastati al punto da doverli abbattere completamente. Sono subito giunte diverse proteste da associazioni antimafia, sindacati, forze politiche che hanno ribadito la necessità di non arrendersi alla mafia e di conseguenza di non rinunciare alla gestione di quei beni, assegnati a gratis al Comune di Benevento, che non presentano di certo danni irreparabili.

Per diversi giorni la Serluca e il sindaco Mastella hanno tentato di aggrapparsi sugli specchi per giustificare la frase che a molti è sembrata sbagliata perché una istituzione democratica non deve rinunciare mai a contrastare la delinquenza e non rappresenta la città come preda assoluta della malavita.

Ma ieri sera Ottopagine è andato molto oltre, difendendo la Serluca ed attaccando l'associazione Libera, la CGIL, il PD (e seppur non citati anche l'associazione Altrabenevento e il Movimento 5 stelle) con frasi di questo tenore: 'La chiamano la leva dei morti. Sconfitti che esalano l’ultimo respiro… ' e ancora 'ciarpame ideologico dei professionisti dell’antimafia che parlano del sangue delle vittime come se ne avessero ereditato (per diritto divino?) il coraggio che lo ha fatto scorrere'. Subito dopo la testata giornalistica di Vigorito ha sentenziato: "Il vice sindaco di Benevento non è stata ingenua quando ha detto che ha vinto la mafia e che il Comune è stato costretto a ritirarsi' perché il cementificio - secondo Ottopagine - 'è stato devastato dalla camorra (soltanto la camorra entra con quella sfacciataggine ed è soltanto la camorra che distrugge tutto per il solo gusto di dimostrare che è forte)'.

Poi ha aggiunto l'articolista 'nottetempo malviventi entravano e saccheggiavano (dove sono finiti i serbatoi gialli ben visibili nelle foto del 2016?)'.

Nei comunicati di Altrabenevento, che puntualmente Ottopagine non pubblica, invece è scritto che nell'area industriale confiscata c'erano almeno sei grandi silos gialli che sono stati smontati (sei sono ancora depositati su un terreno vicino) insieme a tutti i materiali ferrosi (una gru e diverse strutture per lavorare e trasportare gli inerti) da una ditta autorizzata dall'Agenzia per i Beni Confiscati. Altro che mafia ! Probabilmente proprio durante lo smontaggio di quelle strutture sono state in parte danneggiati alcuni muri e qualche porta. Come si nota anche dalle foto fornite dal Comune di Benevento alla 'stampa amica' i danni riguardano una parte di un solo capannone che comunque non è intaccato nella struttura portante. Un altro grosso capannone non è oggetto di danni ma presenta solo accumuli di rifiuti mentre nessuna foto si riferisce alla palazzina uffici che, come noi abbiamo sostenuto, è rimasta integra (anche se la Serluca ha dichiarato che tutto era distrutto al punto da non riuscire a trovare neppure una stanzetta per una conferenza stampa).

Insomma, anche le foto fornite dall'amministrazione comunale, non dimostrano affatto che tutti i beni confiscati in contrada Olivola (proprietà ex Ciotta) sono stati completamente distrutti. Qualcuno dovrà rispondere dei 'lavori' effettuati in quel modo ma certamente non si può sostenere che si tratta di 'beni distrutti al punto da essere inutilizzabili' e tantomeno si può affermare che si tratti del gesto dimostrativo della mafia di questa città che sfida istituzioni, forze dell'ordine e magistratura.

Se così fosse bisognerebbe chiedere i rinforzi dell'esercito e sciogliere il Consiglio Comunale che si arrende alla mafia. In realtà si tratta solo della 'esagerazione' di alcuni amministratori pubblici sostenuti da certa stampa che, per giustificare la rinuncia, per motivi inspiegabili, di un Bene Confiscato alla camorra, sostengono pure che la mafia, finora rappresentata come inesistente, sarebbe diventata tanto potente da poter distruggere capannoni e palazzine con diversi giorni di lavoro alla luce del sole. E questa tesi viene riproposta insistentemente senza pensare come il messaggio sia devastante per i cittadini, i turisti e gli investitori.
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La seconda nota - In una recente intervista il sindaco Mastella ha sostenuto di non poter fornire le prove fotografiche della devastazione (presunta) dei beni confiscati alla camorra in contrada Olivola per rispettare le indagine aperte dalla Procura della Repubblica. Invece ieri sera, domenica 3 giugno, dalla sua segreteria politica sono state inviate 14 foto solo ad alcuni giornalisti. Si tratta però di "prove" che non dimostrano affatto la totale distruzioni degli edifici che secondo il vicesindaco rendono quel bene inutilizzabile. Infatti quelle foto documentano che i danni riguardano una parte di un solo capannone senza interessare la struttura portante. Un altro grosso edificio non è oggetto di danni ma presenta solo accumuli di rifiuti mentre la palazzina uffici è rimasta integracome noi abbiamo sostenuto mentre la Serluca dichiarava che tutto era distrutto al punto da non riuscire a trovare neppure una stanzetta per una conferenza stampa. Si nota anche che le parti danneggiate sono quelle dove erano collocati i grandi silos e le altre apparecchiature in metallo (una gru e diverse strutture per lavorare e trasportare gli inerti che sono stati rimossi insieme a tutti i materiali ferrosi da una ditta autorizzata. Altro che mafia !

Probabilmente proprio durante lo smontaggio e il trasporto di quelle strutture sono state in parte danneggiati alcuni muri e qualche porta. Qualcuno dovrà rispondere dei "lavori" effettuati in quel modo ma certamente non si può sostenere che si tratti di "beni distrutti al punto da essere inutilizzabili" e tantomeno si può affermare che la mafia ha distrutto tutto per sfidare le istituzioni, le forze dell'ordine, la magistratura e il Procuratore Nazionale Antimafia venuto a Benevento nei giorni scorsi. Se davvero qualcuno avesse organizzato un evento criminoso così simbolico avrebbe dovuto distruggere innanzitutto la parte più visibile di quelle strutture, cioè la palazzina con gli uffici che invece è intatta. L'attentato di mafia e l'amministrazione comunale costretta ad arrendersi sono tesi pericolose anche per gli operatori economici che aspettano da anni turisti e investitori.

Se le avessimo sostenute noi saremmo stati linciati, se invece lo fa Mastella, pronto a candidarsi ovunque per il bene della "sua gente", la stampa compiacente amplifica la notizia. In realtà si tratta solo della "esagerazione" di alcuni amministratori pubblici che per giustificare la rinuncia ad un Bene Confiscato alla camorra, immaginano che una mafia, finora rappresentata come inesistente, è diventata all'improvviso tanto potente da poter distruggere capannoni e palazzine dopo diversi giorni di lavoro indisturbato alla luce del sole. Siamo convinti che quando si comincerà a parlare della privatizzazione dell'ASIA, si capirà meglio che cosa è successo veramente da aprile ad oggi e perché l'amministrazione comunale ha rinunciato al bene confiscato che è stato assegnato gratuitamente alla città.