"Il vicesindaco di Benevento... ha detto la verità. La mafia ha vinto...": Ottopagine sposa la tesi mastelliana e bacchetta chi l'ha criticata

- Cronaca IlVaglio.it
Maria Carmela Serluca
Maria Carmela Serluca

“Scopri il Leonardo Sciascia che è in te” deve essere, per forza, un concorso letterario sfuggito all'attenzione dei più, ma non certo a Federico Festa, giornalista di Ottopagine. Che si è iscritto a buon titolo alla competizione letteraria, grazie a un bollente editoriale pubblicato il 3 giugno sul sito d'appartenenza. In cui, senza se e ma, prende le difese di chi amministra il Comune di Benevento, in particolare nella polemica che in questi ultimi giorni ha investito l'assessora alle Finanze e vicesindaca Maria Carmela Serluca. La vicenda è nota e ha ad oggetto la marcia indietro dell'Ente locale nell'acquisizione di beni confiscati alla camorra siti in contrada Olivola, dove si ipotizzava di insediare la sede Asia Spa tirandola fuori da Ponticelli. Beni ritenuti non più utili alla bisogna perché pare (i danni denunciati sono contestati nell'entità) oggetto di una devastazione tale da non costituire un investimento conveniente per le asfittiche casse comunali. L'impossibilità a sostenere la spesa (perché è tutta qui la sostanza) ha condotto la Serluca alla conclusione che “la mafia ha vinto in questo caso”.

La immediata richiesta di associazioni (Libera, Altrabenevento...) e partiti (PD) di prendere le distanze da un'espressione inappropriata, sottolinearne il danno in termini di credibilità portato all'istituzione-Comune, chiamare a rendere conto della leggerezza di tali parole in contrasto con la gravità dell'assunto ha irritato non poco Federico Festa, che ha messo nel mirino gli “sconfitti che esalano l'ultimo respiro”. I quali, “ossequiosi, si aggrappano alle ultime certezze” e “sparano alla prima cosa che si muove e sbagliano”.

Nel caso specifico, Serluca non è in errore: “Il vicesindaco di Benevento... ha detto la verità. La mafia ha vinto perché lo Stato si era girato dall'altra parte quando i tetti della struttura si sfondavano”, eccetera.

Questo il punto di vista di Ottopagine, esposto con misura, temperanza, affabilità... Doti ovviamente declinate secondo ciò che prevede la 'nuova' democrazia del cambiamento (e dell'adeguamento, a quanto pare): “Vogliamo parlare dei simboli – ha rincarato l'editorialista del giornale di Vigorito –? Vogliamo evocare il ciarpame ideologico dei professionisti dell'antimafia che parlano del sangue delle vittime come se ne avessero ereditato (per diritto divino?) il coraggio che lo ha fatto scorrere?”.

Federico Festa, lancia in resta, ha visto rosso e si è arrabbiato di brutto; ha usato le parole come una clava per demolire anche la sola possibile validità di una tesi diversa dalla propria.

Offre, per ciò, un motivo in più per resistere a Benevento al dilagare di comportamenti politici improvvidi, chiassosi, autoritari, mistificatori e ai loro effetti collaterali (l'eterogenesi dei fini...). Di ciò, pertanto, non gli si può non essere grati (magari lasci riposare in pace Sciascia...).