Diritti sociali e civili, presenza femminile negli organi di governo a Benevento e a Roma: battaglie da continuare

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Anna Maria Mollica
Anna Maria Mollica

La meritoria opera di sensibilizzazione, col rinforzo del ricorso alla giustizia amministrativa, perché fosse adeguatamente riconosciuta e rappresentata la componente femminile negli organi di governo delle istituzioni (nella circostanza locali) condotta qualche anno fa dalla subentrante consigliera comunale del MoVimento Cinque Stelle Anna Maria Mollica riaffiora alla memoria dopo il complesso varo del primo governo populista della storia del Paese. Quella di allora, senza dubbio, fu una battaglia di diritti. Proprio una delle ‘voci’ che non pare occupi un ruolo di primo piano nel famoso/famigerato patto che, attraverso il premier Conte anello di congiunzione, collega le due parti della mela politica al potere, grillini e leghisti: “E’... sui temi dei diritti civili e sociali, e poi su quelli legati alle questioni della sicurezza, che il partito di Salvini può vantare i suoi maggiori successi nella trattativa con il M5S”, ha per esempio scritto l'Istituto Cattaneo analizzando il 'contratto'.

Un banalissimo conto portato sulle dita permette, ad esempio, di valutare come, ponendo a confronto la Giunta del Comune di Benevento, dove verrà esercitato il mandato d’opposizione della Mollica, ed il Governo gialloverde, del quale invece la Mollica sarà naturale sostenitrice nella sua mutazione d’orizzonti politici, le donne ‘mastelliane’ costituiscano il 50% dell’esecutivo, Primo (e giammai Prima) Cittadino escluso, mentre le ministre padane e/o pentastellate giungano ad una percentuale del 28% sui componenti di palazzo Chigi, Primo (e giammai Prima) Ministro escluso. Inoltre, mentre le ‘assessore’ mastelliane (Serluca, Orlando, Del Prete, Delcogliano) comunque occupano posti di un qual certo rilievo (Finanze, Politiche sociali, Istruzione, Trasporti), le ministre di Conte hanno competenza, in maggioranza (Bongiorno, Stefani, Lezzi, rispettivamente Pubblica Amministrazione, Affari regionali, Sud), su ministeri cosiddetti senza portafoglio: vuol dire che esse eserciteranno esclusivamente le funzioni delegate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, avvalendosi di Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (residuano Trenta e Grillo, rispettivamente responsabili dei ministeri, reali, di Difesa e Sanità).

E, per inciso, dal novero di questi stessi Ministeri è scomparso, innanzitutto sulla carta, quello delle Pari Opportunità (mentre almeno il Comune cittadino ha piazzato la foglia di fico della Consigliera delegata, al riguardo), tema nei confronti del quale l'associazione beneventana “Se non ora quando” (febbraio 2011) esprimeva “il suo più ampio sostegno ad Annamaria Mollica, con la quale condividerà... iniziative volte a far sì che la parità di genere non rimanga una formula vuota, contemplata solo nei pezzi di carta, ma diventi concretezza di un vivere politico e sociale civile”. In compenso, è apparso il ministro Fontana...

Esistono ancora margini, insomma, perché le battaglie sui (dimenticati) diritti e sulla rappresentanza di ‘peso’ e non di ‘forma’, talora, vengano sempre portate avanti anche ora che c'è il governo 'amico' e 'negazionista'. C’è da star certi, pure con il fattivo contributo di Anna Maria Mollica, e la sua capacità di persuasione nei confronti delle altre donne in Parlamento (De Lucia, Ianaro, Ricciardi) perché abbandonino il silenzio.