In arrivo il sequestro a Benevento degli abitanti del Viale Mellusi che non è considerato peccato, anzi...

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Breve avviso preventivo. Visto in foto, quel palo azzurro assomiglia – almeno per dimensioni (ir)reali – a uno stuzzicadenti. Ma, al contrario, non fornirà l’auspicato sollievo, non avrà un effetto sturalavandino fra un interstizio dentale e l’altro: è il presagio di una sventura prossima. Che risponde al nome di Festa della Parrocchia del Sacro Cuore. Ovvero, il ratto dei Mellusini, la traduzione al ‘gabbio’ dei residenti della zona alta. Che saranno fatti prigionieri dalle bancarelle, dai relativi effluvi e dai soavi rumori e schiamazzi. Catturati dalle presentazione delle spugnette magiche. Storditi dall’aroma del luppolo. Trasportati dagli odori del fritto. Annebbiati dal fumo delle carni arrosto. Ammaliati dal vorticare sulle giostrine. Disinfettati dall’ammoniaca del piscio.

Torna, insomma, nella zona alta di Benevento, e funge da apripista alle altre occasioni del calendario populistico/religioso (avrà la sua acme ai primi di luglio con la ricorrenza della Festa della Madonna delle Grazie), l’espressione della materialità blasfema che si fa coniugare alla spiritualità, ricercata e assolta dalle autorità ecclesiastiche. In fondo, pure queste sagre dal sempre più sfumato retrogusto religioso riescono nell’impresa di porre in correlazione il benessere derivante dall’incremento dei flussi sia di spesa e che 'turistici'. E’ quell’interconnessione celestiale che sovrintende al magistero amministrativo (oggi) mastelliano, dove questi riti consumistici del terzo millennio diventano la massima espressione di una politica attenta a non deludere le aspettative della comunità. Intenzionata forse, ma sempre in un numero più ridotto, a pentirsi nel segreto di un confessionale, non prima – però – di aver consapevolmente ecceduto in gozzoviglie e malcostume. Che non sono considerati peccati ovviamente da chi ne approva l'organizzazione.