C'è chi spartisce poltrone, chi salvato rimane chiuso in una nave e chi intanto stappa spumante a Palazzo Mosti

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Come andrà a finire? Speriamo bene, naturalmente. Certo diverte (diverte? brrr…) pensare che il governo del cambiamento ha riunito i suoi vertici, la triade presidente/vicepresidenti del Consiglio, in un giorno festivo (ah, l’alacrità del lavoro pro bono), a un orario tardo-pomeridiano proprio perché il premier Conte potesse esserci, almeno fisicamente, di ritorno dal suo viaggio canadese. In quelle ore, dunque, i nuovi statisti erano lì, attorno a un tavolo, ad argomentare sulla destinazione dei posti di sottogoverno, secondo una modalità del tutto diversa dal Cencelli precedente (allora si chiamava spartizione, oggi si chiama… spartizione), mentre qualche minore non accompagnato, qualche donna incinta, qualche bambino, qualche centinaio di turisti avventuratisi su gommoni nel Mediterraneo, venivano tratti in salvo dai ‘vicescafisti’ di una organizzazione non governativa di scarsa utilità sociale, col supporto – chissà se clandestino – della Marina Militare italiana.

Che paradosso: nella capitale le pensose operazioni di salvataggio della propria rendita elettorale aprivano le porte dei Ministeri agli amici, alla periferia del (basso) impero le drammatiche operazioni di salvataggio chiudevano i porti dall’assalto dei nemici. A margine della lotta fra l’irragionevolezza della forza e la forza della politica e dell’umanità, il Sannio parlamentare a cinque stelle ma senza stellette di merito lasciava trapelare veline all’informazione embedded spacciando il nulla per il tutto culturale e veniva ritratto mentre stappava spumante per new entry a palazzo Mosti.

In fondo il silenzio colpevole è solo una questione di ‘bollicine’: quelle dell’ambrato liquido che viene versato nei bicchieri tra gioia e ilarità diffuse, e quelle che i polmoni versano come ultimo segnale prima di riempirsi per trascinare carcasse umane a fondo.