L'Aquarius bloccato: un antipastino di impatto in grado di preparare lo stomaco alle portate principali

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
Danilo Toninelli
Danilo Toninelli

Flat tax e reddito di cittadinanza? Oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente. La situazione debitoria italiana non permette giocate d'azzardo nell'immediato. Basta una dichiarazione di troppo per ottenere la scomunica delle agenzie di rating. Anche il defecare, senza aver prima consultato l'andamento dei mercati, è un lusso coi tempi che corrono. Ci vuole pazienza. Ci vuole fede nella dilazione. Poco importa se quest'ultima potrà rappresentare per qualcuno una bestemmia politica da manuale. La tattica dilatoria, è garantito, darà i suoi frutti. Il governo in surplace, o del cambiamento, non deluderà le aspettative. Le aule di Bruxelles tremeranno come mastodontici budini tecnocratici.

Nel mentre, però, bisogna intrattenere l'avido elettorato con manovrette a costo zero. Un antipastino di impatto in grado di preparare lo stomaco alle portate principali. Ma come si fa, così, di botto, a mandare un chiaro segnale di discontinuità al paese? Semplice. Ad esempio, mettendo a repentaglio qualche centinaio di vite umane equipaggiate di documenti inopportuni, quelli che non consentono l'accesso alle aree benessere del pianeta, benessere a tempo determinato, a tutele decrescenti, convintamente flessibile. Insomma, più o meno quanto sta accadendo in queste ore, con la nave Aquarius della ong Sos Mediterranée bloccata al largo delle coste italiche con a bordo 629 passeggeri.

Primo corollario della gastroretorica, un evergreen del populismo: chiunque provenga da una qualsivoglia nazione percepita dall'immaginario egemone occidentale (che è nel giusto per definizione) come una riserva naturale di schiavi è sempre sacrificabile per consentire al leader occidentale di turno di sedersi da vincitore al tavolo della propaganda, il più lucidato della post-democrazia. Nello specifico italico, lo scrosciante plauso catto-razzistoide alla disperazione tenuta in ostaggio in mare aperto è destinato a sopraggiungere: il precetto evangelico di riferimento, supponiamo, dovrebbe essere “inventa il tuo nemico”. E la cosa non deve sorprendere.

D'altronde, in un paese che tende alla messicanizzazione, come fa a non rappresentare una priorità la caccia all'invasore o la cacciata dell'invasore potenziale. Non a caso il buon Mattarella ha posto il suo veto per il ministero dell'economia sull'economista Savona, noto ai più come il “bordighista della tecnofinanza”, mentre non ha avuto nulla da obiettare, neanche un diplomatico mormorio, su Salvini, pacificatore istintivo, al ministero degli interni. In fin dei conti, il profilo del leader leghista si sposa alla perfezione con il suo nuovo ruolo di garante dell'ordine pubblico nazionale. Il continuum di parole dosate e sapienti cui ci ha abituato e su cui insiste tutt'ora dovrebbe cancellare ogni remora.

Anzi, da antichi-detrattori-messi-a-tacere-in-via-definitiva quali siamo, avremmo il dovere di comporre una palinodia e smetterla una volta per tutte con questo luogo comune del Salvini xenofobo, dell'italiano medio xenofobo o altre menate buoniste. Solo perché uno parla da xenofobo e agisce da xenofobo mica significa che sia xenofobo! Queste sono argomentazioni per menti semplici.

Per approfondire e per non perseverare in ragionamenti errati, forse, dovremmo rivolgerci al ministro pentastellato Toninelli, logicista per vocazione, capace di elevare la contraddizione politica a forma d'arte, di far passare Gottlob Frege per un pensatore disordinato e di coadiuvare operativamente le trame salviniane. Lui saprebbe aiutarci, suggerendoci magari che “Salvini non è razzista, è solo un realista con un lato oscuro un po' pronunciato”. Dopodiché, per prevenire eventuali attacchi da altri fronti nevralgici, chiuderebbe con un secco “ha anche molti amici gay e tanti altri amici meridionali. Qualcuno, addirittura gay e meridionale contemporaneamente”. Tutto qui, l'Italia non può contenere l'Africa intera, né può occuparsi di illusioni ottiche come le famiglie arcobaleno, né può perdersi in vecchie quisquilie sulla discriminazione territoriale. “L'Italia è stata lasciata sola dall'Europa”, quindi – integrerebbe l'asse Toninelli-Salvini –, può permettersi l'omissione di soccorso in qualità di dispettuccio geopolitico.

Corollario del “prima gli italiani!”: che il mare gli sia lieve!