Il voto nei 15 comuni sanniti nei commenti dei concorrenti e nel solito mutismo a 5 Stelle

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C'è un che di consueto, all'indomani di una tornata elettiva, nel leggere le valutazioni delle forze politiche sull'esito del voto. E' accaduto, prevedibilmente, per le amministrative del 10 giugno, il cui teatro è stato anche la provincia sannita, dove quindici comuni hanno rinnovato (o ribadito) i loro organi di governo locale. E così, le redazioni sono state destinatarie di note stampa attraverso le quali i protagonisti della politica provinciale e non solo hanno veicolato il loro pensiero per interpretare della volontà popolare. Lo hanno fatto sulla scorta di un risultato che, nel complesso, premia la coalizione del centrodestra, non punisce, come accaduto alle politiche di marzo, la maggiore formazione del centrosinistra (il Pd), testimonia della difficoltà per il MoVimento 5 Stelle di farsi testimone credibile di istanze più 'ristrette' per confini geografici, meno legate ai borborigmi indistinti fatti passare per lotta alla 'casta'.

In generale, hanno avuto modo di articolare riflessioni: qualche coalizione e/o sindaco vincente; il coordinatore provinciale di FI Vincenzo Russi, già assessore mastelliano a Benevento ripropostosi – per necessità - in altro ruolo; Erasmo Mortaruolo, consigliere regionale del Pd, in versione ecumenica; Fernando Errico, altro coordinatore provinciale di FI ma non per la campagna elettorale, giusto per significare la confusione regnante; la Lega Salvini Benevento, che conta le unità consiliari con la patente di camicia verde spacciandole per avanguardie del futuro del Meridione d'Italia; la senatrice Alessaandrina Lonardo, anch'ella di Forza Italia e soprattutto orgogliosamente ceppalonese; Luigi Barone, esponente di spicco di un partitino che fu; Carmine Valentino, segretario provinciale di un Pd prudentemente meno espostosi alla vigilia (anzi, invero silente).

Come anche il lettore e lo scrivano meno attento avranno notato, c'è un vuoto in quest'appello. E' quello degli statisti nazionali e locali del cambiamento, alle prese con le capriole giustificazioniste sul destino di qualche centinaio di persone abbarbicate all'umanità territoriale di una nave solidale e alle prese con le parole in libera uscita, e poca capacità di convinzione, di un loro occhialuto ministro schiacciato sulle posizioni padane. Mentre cercano di districarsi, manierati, fra estremismi di sostanza, tacciono una qualunque analisi del voto amministrativo. Magari sono fuori piattaforma, privi di suggerimenti, per quanto, nelle intenzioni, animati dalla voglia di lavorare per il bene del Paese.

Quel mutismo che ormai s'avvia a tradizione dei Cinque Stelle sanniti è la dimostrazione lampante del vero bene cui tengono e dell'interesse a parlare solo quando conviene.