Il nazional-popolare festival BCT al tempo del populismo, benedicente Mastella

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Antonio Frascadore
Antonio Frascadore

Antonio Frascadore è il ‘Renato Giordano delle arti visive’ dell’amministrazione Mastella. Laddove l’uno incombe sullo spirare dell’estate con (quel che resta di) Benevento Città Spettacolo, per comodità BCS, e l’altro ravviva l’aria afosa dell’estate piena con acronimo solo alfabeticamente successivo, BCT, ovvero Benevento Cinema Televisione, festival anch’esso, appunto giunto alla sua seconda edizione e presentato nei giorni scorsi all’Arco del Sacramento (qui il programma). Sulla qualità e lo spessore dei personaggi che affolleranno il capoluogo sannita nella prima settimana di luglio (dal giorno 4 a lunedì 9) c’è ben poco da dire; d’altra parte la sintesi dei titoli guadagnati il giorno dopo è quanto mai efficace nel definire come una “parata di stelle” l’evento: nel solco mastelliano che vede nei numeri la via maestra alla validità di un prodotto, il bagno di folla è garantito, trattandosi infatti di nomi, e non pochi, capaci davvero di costituire una piacevole attrattiva per una utenza variegata, decollando dalla musica da Oscar per planare al trash da culto del piccolo schermo.

Ma, dignità artistica a parte, interessa sottolineare il ‘Frascadore politico’ della conferenza stampa di presentazione del secondo BCT. I contorni del suo intervento sono stati perimetrati dal sindaco Mastella che, stando alla puntuale cronaca di Gazzetta, non manca mai di specificare come “la città che vogliamo e che stiamo realizzando è diversa rispetto a quella derelitta e spenta che abbiamo trovato”. Un ritornello buono per tutte le stagioni, un manifesto filosofico che sprizza idiosincrasia per la cultura dei pochi, dipinta con tratto audace: “La Mostra del Cinema ad esempio è elitaria, qui invece è il popolo che partecipa”. Dichiarazioni che lo assimilano a coloro i quali dimostra, a parole, di aborrire. Ma il sindaco è carta conosciuta, politico di razza, aduso a promesse e millanterie, ‘castale’ quanto basta per camuffarsi come se fosse il nuovo. E quindi il suo “Dimenticare Venezia” è dimenticabile, in fretta.

Frascadore, invece, lo scopriamo oggi impegnato ad assolvere e difendere scelte: “Leggo sui social che si spendono soldi per fare le feste e non si riparano le panchine dei giardinetti o non si coprono le buche sulle strade. Non è possibile farlo… Questi sono fondi dedicati e con destinazione vincolata ed anche volendo non si potrebbe utilizzarli diversamente senza violare la legge”. Intanto, i fondi potrebbero essere davvero usati diversamente anche nella destinazione vincolata (scegliere cioè un progetto invece di un altro, il suo), poi la sintonia fra il nazionalpopolare – della manifestazione - e il populismo – dell'affermazione - ,mal si addice al direttore artistico, a meno di non individuare nelle parole spese un tifo da curva legato all'apertura di credito concesso in chiave BCT (di cui non sono stati resi noti costi e finanziamenti) dall'attuale governo cittadino.