Ponte, la rivoluzione del nuovo sindaco Marco Fusco è nel "coraggio"

- Politica Istituzioni di Teresa Simeone

Marcangelo Fusco, noto a tutti come Marco, 49 anni, presidente del Circolo Tennis Club 2002 di Benevento, fisioterapista, sposato con Ida Politi, è il nuovo sindaco di Ponte. La sua lista, “Rivoluzione Ponte”, ha vinto, riportando 634 voti a fronte delle 576 preferenze di “Ponte Per Il Futuro”, con capolista Achille Antonaci e delle 511 di “Uniti Per Ponte, con a capo Domenico Scrocco.

Un primo dato, sindaco, con cui iniziare è sicuramente quello dell’affluenza che ha registrato un calo di due punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti: a cosa è da attribuire tale flessione, secondo lei? Tre liste avrebbero dovuto garantire il massimo dell’affluenza ma se la campagna elettorale si fosse allungata di altri soli due giorni, credo di poter dire che avrei perso. Questo perché, nonostante ci sia giunta notizia che Mario Meola si sia mosso presso alcune famiglie per favorirci, in realtà alla fine ne siamo stati danneggiati. In verità, io sapevo da prima che questa sarebbe stata una freccia nell’arco degli avversari.

Si è molto vociferato, in effetti, del sostegno esterno che l’ex sindaco avrebbe dato alla sua compagine, appoggiando alcuni candidati. Ma questo accordo c’è stato o non c’è stato? La realtà è nei numeri. A leggerli attentamente si capisce che molti che credevano ne sarebbero stati beneficiati hanno avuto un basso numero di preferenze. Anzi, le dirò di più: il solo fatto che si potesse pensare che ci appoggiasse ha indotto molti cittadini a dubitare della bontà di Rivoluzione Ponte. Non c’è stato alcun accordo con Meola: non credo di ricordare male se le dico che non abbiamo mai neppure preso un caffè da soli. Io gli sono stato avverso dalla prima volta che si è candidato. Probabilmente più che per favorire noi, Meola potrebbe essere intervenuto per sfavorire gli altri. Mancano 290 elettori all’appello, oltre quelli che vivono fuori, e un tasso così alto di astensionismo può essere imputabile solo alle perplessità di un suo sostegno.

La vittoria della sua lista è stata sul filo di lana: benché sempre in vantaggio, lo scarto, rispetto alla lista di Antonaci, è stato minimo, di appena 58 voti. Come ha vissuto lo spoglio tra il 10 e l’11 giugno? Pensando a coloro che non erano venuti a votare. Ero convinto di vincere; in verità mi aspettavo di farlo con un margine superiore, per cui mi ripetevo perché una quota parte di quei 290 non fosse stata presente. Tra questi, infatti, l’assenza di una novantina può dipendere da ragioni “fisiologiche”: studenti, degenti, lavoratori che magari non sono rientrati. Degli altri, almeno il 70-80 % è mancato alle aspettative della vigilia: nel mio personale pronostico, avrei dovuto vincere con un numero molto maggiore di voti. Avevo scommesso che una nuova realtà avrebbe vinto comunque, che ci fossero tre o quattro liste. In verità, avrei preferito che Meola presentasse una propria lista: il suo destino politico si sarebbe delineato in maniera più chiara e soprattutto definitivo. Sarebbe stato evidente che era ormai giunto alla fine della sua stagione e delle sue risorse.

Il fatto che ritorni su Meola sta a testimoniare che è stato comunque attivo, una specie di fantasma che, pur assente ufficialmente dalla competizione, è stato più presente che mai in tutta la campagna elettorale. Penso alla domanda che ci veniva costantemente ripetuta: ma è vero che avete fatto un patto con Meola? È stato sempre molto presente.

Si troverà in consiglio comunale con una minoranza che esprime, comunque, una forte rappresentanza politica. Preso atto che ognuno rappresenta più o meno un terzo del paese, le garantisco che ne capisco il senso e la portata. Intanto, personalmente, avrei preferito che non ci fossero stati né fuochi pirotecnici né sfilata, ma ho ceduto al desiderio dei tanti che si sono impegnati nella campagna elettorale. Penso anche alle 290 persone che, non venendo a votare, non mi hanno riconosciuto come attore di un progetto “rivoluzionario” né hanno visto in me la volontà di chiudere con il passato. Avevamo programmato una grande festa che coinvolgesse tutto il paese e poi deciso di rimandarla di qualche settimana perché ritengo che, com’è stato positivo tanto fervore, allo stesso modo la presenza di tre liste abbia creato divisioni all’interno di famiglie e di amici che vadano superate. C’è bisogno di un’opera di pacificazione, forse non tanto negli elettori, quanto nei candidati. Il fatto di spostare la festa a sabato 30 giugno sarebbe andato in questa direzione: rasserenare gli animi. Tuttavia, c’è giunta notizia di altri eventi programmati per quella data, per cui, al momento, pur confermando che ci sarà appena possibile, non sono in grado di stabilire con precisione il giorno. Per quanto riguarda l’umore in consiglio, dipenderà, naturalmente, dai diversi attori in campo. Io sono convinto di conquistarli.

Il consenso alla sua lista è cresciuto lentamente ma progressivamente fino a determinare la vittoria: quali sono stati, a suo avviso, gli argomenti più convincenti che ha portato in campo? I programmi si possono scrivere e tradire; io credo di aver interpretato al meglio il momento, cioè di aver intercettato il desiderio di cambiamento del paese.

Perché il nome Rivoluzione Ponte? Cos’ha il suo programma di rivoluzionario? Il coraggio. Il coraggio di non mettere alcun limite a ogni azione utile per riportare il paese a ciò che merita. Nell’arco dei prossimi sei mesi verrà redatto il nuovo PUC: io ho fatto il possibile perché venisse vanificato ogni tentativo di redigerlo senza un attore politico, che, cioè, fosse cambiato nel periodo del commissariamento, dal momento che un atto così importante deve rispondere a precise scelte politiche. Un PUC è lo strumento di una visione, una visione politica. Perché urbanisticamente il paese possa avere una veste più decorosa e in nome del bene comune, vanno superati alcuni vincoli legati a interessi privati. Cercheremo di risolvere i tanti problemi che sono evidenti, penso al mercato coperto, ad esempio: è stato già presentato un progetto per superare tutte le problematiche che ne impediscono l’utilizzazione. Se l’intercettazione di fondi ci sarà, si procederà a stabilire come rendere fruibile la struttura.

E le altre costruzioni come quelle che occupano il suolo dell’ex campo sportivo? Ci stiamo lavorando: le anticipo che tutto ciò che non è sanabile potrebbe essere abbattuto.

Tra qualche giorno convocherà il consiglio e ne fisserà la prima riunione: resta confermato il criterio delle preferenze ricevute per il conferimento delle cariche di vicesindaco e di assessore? Può farci qualche anticipazione? Il 18 giugno verrà convocato il Consiglio comunale per la prima riunione consiliare del 25 giugno. La Giunta si insedierà il 18 giugno.

Il vicesindaco sarà Antonello Caporaso; assessore Angela Trosino. Al momento non è prevista la figura del presidente del Consiglio: appena avremo modificato il Regolamento comunale, si procederà all’individuazione del consigliere che la ricoprirà. Per quanto riguarda deleghe o altri incarichi è ancora prematuro parlarne.

Quali saranno le prime azioni concrete che la sua amministrazione metterà in atto? Le posso anticipare che si viaggerà sempre su due binari: per quanto riguarda il primo, si darà attenzione a ciò che è possibile fare con una cassa in negativo. È prioritario, in ogni caso, restituire al paese il suo decoro urbano. Procederemo anche a un’immediata ricognizione delle convenzioni e dei contratti che riguardano la Gesesa e Ricicla nell’ottica di un efficientamento dei servizi. Non è assolutamente in discussione la prosecuzione dei rapporti con queste aziende. Nell’immediato stiamo già provvedendo, per fare un esempio, a ripristinare l’illuminazione in quelle strade dove è compromessa. È, naturalmente, da programmare, cosa che faremo al più presto, tutto ciò che richiede un impegno di spesa maggiore e una gara per l’assegnazione dell’appalto. L’altro binario riguarderà lo studio dei bandi per l’intercettazione dei fondi regionali, ministeriali ed europei. In questo senso ho definito “vecchi” i giovani che sono stati in amministrazione e che non si sono mossi per reperire fondi “comunitari e non” che, ormai, sono le uniche forme di approvvigionamento per un comune.

Ci rivedremo tra qualche mese per analizzare se ci sarà stato e in quali forme il cambiamento promesso. Ci sarà stato, glielo posso assicurare.