Il migrante tra politici e affari: il romanzo nero italiano col suo paragrafo beneventano

- Opinioni di Giovanni Festa

Il migrante non è l'entità alla base di un sistema complesso. Né l'espressione esemplare di un fenomeno storico non certo appartenente alla sola modernità. Il migrante è un artificio letterario che esiste per dare corpo al racconto di una politica, questa sì, attuale e più o meno scopertamente razzista, ancorché 'colorata' in (giallo)nero come il migrante stesso. Il migrante, dunque, è un accidente indispensabile alla qualità della storia, anche se poi, andando avanti nella lettura, lo snodo da cui tutto ha avuto origine sbiadisce. La trama di uno Stato con deviazioni, di rappresentanti delle Istituzioni che si svestono dei loro doveri, di settori dell'economia che pescano, e bene, tra queste maglie larghe non appare del tutto nuova in questa Italia di oggi, di ieri e dell'altro ieri. Con tali presupposti, le mafie, gli appalti, l'evasione fiscale o anche le semplici contravvenzioni al codice della strada prima elevate poi fatte sparire, potrebbero tranquillamente essere altrettanti capitoli del romanzo nero di questo Paese.

Ma c'è l'ingrediente magico. Oggi ci pensano i 'negri' a rendere ancora più fitta, scura ed oscura tale trama, relegando ai margini, o tutt'al più a una nota a piè di pagina, le parole del Procuratore della Repubblica di Benevento Aldo Policastro sull'”oggetto” del lucro che sarebbe maturato sulla pelle (scura) del migrante, secondo gli atti dell'inchiesta deflagrata a Benevento (clicca e leggi) nei giorni scorsi , che ha riscosso vasta eco sugli organi di informazione locale e nazionale. Peraltro, sollevando tutti dal veto morale del politicamente scorretto.

Ed ecco, allora, lo Stato distratto nel controllare se stesso e permeabile alle influenze esterne; le discussioni sui tempi di una indagine nata col governo di centrosinistra ed esplosa col primo dichiarato governo di destra (neofascista) della Repubblica; l'imprenditoria che si pavoneggia impudentemente; la politica, prima molle e buonista, oggi decisa e decisionista; i problemi da risolvere... ma prima quelli dell'orto di casa; la carità pelosa, espressa con i “se” e con i “ma”.

Il migrante, in fondo, è un semidio gratificato delle migliori fortune. Viene via da un posto al sole, equatoriale. Lascia dietro di sé il tetto di un cielo di stelle illuminato come alla Festa della Madonna delle Grazie, chimicamente. Cammina sulle acque se il gommone fa acqua. Viaggia gratis su navi da crociera. E poi... gli cade addosso la tegola della sistemazione di fortuna a Benevento. Fine del 'business', fine del migrante – e viceversa.
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Qualche chilometro più in là, nell'agro campano o nella piana pugliese, un “caporale” tira fuori dalle tasche monetine d'euro per schiene spezzate perché la domenica non manchi il pomodorino fresco che fa tanto estate o il ragù che amplifica il calore invernale sulla tavola del cittadino beneventano.