Bisticcio ATO - Il PD di Benevento niente fa e pure riesce a scornarsi

- Opinioni IlVaglio.it
La sede provinciale del PD
La sede provinciale del PD

Il comune sentire fra masse e Partito Democratico, nel Sannio, trova un calzante esempio nell'enorme interesse che appunto la pubblica opinione targata centrosinistra (e quella che magari a esso potrebbe guardare con simpatia e paventare, addirittura, una qualche partecipazione) ha riversato sulla nomina del direttore generale provvisorio dell'ATO (Ambito territoriale ottimale) rifiuti di Benevento e sulla conseguente discussione che tale scelta della presidente Giovanna Tozzi ha innescato: politica e, prima ancora, pratica perché l'ente è rimasto spudoratamente fermo per sedici mesi, cioè, dalle elezioni di secondo livello del febbraio 2017, in quanto spaccato come una mela nella sua composizione (cinque esponenti a testa fra le due coalizioni confrontatesi nell'urna). Quindi posto nell'impossibilità di adottare qualunque decisione: non a caso la nomina del Dg è venuta con un decreto della sola Tozzi (leggi: http://ilvaglio.it/article/7503/tozzi-nomina-e-qualcosa-comincia-a-muoversi-all039ato-l039impasse-ora-e-solo-nel-pd-il-m5s.html).

Cortei di elettori e il popolo del centrosinistra, dunque, si sono riversati per le strade non tanto per vedere avviata una qualunque attività in tema di gestione dei rifiuti, come pure competerebbe all'ATO (e competeva da oltre un anno...), ma per complimentarsi della tattica dilatoria – l'assenza di qualsiasi attività e la presenza di continue polemiche – che ha fruttato la strategia vincente della nomina in solitudine, ma ovviamente con il consenso di Alternativa Popolare e Pd, proprio sul filo di lana (ultimo giorno utile, in pratica) del possibile commissariamento da parte di una Regione Campania di certo entusiasta del nulla di fatto prodotto - e d'altra parte lo ha ammesso la stessa presidente Tozzi: “Avevo due possibilità: gettare la spugna o imprimere una svolta con la nomina del direttore provvisorio”. Mai che venga contemplata la prima possibilità...

Come peraltro devono aver vanamente sperato dalle parti di un 'pezzo' del Pd, proprio quello dei sindaci eletti dagli eletti nel consiglio dell'ATO (e chissà se accordatosi con qualcuno della avversa, mastelliana parte, come ha ventilato più di un organo di stampa locale). Rossano Insogna (anche presidente del Pd e dai reprobi assieme a lui designato presidente ATO sulla carta), Michelantonio Panarese, Vito Fusco, Michele Napoletano, Fabrizio D'Orta da un lato e Carmine Valentino (e come spalla il redivivo Luigi Barone, socio di minoranza della coalizione con la ormai scomparsa Alternativa Popolare, quindi senza alcun sostanziale peso), dall'altro, hanno dato vita ad un balletto di comunicati stampa incrociati, rivelatisi utili per far comprendere come tale partito del Sannio sia al di fuori del perimetro di ogni discussione su quanto sta accadendo oltre la frontiera della città, provincia e Paese.

Estraneo alla realtà, il Pd lo troviamo concentrato dunque solo su un intrigo di potere in grado peraltro di spaccarlo, dopo averlo trovato impreparato (a essere buoni e per restare all'ultimo esempio in ordine di tempo) alle recenti tornate elettorali e comunque nel suo personale politico. Con un segretario provinciale, Carmine Valentino, ancora in sella dopo i disastri nelle urne e non solo, incapace di qualsiasi autocritica e privo di qualunque scatto d'orgoglio dimissionario che avrebbe reso giustizia alla paternità di responsabilità rimaste invece del tutto anonime, quindi inspiegabili (solo a lui). Con elementi come i cinque firmatari del documento di sfiducia della leadership dell'ATO che hanno preferito la via della manovra di palazzo piuttosto che quella, responsabile (un termine che torna sempre e mai viene posto in pratica), delle dimissioni per favorire l'azzeramento. Invocato, sì, ma evidentemente al riparo della certezza di conservare il posto di sottogoverno.
Poi dice che uno si butta a sinistra... avrebbe commentato il principe filosofo partenopeo.