"Come ti metti dopo?" Il nome della clamorosa indagine è pure un'esortazione alla magistratura di Benevento

- Cronaca IlVaglio.it

Dovunque ci si volti, eccoli: sono i titoloni, lo spazio ridondante sui 'media' locali, regionali e nazionali. Il procuratore della Repubblica di Benevento Aldo Policastro certo saprà che l'incontro che ha avuto con i giornalisti e la sua prevedibile eco hanno un valore quasi decisivo nell'orientare, almeno in avvio, il giudizio dell'opinione pubblica. Figuriamoci su un evento, come l'ultimo 'sparato' ad alzo zero informativo, così vicino, nel tempo e all'umore e sicurezza cittadina e provinciale, come l'alluvione del mese di ottobre 2015. Dunque, il “come ti metti dopo?” rilanciato in tutte le salse attraverso la dimensione multimediale anche degli investigatori, con note stampa, conferenze e video, è gravido di responsabilità verso gli ultimi accusati, oggi di Cusano Mutri, e la comunità sannita (Clicca qui per leggere l'articolo in merito del Vaglio.it).

Il fascio dei riflettori converge ancora una volta su figure politiche e amministrative, come accaduto in altre circostanze nel passato e anche nella nostra provincia e nella stessa città capoluogo, in principio esponendole a una prevedibile valutazione popolare e politica articolata secondo la varietà delle modalità espressive, carne da 'social' compresa, verrebbe da dire.
Ma dopo?
Esiste una serie di esempi, che non sfuggirà al procuratore Policastro e che non depone certo bene agli occhi dell'opinione pubblica: indagini su indagini, misure su misure adottate. Conferenze stampa, titoloni appunto. Sdegno anticastale. E la lunghezza delle indagini? E i processi? E le sentenze? E il dubbio sciolto appunto all'opinione pubblica e prima ancora ai presunti colpevoli? E, soprattutto, la prescrizione che - anni dopo - il tutto fa sparire?

Nel domani che verrà di una qualunque inchiesta, dinanzi alle decisioni di un giudice terzo 'ostili' (cioè contrarie) al costrutto della Procura (è già accaduto naturalmente), sarebbe quantomeno interessante registrare l'eventuale 'mea culpa' sulla ridondanza, stavolta, delle accuse. Finora in alcuni e anche eclatanti casi abbiamo registrato sempre, e con l'attenzione che meritavano, i risultati di una sorta di girone di andata. E lì siamo rimasti: al plauso. Che si è spento dinanzi a un nulla di fatto, vuoi per il tempo trascorso vanamente, vuoi per la solidità 'relativa' del complesso delle accuse. Magari dovrebbe giungere anche l'ora delle risposte definitive che vadano oltre la normale precarietà di conferenze stampa.