La questione ospedali nel Sannio, tra reali criticità e strumentalizzazioni politiche

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Non c'è pace fra politica e sanità, nel Sannio. Le dichiarazioni rese dal sindaco di Benevento Clemente Mastella, il 3 luglio, a margine della conferenza stampa per la presentazione di un'iniziativa di GeSeSa (sia fatta la luce al Teatro Romano...) hanno ancor più sancito la mancanza di sintonia fra le espressioni istituzionali del territorio (città capoluogo) e quelle sovraterritoriali (la Regione, per esempio, laddove a Napoli il Consiglio ha respinto una mozione delle opposizioni contro il ritenuto 'smembramento' dell'azienda ospedaliera Rummo). Il primo cittadino non ha usato mezze misure: ha ribadito la sua posizione contraria all'Atto Aziendale (avallato invece a palazzo S. Lucia), ha sostenuto la decisione del Consiglio dei Sanitari (nessun lasciapassare a quanto disegnato dallo staff manageriale del nosocomio), ha ritenuto esaurito il tempo in città del manager Renato Pizzuti, adombrando la riduzione ormai a “fantasma ospedaliero” della struttura di via Pacevecchia, sempre più orfana di primari.

Sembra una battaglia di principio sostenuta dalle migliori intenzioni, e in effetti l'ambiente è con lui e resta solo il Pd ormai a sostenere la gestione attuale del “Rummo”, pur con tutti i se e i ma del consigliere locale Erasmo Mortaruolo per non contrastare il decisionismo del presidente Vincenzo De Luca.

L'asse familiare di Ceppaloni non è però nuovo a contrapposizioni così serrate: nel primo quinquennio degli anni Duemila altrettanto aspre – e addirittura finite anche in tribunale – furono le dispute con l'allora dg Loretta Mussi. Alla quale sembra invece legarsi uno dei periodi tra i più fecondi dell'azienda ospedaliera nella storia recente. Questo per dire che la politica, in fondo, distingue talora poco fra torto o ragione, ma guarda a sé stessa in funzione di utilità elettorale: oggi, insomma, è in sintonia con gli umori critici, molto diffusi; ieri era in sintonia con gli umori critici meno diffusi quanto a pubblica opinione ma più importanti quanto alla potestà decisionale; ieri e oggi comunque mai estranea all'iter delle nomine in sanità.

E tutto ciò al netto del disagio attuale davvero patito, cavalcato dall'opposizione sul territorio, eluso dalla maggioranza governativa in Regione e reso esplicito dalle critiche dei sanitari (addirittura sanzionati per una libera espressione del pensiero), prima ancora che dal parere contrario del Consiglio dei Sanitari, cioè degli operatori di settore, cioè i più indicati ad affrontare l'argomento.