Il Pd nel Sannio senza testa, senza braccio, senza idee. Si stringe intorno ai suoi capi e gira in tondo...

- Opinioni di Giovanni Festa
Carmine Valentino e Umberto Del Basso De Caro
Carmine Valentino e Umberto Del Basso De Caro

Accade che si discuta aspramente dei migranti, con appendici più o meno dichiaratamente discriminatorie. Risultano in ritardo alcuni treni dei diritti civili (biotestamento). Ci sarebbero le tubature che congiungono imprenditoria ed acqua pubblica, attraverso sponsorizzazioni, immagini patinate o cessioni di quote. Magari una programmazione culturale monotematica: bancarelle e cotillons e sepoltura delle esperienze passate. E qualcosa ancora sfuggirà, per la distrazione, o per l’accumulo imperioso di tematiche varie difficile da smaltire, ad essere buoni. Ed i temi locali si incastrano, nel puzzle perfetto della democrazia devastata, con quelli di più ampio respiro nazionale (ma a ben vedere...): la fame di poltrone comune a tutte le stagioni di governo, i vaccini, l’influenza delle lobbies e la tutela degli interessi da esse rappresentati , l’allineamento alla centrale del fascismo europeo, la libertà di stampa picconata da improvvide dichiarazioni. E qualcosa ancora sfuggirà, sempre per distrazione, o sempre per l’accumulo imperioso di tematiche varie difficile da smaltire.

Insomma, c’è carne al fuoco. E c’è una opposizione che, a partire dal basso dei territori (aspetto che poi più interessa i rapporti politici fra le forze locali), intinge il pane nel fumo. Tenendosi a debita distanza dall’arrosto.

Ebbene, non si tratta di avere accesso al banchetto, ma almeno provare a cucinare un piatto le cui caratteristiche d’attrazione risultino competitive con la minestrina riscaldata delle attuali compagini di governo, qui e a Roma. Invece, l’alternativa partitica nel Sannio, costituita in fondo dal solo Partito Democratico non potendosi attribuire ad altre formazioni una struttura organica, o tace, pur non acconsentendo, o parla – come si suole dire - a spiovere.

Sfogliando l’album dei più recenti ricordi ci si imbatte, infatti, in una realtà che preferisce litigare al vertice (Valentino segretario, Insogna presidente) come sulla tolda del Titanic per gli (ultimi ormai, andando avanti così) posti di sottogoverno locale (vicenda Ato rifiuti).

O nella pallida interpretazione consiliare di personaggi poco dotati di carisma (De Pierro) o che hanno visto transitare le occasioni (Del Vecchio) senza coglierle.

O tirata in ballo per i capelli in storie controverse sulla sanità, con la timidezza che vorrebbe coniugarsi con un atteggiamento propositivo: è il caso del consigliere regionale Erasmo Mortaruolo, mai in contrasto con De Luca anche quando il Presidente della Giunta campana è indifendibile, o comunque contestato da tutti i settori interessati alla materia.

O intenta ancora a non veder sfumare nel tempo i fasti del passato snocciolando in un... crescendo di interesse popolare dati sulle Grandi Opere (Ferrovia Benevento/Napoli) o sulle prime prove legislative (Decreto ‘Dignità’): è il caso dell’ex Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, oggi ‘semplice’ deputato in servizio permanente effettivo, ma nella sua versione romana, ben distante dalla periferia sannita.

In sintesi: il Pd, in provincia ed in città e nei circoli territoriali, è senza testa, senza braccio, senza idee. Rappresentato, ai (presunti) vertici, da elementi autoreferenziali che lo ingessano, imbavagliando l’eventuale dissenso, uccidendo nella culla l’eventuale progenie in grado di assicurarne continuità - anche se, in verità, il ventre si è rilevato improduttivo, proprio per un ‘difetto’ di fecondazione. Per dirla con Bersani, uno che il Pd lo conosce o lo ha conosciuto, contribuendo all’attualità anch’egli in maniera decisiva, il percorso giusto dovrebbe essere caratterizzato da una “grande dose di generosità. Generosità dei passi indietro e soprattutto generosità dei passi avanti, da parte di nuovi protagonisti che sono oggi ai margini della politica (così come essa è concepita sempre oggi, Ndr), dentro a larghi modi democratici e di sinistra troppo malati di passività, di opportunismo, di nicodemismo (ma qui fa un ritratto, magari non voluto ma tale percepito, anche dello stato dei fatti nel centrosinistra o nella sinistra istituzionale, quella di Palazzo – Ndr) e ancora troppo restii a darsi una mossa”.

Certo, provare a suggerire a De Caro, Mortaruolo, Valentino e compagnia bella di fare un passo di lato (meglio sarebbe indietro tutta) significa attentare alla maestà della voluta sclerosi che favorisce il controllo su una sempre più esigua ridotta di potere.

Almeno, dinanzi alla sterilità di cui si diceva, nel Sannio qualche funzione supplente, per dirla alla Bersani, pare venga esercitata attraverso quei ‘larghi modi’ sopra descritti. Già sabato 7 luglio, per esempio, c’è l’invito (clicca e leggi l'articolo sul Vaglio.it) ad indossare un capo d’abbigliamento ‘rosso’, che è anche il colore della vergogna di cui si tingono le gote del nostro Paese avviato su una china pericolosamente razzista. E il Pd? Si stringe in cerchio ossequioso intorno ai suoi elementi di spicco e gira in tondo...